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giovedì 26 aprile 2012
Pep
Il calcio, soprattutto quello di casa nostra, è una schifezza: capricci, isterismi, polemiche, partite vendute, arbitri comprati, scommesse, scene da guerriglia urbana, persino un morto nelle ultime settimane. Da tempo infatti evito di parlarne su queste pagine.
Tuttavia un poco più a sud negli ultimi anni c'è stata una squadra che chi un minimo segue il calcio ricorderà per molto tempo, forse per tutta la vita. Sto parlando naturalmente del Barcellona di Guardiola.
L'ultima settimana non è stata la più felice che questa squadra abbia conosciuto: eliminati dalla Champions League e sconfitti nel Clásico contro il Real Madrid.
È ovvio, non si può sempre vincere, a volte si può arrivare all'appuntamento decisivo stanchi o inconsapevolmente appagati, o scontrare contro il muro di chi ha capito che per vincere contro questa squadra bisogna riconoscere i propri limiti e difendersi a oltranza sperando che tutto vada per il verso giusto (il che ogni tanto può capitare) oppure incontrare l'unica squadra che per tasso tecnico e organizzazione di gioco può tenerle testa e, una volta ogni tanto, può anche vincere giocando.
Oggi sembra che Guardiola lascerà il Barcellona a fine stagione. Chi lo critica dicendo che si è ritrovato per le mani una squadra fantastica e chiunque avrebbe dominato con quegli uomini ora avrà la controprova che aspettava. Pep andrà ad allenare da qualche altra parte. Forse.
Tuttavia, in nessuna squadra sarà come al Barça. I ragazzi cresciuti nella cantera, la scuola di calcio del Barcellona, sono cresciuti nel solco tracciato da Cruyff prima e da Guardiola poi. Quando erano ragazzini era lui il riferimento, il modello, il ragazzo di Santpedor che era arrivato col suo Barcellona per la prima volta in cima all'Europa.
Passato ad allenare, quei ragazzi li ha cresciuti, dapprima nella squadra B, e molti ne ha condotti fino in prima squadra.
È il Barcellona di Guardiola perché il percorso che ha portato a Xavi, Iniesta, Messi, Puyol, Busquets, Piqué, Fabregas, fino ai giovanissimi Tello, Thiago Alcantara, Cuenca, passa inevitabilmente attraverso Guardiola: nella tecnica, nella tattica, nello stile, è stato Guardiola, dopo Cruyff, il cardine del Barcellona.
Ero là quando nel luglio 2008 Pep arrivò sulla panchina della prima squadra e ricordo chiaramente gli occhi dei catalani illuminarsi di gioia e orgoglio alla notizia, il loro volto non riuscire a celare un sorriso non appena si cominciava a parlare di Guardiola sulla panchina del Barça.
Josep Guardiola incarna lo spirito di una esperienza di sport, ma anche e soprattutto di serietà, di lavoro, di rispetto e poi di successo.
Per questo il Barcellona è l'eccezione, non la regola, purtroppo. Certo non lo ricorderemmo se non avesse vinto, ma questa squadra ha uno stile di gioco unico, forse mai visto e che forse mai si rivedrà, a tratti sembra giocare a un altro sport, favorita certo da una nidiata di giocatori straordinari, ma non capitati lì per caso, o per soldi, bensì per un progetto a lungo termine, un progetto del quale il successo è stato solo una conseguenza, forse inevitabile, e di cui Guardiola è in qualche maniera il simbolo.
Io avrei voluto che restasse per 10 o 20 anni, passando attraverso sconfitte e vittorie, senza venire meno allo spirito del giocattolo che ha contribuito a creare (almeno, ogni tanto, qualche partita di calcio in televisione sarei riuscito a vederla...). Invece sembra che se ne andrà. Peccato. Speriamo che non sia vero.
domenica 4 ottobre 2009
Un trasloco un po' complicato...
7 giorni e 7 notti
8 citta'
4 Stati
3000 Km in furgone
200 Km in auto
1700 Km in treno
900 Km in aereo
Totale: 5800 Km in circa 56 ore di viaggio e sole 35 ore di sonno.
Posso essere un po' stanchino?
Da domattina pero', si comincia a fare sul serio.
Gömmer!
8 citta'
4 Stati
3000 Km in furgone
200 Km in auto
1700 Km in treno
900 Km in aereo
Totale: 5800 Km in circa 56 ore di viaggio e sole 35 ore di sonno.
Posso essere un po' stanchino?
Da domattina pero', si comincia a fare sul serio.
Gömmer!
lunedì 28 settembre 2009
Barna Berna
Ho deciso di cominciare a scrivere questo blog quando mi sono trasferito a Barcellona (che chi vive qua spesso abbrevia in Barna, essendo Barça di fatto riservato alla squadra di calcio). 19 mesi sono passati in fretta, come si addice a questa citta' che spesso non ti lascia respiro.
E di tempo per respirare, davvero, ne ho avuto poco, e forse ho anche passato troppo tempo a cercare di prendere aria, forse senza riuscirci.
Ci sono almeno due Barcellona: quella di chi ci e' nato, e quella di chi ci e' arrivato. Tra chi arriva qua, molto spesso per una scelta piu' o meno consapevole, c'e' un esercito di giovani tra i 25 e i 35 anni, che, sorpresi dalla vita in un momento di indecisione, o magari sospinti dalla necessita' di un cambimaneto, vengono in cerca di qualcosa, forse semplicemente di un po' di tempo, il loro tempo.
Ne trovano? arrivano dispersi e un po' disperati, come cambiano e come saranno cambiati quando ripartono? puo' sembrare paradossale, ma a volte questa meta' della citta' mi e' apparsa come la regina delle provinciali: alla fin fine, rivolta verso se' stessa, alla ricerca di un se' smarrito o mai trovato, con il rischio concreto di precipitare in una sterile autoreferenzialita', senza volere ne' potere ammmetterelo..
E in questo, l'altra citta', quella di chi ci e' nato, non e' poi cosi' diversa. Una citta' quasi schiacciata tra il desiderio di affermare la propria identita', Capitale di una Nazione, la Catalunya, e la consapevolezza che perderebbe gran parte della sua vitalita' e del suo fascino senza la contaminazione che la pervade.
Da Barna a Berna cambia solo una lettera, ma la nuova pagina e' bianca, anche se con qualche rigo per aiutarti a scrivere diritto, magari con qualche saliscendi in meno.
E' il momento di scendere dalla giostra, ma la vita e' tutta un saliscendi e non si ferma, perche' ci saranno nuovi sorrisi e abbracci e birre e parole, c'e' un mondo intero di montagne da conoscere e esplorare, mentre la giostra e' gia' in cammino.
E di tempo per respirare, davvero, ne ho avuto poco, e forse ho anche passato troppo tempo a cercare di prendere aria, forse senza riuscirci.
Ci sono almeno due Barcellona: quella di chi ci e' nato, e quella di chi ci e' arrivato. Tra chi arriva qua, molto spesso per una scelta piu' o meno consapevole, c'e' un esercito di giovani tra i 25 e i 35 anni, che, sorpresi dalla vita in un momento di indecisione, o magari sospinti dalla necessita' di un cambimaneto, vengono in cerca di qualcosa, forse semplicemente di un po' di tempo, il loro tempo.
Ne trovano? arrivano dispersi e un po' disperati, come cambiano e come saranno cambiati quando ripartono? puo' sembrare paradossale, ma a volte questa meta' della citta' mi e' apparsa come la regina delle provinciali: alla fin fine, rivolta verso se' stessa, alla ricerca di un se' smarrito o mai trovato, con il rischio concreto di precipitare in una sterile autoreferenzialita', senza volere ne' potere ammmetterelo..
E in questo, l'altra citta', quella di chi ci e' nato, non e' poi cosi' diversa. Una citta' quasi schiacciata tra il desiderio di affermare la propria identita', Capitale di una Nazione, la Catalunya, e la consapevolezza che perderebbe gran parte della sua vitalita' e del suo fascino senza la contaminazione che la pervade.
Da Barna a Berna cambia solo una lettera, ma la nuova pagina e' bianca, anche se con qualche rigo per aiutarti a scrivere diritto, magari con qualche saliscendi in meno.
E' il momento di scendere dalla giostra, ma la vita e' tutta un saliscendi e non si ferma, perche' ci saranno nuovi sorrisi e abbracci e birre e parole, c'e' un mondo intero di montagne da conoscere e esplorare, mentre la giostra e' gia' in cammino.
giovedì 24 settembre 2009
Vivir con pareja
A veces él preparaba un dulce para ella, a veces ella preparaba una sopa para los dos, a veces se miraban a los ojos y podrías decir que podían perderse en estos ojos azules que sólo los alemanes tienen.
A veces gritaban toda la noche y la mañana salían juntos mirándose en sus ojos azules y sonriéndose. A veces daban ciertas patadas a las puertas, y volaban vasos por la terraza...
Si ahora es una de estas veces, después de una semana de despedidas, mentiras, decepciones, cansancio... una semana en la que has sabido que lo que une, a veces divide, que lo que crees cierto, muchas veces no lo es, que las personas, incluso tú, pueden cambiar, pero no mucho, mientras la ciudad se vuelve loca una vez más, y ya no tienes fuerza ni para oír los golpes y los gritos, si sueñas con perderte en un calor que sepa hacer desaparecer la tensión, aquí está lo que, metido en tus orejas y en tu cabeza, puede sacarte de todo eso, aunque sea sólo por 26 minutos irrepetibles y 40 más que no se pueden olvidar.
[Gracias a Vero por las correcciones!]
A veces gritaban toda la noche y la mañana salían juntos mirándose en sus ojos azules y sonriéndose. A veces daban ciertas patadas a las puertas, y volaban vasos por la terraza...
Si ahora es una de estas veces, después de una semana de despedidas, mentiras, decepciones, cansancio... una semana en la que has sabido que lo que une, a veces divide, que lo que crees cierto, muchas veces no lo es, que las personas, incluso tú, pueden cambiar, pero no mucho, mientras la ciudad se vuelve loca una vez más, y ya no tienes fuerza ni para oír los golpes y los gritos, si sueñas con perderte en un calor que sepa hacer desaparecer la tensión, aquí está lo que, metido en tus orejas y en tu cabeza, puede sacarte de todo eso, aunque sea sólo por 26 minutos irrepetibles y 40 más que no se pueden olvidar.
[Gracias a Vero por las correcciones!]
venerdì 5 giugno 2009
Facce e corpi
Mi dicono che l'eco della moderatamente aggressiva campagna elettorale del Partito Socialista spagnolo sia giunta anche in Italia. Comunque, rientrare in auto dall'Italia e trovarsi, appena entrato in citta', un cartello come questo fa un certo effetto

E poi, el Pais pubblica certe foto che da noi sono state censurate. Cosi' ho pensato di produrre un piccolo video...

E poi, el Pais pubblica certe foto che da noi sono state censurate. Cosi' ho pensato di produrre un piccolo video...
venerdì 22 maggio 2009
mmmh... buona la carne!
Consiglio vivamente di prendersi un'oretta e guardarsi questi 3 video.
giovedì 30 aprile 2009
Catalanita'
Al prossimo che mi viene a rompere le scatole col fatto che noi Genovesi saremmo tirchi, consiglierei di farsi un bel soggiorno di qualche mese in Catalunya.
In particolare, sembra esserci una categoria di Catalani che si distingue per l'acidita' nei rapporti con l'esterno, soprattutto quando questi coinvolgono la sfera economica.
Vado a descrivere la categoria in questione.
Donna, sulla quarantina o poco meno, tendenzialmente zitella, super sportiva, ma con una attitudine tutta catalana all'attivita' fisica.
La ragazza, che chiameremo per convenzione Montse (nome tipicamente catalano, diminutivo di Montserrat), intorno alla trentina (probabilmente a seguito di qualche delusione sentimentale o lavorativa) si e' scoperta "deportista" e sceglie uno sport, tipicamente a contatto con la natura o la montagna (bisogna ammettere che queste passioni sono estremamente diffuse da queste parti, anche tra le donne, molto ma molto di piu' di quanto non lo siano in Italia). L'attitudine catalana di cui sopra porta Montse a confrontarsi fin dalle prime esperienze con situazioni di alto livello, quando non "estreme", senza alcuna preparazione specifica e affrontando rischi di cui nemmeno e' in grado di rendersi conto.
Ecco alcuni esempi.
Seconda gita di scialpinismo della vita, Monte Bianco.
"Mi sono comprata la mountain bike, io in bici non ci sono praticamente mai andata, pero' quest'estate volevo andare a farci il giro dell'Islanda"
(salvo poi essere presa da un barlume di lucidita' alcune settimane dopo: "ho cominciato a girare in bici per Barcellona: e' dura eh, non so se ce la faccio per quest'estate a fare il giro dell'Islanda"... mah, staremo a vedere)
Prima escursione in alta montagna della vita: Pico de Aneto, la cima piu' alta dei Pirenei, raggiunta quasi senza volerlo, proseguendo sul ghiacciaio nella nebbia con scarpe da ginnastica ai piedi.
Passiamo ora al fattore economico. Faro' alcuni esempi.
Per raggiungere Andorra da Barcellona, effettuiamo un giro dell'oca, onde evitare di pagare il pedaggio del Tunnel del Cadi' (11 euro, da dividere in 2) e un tratto di autostrada che ci sarebbe costato ben 2 euro.
Ad Andorra avevo trovato una stupenda casa tutta di legno con cucina completamente fornita e tutti i comfort a 30 euro a notte (per una notte), per cui mi ero portato tutto l'occorrente per preparare cena, colazione e qualcosa per il pranzo del giorno dopo da portarsi dietro. Montse, appena varcato il confine con Andorra, insiste per andare in cerca di un ostello dal costo di 17 euro a notte per il solo pernottamento.
In ogni caso, lei per 3 giorni mangia solo pane e formaggio e beve solo Coca Cola Light, quindi per il cibo non le interessa proprio niente.
Andiamo a vedere l'ostello e scopriamo che non si puo' cucinare e la mezza pensione costa 27 euro. A quel punto, per 3 euro, io e il terzo componente del gruppo, italiano, decidiamo che la casa e' meglio, ma naturalmente Montse pretende di pagare i suoi 17 euro, e i 13 di differenza della sua quota li mettiamo noi (l'ostello si trovava a mezz'ora di macchina dalla casa, nella direzione opposta rispetto alla destinazione della mattina seguente...)
Montse si prepara per la traversata Chamonix - Zermatt, 6 giorni di scialpinismo in alta quota sulle montagne svizzere. I suoi compagni di avventura (tra cui non io, ahime') ovviamente optano per il pernottamento in mezza pensione nei pur cari rifugi svizzeri. Lei, altrettanto ovviamente, no: si porta pane e formaggio (per fortuna non Coca Cola Light) per 6 giorni.
Da notare che al termine dei tre giorni ad Andorra, sulla via del ritorno, Montse viene presa da un facilmente prevedibile attacco di acidita' di stomaco fulminante e ci costringe ad una sosta per le necessarie "espulsioni". Non oso immaginare come sia tornata dalla traversata di 6 giorni!
Vado tralasciando alcuni altri piccoli particolari, sperando di aver convinto i miei 4 lettori che c'e' di peggio, ma di molto peggio, dei Genovesi!
In particolare, sembra esserci una categoria di Catalani che si distingue per l'acidita' nei rapporti con l'esterno, soprattutto quando questi coinvolgono la sfera economica.
Vado a descrivere la categoria in questione.
Donna, sulla quarantina o poco meno, tendenzialmente zitella, super sportiva, ma con una attitudine tutta catalana all'attivita' fisica.
La ragazza, che chiameremo per convenzione Montse (nome tipicamente catalano, diminutivo di Montserrat), intorno alla trentina (probabilmente a seguito di qualche delusione sentimentale o lavorativa) si e' scoperta "deportista" e sceglie uno sport, tipicamente a contatto con la natura o la montagna (bisogna ammettere che queste passioni sono estremamente diffuse da queste parti, anche tra le donne, molto ma molto di piu' di quanto non lo siano in Italia). L'attitudine catalana di cui sopra porta Montse a confrontarsi fin dalle prime esperienze con situazioni di alto livello, quando non "estreme", senza alcuna preparazione specifica e affrontando rischi di cui nemmeno e' in grado di rendersi conto.
Ecco alcuni esempi.
Seconda gita di scialpinismo della vita, Monte Bianco.
"Mi sono comprata la mountain bike, io in bici non ci sono praticamente mai andata, pero' quest'estate volevo andare a farci il giro dell'Islanda"
(salvo poi essere presa da un barlume di lucidita' alcune settimane dopo: "ho cominciato a girare in bici per Barcellona: e' dura eh, non so se ce la faccio per quest'estate a fare il giro dell'Islanda"... mah, staremo a vedere)
Prima escursione in alta montagna della vita: Pico de Aneto, la cima piu' alta dei Pirenei, raggiunta quasi senza volerlo, proseguendo sul ghiacciaio nella nebbia con scarpe da ginnastica ai piedi.
Passiamo ora al fattore economico. Faro' alcuni esempi.
Per raggiungere Andorra da Barcellona, effettuiamo un giro dell'oca, onde evitare di pagare il pedaggio del Tunnel del Cadi' (11 euro, da dividere in 2) e un tratto di autostrada che ci sarebbe costato ben 2 euro.
Ad Andorra avevo trovato una stupenda casa tutta di legno con cucina completamente fornita e tutti i comfort a 30 euro a notte (per una notte), per cui mi ero portato tutto l'occorrente per preparare cena, colazione e qualcosa per il pranzo del giorno dopo da portarsi dietro. Montse, appena varcato il confine con Andorra, insiste per andare in cerca di un ostello dal costo di 17 euro a notte per il solo pernottamento.
In ogni caso, lei per 3 giorni mangia solo pane e formaggio e beve solo Coca Cola Light, quindi per il cibo non le interessa proprio niente.
Andiamo a vedere l'ostello e scopriamo che non si puo' cucinare e la mezza pensione costa 27 euro. A quel punto, per 3 euro, io e il terzo componente del gruppo, italiano, decidiamo che la casa e' meglio, ma naturalmente Montse pretende di pagare i suoi 17 euro, e i 13 di differenza della sua quota li mettiamo noi (l'ostello si trovava a mezz'ora di macchina dalla casa, nella direzione opposta rispetto alla destinazione della mattina seguente...)
Montse si prepara per la traversata Chamonix - Zermatt, 6 giorni di scialpinismo in alta quota sulle montagne svizzere. I suoi compagni di avventura (tra cui non io, ahime') ovviamente optano per il pernottamento in mezza pensione nei pur cari rifugi svizzeri. Lei, altrettanto ovviamente, no: si porta pane e formaggio (per fortuna non Coca Cola Light) per 6 giorni.
Da notare che al termine dei tre giorni ad Andorra, sulla via del ritorno, Montse viene presa da un facilmente prevedibile attacco di acidita' di stomaco fulminante e ci costringe ad una sosta per le necessarie "espulsioni". Non oso immaginare come sia tornata dalla traversata di 6 giorni!
Vado tralasciando alcuni altri piccoli particolari, sperando di aver convinto i miei 4 lettori che c'e' di peggio, ma di molto peggio, dei Genovesi!
Apnea
Questi ultimi mesi sono passati un po' in fretta.
Ora prendo una settimana di pausa dalla solita centrifuga catalana e faccio il giro dell'Italia del Nord tra montagne e amici.
E come al solito, certe cose cambiano e sono cambiate, ma certe altre, invece, non cambiano mai; le belle e le brutte.
Ora prendo una settimana di pausa dalla solita centrifuga catalana e faccio il giro dell'Italia del Nord tra montagne e amici.
E come al solito, certe cose cambiano e sono cambiate, ma certe altre, invece, non cambiano mai; le belle e le brutte.
martedì 3 marzo 2009
L'home dels coixins
Forse andavo ancora al Liceo, quando ho visto "La bella regina di Leenane" e "Lo storpio di Inishmore", due delle prime opere di Martin McDonagh (qui la piu' ampia pagina sulla versione inglese di Wikipedia), un giovane drammaturgo irlandese (e' del '70) di grande successo. Da allora e' rimasto il mio autore teatrale contemporaneo preferito.
Da qualche tempo mi ripeto che devo progredire nel mio inserimento nel tessuto sociale e culturale della citta', e cosi', appena ho visto che il Teatre Lluire di Barcelona rappresentava una delle ultime opere di McDonagh, non me la sono fatta scappare.
Il titolo originale e' "The Pillowman", in italiano mi pare non sia ancora stato tradotto ma letteralmente sarebbe "L'uomo cuscino" ("coixins" in Catalano si legge piu' o meno "cuscins")
La sala del Teatre Lluire dove era rappresentato lo spettacolo e' piccola, intima, un centinaio di posti distribuiti su tre lati del piccolo palco in cinque file raccolte, la prima alla stessa altezza del palco, a mezzo metro dagli attori. Si entra da dietro il palco, lo si aggira e ci si accomoda. L'atmosfera e' quella che preferisco, perfetta per farti sentire parte della scena e non solo spettatore, una sensazione che solo il teatro messo in scena in un ambiente come questo credo possa dare.
"The Pillowman" e' la storia di un giovane scrittore, Katurian, che in uno Stato di Polizia si vede accusato di essere coinvolto negli omicidi di tre bambini in quanto sono avvenuti con modalita' quasi identiche a quelle descritte nei suoi macabri racconti ancora inediti. The Pillowman e' uno dei suoi personaggi, forse quello che racchiude metaforicamente tutta la complessa e drammatica storia dello scrittore e di suo fratello, Michail, ridotto all'insanita' mentale da 7 anni di torture perpretate dai genitori all'insaputa di Katurian. L'uomo cuscino puo' viaggiare nel tempo per visitare i bambini che avranno una vita dolorosa, raccontandola loro e chiedendogli se preferiscono vivere quella vita o morire ancora bambini. E' cosi' che molti di loro vanno incontro a morti apparentemente accidentali e inspiegabili.
Molte delle storie scritte da Katurian si intrecciano nel dramma e ne formano parte integrante, la tensione resta alta fino al termine, splendidamente spezzata da alcuni comici scambi di battute fra lo scrittore e il fratello o fra i due poliziotti che interrogano l'accusato (nella classica dinamica "poliziotto buono - poliziotto cattivo", anche se presto i ruoli smetteranno di essere cosi' chiari...).
Peccato che col Catalano ci prendo abbastanza ma non tanto da afferrare le battute di spirito e i giochi di parole... quindi, per me, l'effetto della sdrammatizzazione ironica e' stato alquanto ridotto!
The Pillowman e' intenso, crudele, cupo, drammatico, ricco, ironico, commovente.
Sono passati dieci anni, e Martin McDonagh e' ancora il mio autore preferito.
Prossima tappa, "In Bruges", il suo esordio alla regia in un lungometraggio, scelto per aprire il Sundance Festival dell'anno scorso.
E' gia pronto per la visione, se qualcuno si aggrega e' benvenuto!
Da qualche tempo mi ripeto che devo progredire nel mio inserimento nel tessuto sociale e culturale della citta', e cosi', appena ho visto che il Teatre Lluire di Barcelona rappresentava una delle ultime opere di McDonagh, non me la sono fatta scappare.
Il titolo originale e' "The Pillowman", in italiano mi pare non sia ancora stato tradotto ma letteralmente sarebbe "L'uomo cuscino" ("coixins" in Catalano si legge piu' o meno "cuscins")
La sala del Teatre Lluire dove era rappresentato lo spettacolo e' piccola, intima, un centinaio di posti distribuiti su tre lati del piccolo palco in cinque file raccolte, la prima alla stessa altezza del palco, a mezzo metro dagli attori. Si entra da dietro il palco, lo si aggira e ci si accomoda. L'atmosfera e' quella che preferisco, perfetta per farti sentire parte della scena e non solo spettatore, una sensazione che solo il teatro messo in scena in un ambiente come questo credo possa dare.
"The Pillowman" e' la storia di un giovane scrittore, Katurian, che in uno Stato di Polizia si vede accusato di essere coinvolto negli omicidi di tre bambini in quanto sono avvenuti con modalita' quasi identiche a quelle descritte nei suoi macabri racconti ancora inediti. The Pillowman e' uno dei suoi personaggi, forse quello che racchiude metaforicamente tutta la complessa e drammatica storia dello scrittore e di suo fratello, Michail, ridotto all'insanita' mentale da 7 anni di torture perpretate dai genitori all'insaputa di Katurian. L'uomo cuscino puo' viaggiare nel tempo per visitare i bambini che avranno una vita dolorosa, raccontandola loro e chiedendogli se preferiscono vivere quella vita o morire ancora bambini. E' cosi' che molti di loro vanno incontro a morti apparentemente accidentali e inspiegabili.Molte delle storie scritte da Katurian si intrecciano nel dramma e ne formano parte integrante, la tensione resta alta fino al termine, splendidamente spezzata da alcuni comici scambi di battute fra lo scrittore e il fratello o fra i due poliziotti che interrogano l'accusato (nella classica dinamica "poliziotto buono - poliziotto cattivo", anche se presto i ruoli smetteranno di essere cosi' chiari...).
Peccato che col Catalano ci prendo abbastanza ma non tanto da afferrare le battute di spirito e i giochi di parole... quindi, per me, l'effetto della sdrammatizzazione ironica e' stato alquanto ridotto!
The Pillowman e' intenso, crudele, cupo, drammatico, ricco, ironico, commovente.
Sono passati dieci anni, e Martin McDonagh e' ancora il mio autore preferito.
Prossima tappa, "In Bruges", il suo esordio alla regia in un lungometraggio, scelto per aprire il Sundance Festival dell'anno scorso.
E' gia pronto per la visione, se qualcuno si aggrega e' benvenuto!
lunedì 2 marzo 2009
Un anno...
... un anno a Barcellona. Oggi. Oggi, un anno fa, seduto su un divanetto di un bar a Gracia cominciava un anno fatto, come molti, di persone, sguardi, montagne, aerei, carte, foto, parole ma anche un anno piu' denso di molti; piu' denso di facce nuove e di facce conosciute ma a volte dimenticate, facce allegre e preoccupate, un anno cosi' vivo che piu' di una volta mi e' venuta voglia di scendere, fermarmi un attimo a prendere fiato.
Ed e' vero quello che diceva Fermin a Daniel, su un taxi in una Barcellona che forse non esiste piu' ma che in fondo e' sempre la stessa: questa citta' e' una strega, e ancora prima che te ne accorga, ti si infila sotto la pelle e ti ruba l'anima.
E chissa' dove sono le anime di tutti quelli che sono passati di qua, dove questa citta' le conserva; forse nascoste nei vicoli maleodoranti o nei corpi caldi delle puttane del Raval? le conserva tra le vie affollate del Gotico e del Borne o nelle piazze rumorose di Gracia? le nasconde tra le spesse mura del Castello del Montjuic? o magari le mette in bella mostra, dove tutti le possono vedere ma nessuno in realta' le distingue dalla massa indistinta che scende da Plaça de Catalunya lungo le Ramblas, il porto e le spiagge gialle della Barceloneta? magari e' proprio la sabbia della Barceloneta che ti rimane appiccicata e quando la lavi via e' gia' intrisa della tua anima e la porta con se'...
Magari e' con questa sabbia leggera che gli Angeli si sono divertiti a costruire il castello del Montserrat e quando le anime sono volate via (perche' prima o poi l'anima te la restituisce questa citta', o almeno spero...) il castello si e' fatto pesante come roccia ed e' caduto nel mezzo della valle del Llobregat, nascosto ai piu', che si fermano da questo lato del Tibidabo.
Dall'altro lato del Tibidabo, oltre il Montserrat e il Rio Llobregat finisce Barcellona e comincia la Catalunya, le sue piane e le sue gorge, i bacini artificiali e i fiumi che scendono dai Pirenei, la Catalunya profonda, il rifugio di chi si sente stritolato dalla grande citta', ma poi non puo' non sentirsi contento di farvi ritorno.
Perche' questa e' forse oggi Barcellona, la citta' dei contrasti, dove puoi incontrare la dispersa e a volte disperata varia umanita' del mondo, e devi scegliere se galleggiarci sopra o scivolarci dentro.
Ed e' vero quello che diceva Fermin a Daniel, su un taxi in una Barcellona che forse non esiste piu' ma che in fondo e' sempre la stessa: questa citta' e' una strega, e ancora prima che te ne accorga, ti si infila sotto la pelle e ti ruba l'anima.
E chissa' dove sono le anime di tutti quelli che sono passati di qua, dove questa citta' le conserva; forse nascoste nei vicoli maleodoranti o nei corpi caldi delle puttane del Raval? le conserva tra le vie affollate del Gotico e del Borne o nelle piazze rumorose di Gracia? le nasconde tra le spesse mura del Castello del Montjuic? o magari le mette in bella mostra, dove tutti le possono vedere ma nessuno in realta' le distingue dalla massa indistinta che scende da Plaça de Catalunya lungo le Ramblas, il porto e le spiagge gialle della Barceloneta? magari e' proprio la sabbia della Barceloneta che ti rimane appiccicata e quando la lavi via e' gia' intrisa della tua anima e la porta con se'...
Magari e' con questa sabbia leggera che gli Angeli si sono divertiti a costruire il castello del Montserrat e quando le anime sono volate via (perche' prima o poi l'anima te la restituisce questa citta', o almeno spero...) il castello si e' fatto pesante come roccia ed e' caduto nel mezzo della valle del Llobregat, nascosto ai piu', che si fermano da questo lato del Tibidabo.
Dall'altro lato del Tibidabo, oltre il Montserrat e il Rio Llobregat finisce Barcellona e comincia la Catalunya, le sue piane e le sue gorge, i bacini artificiali e i fiumi che scendono dai Pirenei, la Catalunya profonda, il rifugio di chi si sente stritolato dalla grande citta', ma poi non puo' non sentirsi contento di farvi ritorno.
Perche' questa e' forse oggi Barcellona, la citta' dei contrasti, dove puoi incontrare la dispersa e a volte disperata varia umanita' del mondo, e devi scegliere se galleggiarci sopra o scivolarci dentro.
giovedì 29 gennaio 2009
Passeggiando in bicicletta...
Finalmente ho rimesso a posto la bici.
Avevo quasi dimenticato quanto mi faccia sentire libero scivolare silenziosamente nel traffico e quanto mi faccia sentire sollevato non essere costretto a scendere nel budello della citta' percorrendone le gallerie su affollate carrozze metalliche.
In 3 giorni di bici ho gia' perso il conto dei nuovi angoli della citta' che ho scoperto, mentre studio il percorso ideale tra casa, universita', scuola di spagnolo, Gracia, Barceloneta, Guinardo'...
E tutto sommato gli automobilisti catalani sono abbastanza rispettosi dei ciclisti, sara' forse merito del Bicing?
Lo stesso purtroppo non si puo' dire della massa di turisti che affolla le Ramblas. Per ora la cosa che mi ha messo piu' ansia e' stato lo slalom fra i pedoni che attraversano i controviali della Rambla senza preoccuparsi minimamente di auto, bici, bus, moto, taxi e quant'altro...
Avevo quasi dimenticato quanto mi faccia sentire libero scivolare silenziosamente nel traffico e quanto mi faccia sentire sollevato non essere costretto a scendere nel budello della citta' percorrendone le gallerie su affollate carrozze metalliche.
In 3 giorni di bici ho gia' perso il conto dei nuovi angoli della citta' che ho scoperto, mentre studio il percorso ideale tra casa, universita', scuola di spagnolo, Gracia, Barceloneta, Guinardo'...
E tutto sommato gli automobilisti catalani sono abbastanza rispettosi dei ciclisti, sara' forse merito del Bicing?
Lo stesso purtroppo non si puo' dire della massa di turisti che affolla le Ramblas. Per ora la cosa che mi ha messo piu' ansia e' stato lo slalom fra i pedoni che attraversano i controviali della Rambla senza preoccuparsi minimamente di auto, bici, bus, moto, taxi e quant'altro...
martedì 4 novembre 2008
A passeggio per Barcelona
Passeggiamo per Gracia, un quartiere appena fuori dal centro, non ancora occupato da turisti e stranieri di passaggio ma dove resiste qualche Catalano vero, in mezzo a studenti, artisti e a un buon numero dei piu' tipici migranti che popolano la citta': giovani tra i 25 e i 35 anni, che un po' hanno perso la bussola e un po' sono all'eterna ricerca di qualcosa di nuovo e diverso; Barcelona e' la citta' per loro, e' la loro citta', la citta' liquida.
Gracia e' piena di locali, pub, ristoranti, strade strette e case basse; nelle piazze, tutte libere dalle auto, che si aprono all'improvviso nascoste tra i vicoli, i ragazzini ancora giocano a pallone. Un mare di giovane umanita' prende il loro posto dal calar della sera fino a notte fonda, quando il camioncino della BCNeta passa a gettare acqua sopra il fuoco della notte e accompagnato dalla Guardia Urbana manda tutti a casa. Anche chi vive affacciato sulle piazze ha diritto a dormire.
Sembra di essere in un paesino, quasi distinto e distaccato dal resto della citta', sebbene Placa de Catalunya e le Ramblas siano a soli venti minuti di cammino lungo il Passeig de Gracia. E proprio come nei piccoli paesi, chi abita a Gracia non nasconde l'orgoglio di farlo.
Scendiamo allora lungo il Passeig de Gracia e lasciamoci alle spalle le opere irriverenti e meravigliose di Gaudi' e degli altri architetetti modernisti fino ad arrivare a Placa de Catalunya, il centro della Barcelona turistica. E' da qui che cominciano le Ramblas, sulle quali si affaccia un imperdibile mercato, la Boqueria: un'esplosione di colori, odori e sapori, molluschi vivi dalle forme improbabili, crostacei boccheggianti, grossi tranci di tonno, tapas e vino.
Camminiamo per le Ramblas fino a Drassanes, osserviamo Barcellona prostituirsi al passaggio di chi le scivola dentro senza lasciarle niente altro che qualche soldo per i suoi artisti improvvisati, i suoi ristoranti che servono immancabilmente paella semindustriale e poco piu', i giocolieri dalle mani veloci con clavette o palline e quelli veloci con tre carte o tre scatole, che al turista fanno credere di essere il piu' "listo", lo fanno affiancare da un amico improvvisato che accenna la sua lingua, lo lasciano guardare per un po', giusto il tempo di convincerlo a farsi dare un paio di biglietti da 50 o da 100 euro che finiranno "listos", questi si', nelle loro mani invece che raddoppiarsi in quelle avide del turista... e a un signore di mezza eta' raggirato non resta che guardare la moglie, cercando comprensione nel suo sguardo, e incontrando solo un rimprovero che appare fermo ma dolce nel suo silenzo. Chissa', forse 300 euro regalati sulle Ramblas non sono poi molti per loro...
Infiliamoci infine nella Calle Escudellers per entrare nel cuore del Gotico, per respirare la citta' vecchia, tra i vicoli ora piu' stretti ora piu' larghi e l'odore tipico di salsedine e sudore, di orina e di fumo, pungente e distintivo, che resta sempre uguale viaggiando per le grandi citta' portuali del Mediterraneo: da Napoli a Marsiglia, da Genova a Barcelona.
Gracia e' piena di locali, pub, ristoranti, strade strette e case basse; nelle piazze, tutte libere dalle auto, che si aprono all'improvviso nascoste tra i vicoli, i ragazzini ancora giocano a pallone. Un mare di giovane umanita' prende il loro posto dal calar della sera fino a notte fonda, quando il camioncino della BCNeta passa a gettare acqua sopra il fuoco della notte e accompagnato dalla Guardia Urbana manda tutti a casa. Anche chi vive affacciato sulle piazze ha diritto a dormire.
Sembra di essere in un paesino, quasi distinto e distaccato dal resto della citta', sebbene Placa de Catalunya e le Ramblas siano a soli venti minuti di cammino lungo il Passeig de Gracia. E proprio come nei piccoli paesi, chi abita a Gracia non nasconde l'orgoglio di farlo.
Scendiamo allora lungo il Passeig de Gracia e lasciamoci alle spalle le opere irriverenti e meravigliose di Gaudi' e degli altri architetetti modernisti fino ad arrivare a Placa de Catalunya, il centro della Barcelona turistica. E' da qui che cominciano le Ramblas, sulle quali si affaccia un imperdibile mercato, la Boqueria: un'esplosione di colori, odori e sapori, molluschi vivi dalle forme improbabili, crostacei boccheggianti, grossi tranci di tonno, tapas e vino.
Camminiamo per le Ramblas fino a Drassanes, osserviamo Barcellona prostituirsi al passaggio di chi le scivola dentro senza lasciarle niente altro che qualche soldo per i suoi artisti improvvisati, i suoi ristoranti che servono immancabilmente paella semindustriale e poco piu', i giocolieri dalle mani veloci con clavette o palline e quelli veloci con tre carte o tre scatole, che al turista fanno credere di essere il piu' "listo", lo fanno affiancare da un amico improvvisato che accenna la sua lingua, lo lasciano guardare per un po', giusto il tempo di convincerlo a farsi dare un paio di biglietti da 50 o da 100 euro che finiranno "listos", questi si', nelle loro mani invece che raddoppiarsi in quelle avide del turista... e a un signore di mezza eta' raggirato non resta che guardare la moglie, cercando comprensione nel suo sguardo, e incontrando solo un rimprovero che appare fermo ma dolce nel suo silenzo. Chissa', forse 300 euro regalati sulle Ramblas non sono poi molti per loro...
Infiliamoci infine nella Calle Escudellers per entrare nel cuore del Gotico, per respirare la citta' vecchia, tra i vicoli ora piu' stretti ora piu' larghi e l'odore tipico di salsedine e sudore, di orina e di fumo, pungente e distintivo, che resta sempre uguale viaggiando per le grandi citta' portuali del Mediterraneo: da Napoli a Marsiglia, da Genova a Barcelona.
giovedì 30 ottobre 2008
Viva viva la cooperativa
Da stasera sono il socio numero 462 della cooperativa Germinal a Sants!Mi hanno spiegato come funziona e mi sembra perfetto!
Innanzitutto devi diventare socio della cooperativa, l'organizzazione e' totalmente orizzontale e ciascun socio svolge a turno i compiti amministrativi e pratici (dall'invio degli ordini, alle relazione esterne, alla pulizia dei locali), in piu' ci sono mensilmente delle conferenze di presentazione della cooperativa cui i nuovi soci sono obbligati a presenziare, anche per farsi conoscere e vedere se possono mettere a disposizione della cooperativa qualche competenza specifica. Ho visto che organizzano anche serate a tema con corsi di cucina tenuti dai soci stessi, chissa' magari a qualcuno interessano le mie piccole fisse alimentari...
I prodotti in scatola o in bottiglia, i cereali e i legumi, rigorosamente sfusi, sono disponibili in stock e si possono prendere liberamente, mentre per i prodotti freschi ogni settimana bisogna fare l'ordine basato su una tabella con prezzi e disponibilita' inviata direttamente dai vari produttori, tutti locali, da cui la cooperativa si fornisce e poi il mercoledi' e il giovedi' si puo' passare a ritirare la roba.
Naturalmente sono tutti ipercatalani e si degnano di parlare Castigliano solo dietro esplicita richiesta e con una certa difficolta', quindi ho cominciato col dire a tutti che se mi parlano lentamente in Catalano li capisco, il che poi e' vero, pero' si dovranno accontentare di risposte in Castigliano misto Italiano, almeno per ora. Effetto collaterale interessante e' che mi tocca anche imparare i nomi di tutte le verdure, i cereali e i legumi in Catalano.
Naturalmente e' tutta roba di agricoltura biologica e la filiera e' ridottissima visto che la cooperativa si rivolge direttamente ai produttori; vengono ordinati, e quindi trasportati fino in citta', solo i beni deperibili (frutta e verdura) richiesti con una settimana di anticipo, cosi' si riducono al minimo gli sprechi e i costi di trasporto e i prezzi sono superconvenienti!
Insomma, finalmente mi e' sembrato di fare una cosa utile a questo mondo.
mercoledì 8 ottobre 2008
Vicky Cristina Barcelona
Alla fine sono andato a vederlo. Non posso che citare la Fra.
"Woody Allen e' venuto a Barcelona a fare un film e ha capito subito lo spirito della citta' liquida. Occhio pero', perche' il liquido di Barcelona e' infiammabile".

Devo dire che ho visto il trailer italiano doppiato e perde tantissimo. Penelope Cruz e' veramente stupenda in questo film, quando recita in inglese con pesante accento spagnolo e soprattutto quando sbrocca in spagnolo. E naturalmente e' bellissima.

Pero' forse la cosa che preferisco e' il finale.
"Woody Allen e' venuto a Barcelona a fare un film e ha capito subito lo spirito della citta' liquida. Occhio pero', perche' il liquido di Barcelona e' infiammabile".

Devo dire che ho visto il trailer italiano doppiato e perde tantissimo. Penelope Cruz e' veramente stupenda in questo film, quando recita in inglese con pesante accento spagnolo e soprattutto quando sbrocca in spagnolo. E naturalmente e' bellissima.

Pero' forse la cosa che preferisco e' il finale.
mercoledì 1 ottobre 2008
Liquidita'
Ieri sera, prima di andare a dormire, lascio il mio pensierino su Barcelona e stamane aprendo distrattamente il blog della Fra, mi ritrovo un link alla colonna sonora di Vicky Cristina Barcelona (in Italia "Mezzanotte a Barcellona", mi pare) il nuovo film di Woody Allen sulla citta' liquida (che pero' ancora devo andare a vedere!). La cantante si chiama Giulia Tellarini, italiana trapiantata a Barcelona, e il gruppo Giulia y Los Tellarini. Sono anche riuscito a recuperare il testo:
Porque tanto perderse tanto buscarsa sin encontrarse
me encierran los muros de todas partes
Barcelona te estás equivocando no puedes seguir ignorando
que el mundo sea otra cosa y volar como mariposa.
Barcelona hace un calor que me deja
fría por dentro con este vicio de vivir mintiendo
que bonito seria tu mar si supiera yo nadar.
Barcelona Y mientras está llena de cara de gente extranjera,
conocida, desconocida … y vuelta a ser transparente.
No insisto más Barcelona
si no es cosa de tus ritos (o gritos?) tu laberinto extrovertido.
No he encontrado la razon porque me duele el corazon
porque es tan fuerte que sólo podré vivirte en la distancia
y escribirte una cancion.
Te quiero Barcelona
Barcelona es poderosa
(da http://vickycristinabarcelona.wordpress.com/2008/05/14/giulia-y-los-tellarini/)
E infine il video, con una bella carrellata di immagini della citta'...
Porque tanto perderse tanto buscarsa sin encontrarse
me encierran los muros de todas partes
Barcelona te estás equivocando no puedes seguir ignorando
que el mundo sea otra cosa y volar como mariposa.
Barcelona hace un calor que me deja
fría por dentro con este vicio de vivir mintiendo
que bonito seria tu mar si supiera yo nadar.
Barcelona Y mientras está llena de cara de gente extranjera,
conocida, desconocida … y vuelta a ser transparente.
No insisto más Barcelona
si no es cosa de tus ritos (o gritos?) tu laberinto extrovertido.
No he encontrado la razon porque me duele el corazon
porque es tan fuerte que sólo podré vivirte en la distancia
y escribirte una cancion.
Te quiero Barcelona
Barcelona es poderosa
(da http://vickycristinabarcelona.wordpress.com/2008/05/14/giulia-y-los-tellarini/)
E infine il video, con una bella carrellata di immagini della citta'...
Casa dolce casa
Domenica sera, salendo sull'aereo a Francoforte, per la prima volta da quando mi sono trasferito a Barcelona ho avuto la chiara sensazione che stavo tornando "a casa". Bello.
domenica 21 settembre 2008
Finito?
Certi giorni vorrei essere capace di costruire un Transmogrifier come quello di Calvin.
La mia camera non funziona bene come la sua scatola e nonostante lo studio matto e disperatissimo ancora non mi ci sento granche' nel ruolo di "esperto" che mi spetta la settimana prossima ad Heidelberg...
Per rilassare la mente tra un'equazione e un paragrafo incomprensibile, mi sono fatto rapire dalle ultime pagine de La Sombra del Viento, di Carlos Ruiz Zafon. E proprio nelle ultime pagine ho trovato nascosta una delle migliori descrizioni possibili di Barcelona
Esta ciudad es bruja, ¿sabe usted Daniel? Se le mete a uno en la piel y le roba el alma sin que uno se dé ni cuenta.
(Questa citta' e' una strega, lo sa Daniel? Le si infila sotto la pelle e le ruba l'anima senza che nemmeno se ne accorga.)
La mia camera non funziona bene come la sua scatola e nonostante lo studio matto e disperatissimo ancora non mi ci sento granche' nel ruolo di "esperto" che mi spetta la settimana prossima ad Heidelberg...
Per rilassare la mente tra un'equazione e un paragrafo incomprensibile, mi sono fatto rapire dalle ultime pagine de La Sombra del Viento, di Carlos Ruiz Zafon. E proprio nelle ultime pagine ho trovato nascosta una delle migliori descrizioni possibili di Barcelona
Esta ciudad es bruja, ¿sabe usted Daniel? Se le mete a uno en la piel y le roba el alma sin que uno se dé ni cuenta.
(Questa citta' e' una strega, lo sa Daniel? Le si infila sotto la pelle e le ruba l'anima senza che nemmeno se ne accorga.)
giovedì 28 agosto 2008
Istantanea da Barcelona
Io credo che ci siano poche citta' al mondo dove puoi tornare da un mese di vacanza, organizzare in 24 ore una cena con barbecue in terrazza e ritrovarti in casa una ventina di persone sostanzialmente sconosciute... per altro tutte o quasi aderenti al fenotipo caratteristico di Barcelona: gente di passaggio oppure perduti nei meandri della vita impantanati piu' o meno volontariamente a Barcelona alla ricerca di qualcosa che ancora non sanno cosa sia.
Uno spaccato.
C'e' V. amica del cuore di Z., simpatica catalana che ho conosciuto al corso di tedesco a Zurigo e che ora si trova da qualche parte a svolgere campi di volontariato. V. si trova per la seconda volta a un barbecue a casa mia ma ancora devo capire bene cosa faccia tra una barbecue e l'altro.
C'e' F., compagno di ufficio di Alessio, tedesco cresciuto in varie parti del mondo, pronto a lasciare la fisica dopo il secondo postdoc e tornare in Germania, a Monaco, o forse a restare qua a tempo indeterminato cercando di fare... boh?!?
F. chiama anche la sua amica tedesca C., che in teoria ha un ufficio a due porte di distanza dal mio ma in pratica io l'avro' vista 3 volte in Dipartimento. Di piu' di lei non si riesce a sapere.
C'e' G., madrilegno conosciuto la settimana scorsa a Ginevra. Siamo tornati dalla Svizzera insieme in macchina, si ferma a casa mia due giorni e da Madrid arriva (in aereo! coraggioso di questi tempi...) anche il suo amico C., per dargli qualche cambio alla guida, nel viaggio per Madrid (sembra incredibile ma Barcelona - Madrid e' la stessa distanza che Barcelona - Ginevra...)
A loro si unisce J., terzo madrilegno amico dei primi due, che in teoria dovrei conoscere perche' sta facendo un dottorato alla UB (Universitat de Barcelona) ma in realta' non l'ho mai visto.
Pare che a Barcelona studi anche N., amica d'infanzia di G., pero' non si presenta fino a tarda ora e quando ormai tutti dubitavamo della sua esistenza varca la soglia insieme a Se., mio ex compagno di ufficio di Zurigo, che decide ieri mattina di prendere un aereo e venire a farsi un finesettimana lungo da queste parti. Si sono incontrati per la strada cercando casa mia... Quando li ho visti entrare insieme ho subito pensato che fosse gia' riuscito a rimorchiare in due ore a Barcelona, d'altra parte, si sa, lui e' un drago!
C'e' il tedescone Sa. L'ho conosciuto 5 mesi fa quando cercavo casa. Mi piaceva la stanza libera nel suo appartamenteo, siamo stati a chiaccherare un'ora quando l'ho vista, ero quasi certo di prenderla prima di vedere la terrazza della Font Florida... da allora abbiamo invano tentato di riuscire ad andare a bere una birra insieme varie volte e dopo una decina di appuntamenti mancati per varie ragioni ecco che finalmente si presenta a casa mia ieri sera. Aveva promesso una dote di 3 bellissime tedesche appena giunte dalle pianure del nord ma invece si presenta solo. Nessuno ha capito cosa sia successo alle 3 pulzelle.
C'e' l'inafferrabile E., catalana conosciuta nelle prime settimane a Barcelona a una festa, scomparsa per 3 mesi e improvvisamente riapparsa. E' l'unica che ha un posto fisso ma dice sempre che Barcelona e' troppo stressante e confusionaria e vuole andare a vivere fuori. Nel frattempo vive nel bel mezzo del Gotico, quartiere dove piu' casino non si puo'. Era anche riuscita a trasferirsi in una zona piu' tranquilla ma dopo un mese e' tornata nello stesso appartamento di prima. Tipico personaggio barcellonese.
Il mio coinquilino Cesar riesce a portare a casa tre personaggi assolutamente superlativi. Il suo amico belga A., che pare lavorare in una ditta di apparecchi acustici e col quale un paio di finesettimana fa ha conosciuto J. e R., appena arrivate dall'Argentina, che a loro volta si erano conosciute il giorno stesso all'ostello. Cosa siano venute a fare a Barcelona non lo sanno nemmeno loro. Vedere la citta', trovare un lavoro, un lavoro con la gente, "relaxado". Gliel'ho detto subito: ottima scelta, citta' perfetta per voi!
Quando J. e R. varcano la soglia di casa la componente maschile della combricola trattiene il fiato... fate pure volare la fantasia.
A. si presenta con maglia a strisce bianche e rosa e scarpette tipiche catalane tipo squadrillas rosa come le strisce rosa della maglietta e annucia J. come "su novia" scatenando immediatamente l'invidia ma soprattutto l'incredulita' del pubblico maschile. Piccola nota linguistica. In Castigliano "novio/a" e' un termine che indica una relazione abbastanza forte e stabile, mentre un termine un po' rilassato e' semplicemente "amigo/a"... insomma, le divagazioni su questo tema durante la serata non sono state poche. In particolare un maschietto ispanico un poco piu' intraprendente riesce ad intavolare una discussione che dura quasi un'ora da solo con la dolce J., venendo regolarmente fulminato dagli sguardi di A. che alla fine se ne va (naturalmente insieme a J., e' pur sempre "su novia"!) raccomandandogli di essere particolarmente prudente nel suo imminente lungo viaggio in auto, che' in Spagna ci sono tanti incidenti!
Ci sono infine gli amici: Alessio naturalmente, e S. e Ji., coppia composta da una sarda appassionata di arte moderna a arti marziali, e un canario dall'energia tipicamente atlantica. Vi lascio immaginare.
Tra una birra, una salsiccia, una bistecca e un piatto di pasta la serata scivola via fino alle 3, quando finalmente rimaniamo in 5 a rimettere a posto casa, fare due chiacchere in terrazza e, terminata la "decompressione", finalmente ognuno al suo letto dell'ostello Font Florida.
Il finesettimana quasi incombe ormai e attende gia' nuovi visitatori...
Uno spaccato.
C'e' V. amica del cuore di Z., simpatica catalana che ho conosciuto al corso di tedesco a Zurigo e che ora si trova da qualche parte a svolgere campi di volontariato. V. si trova per la seconda volta a un barbecue a casa mia ma ancora devo capire bene cosa faccia tra una barbecue e l'altro.
C'e' F., compagno di ufficio di Alessio, tedesco cresciuto in varie parti del mondo, pronto a lasciare la fisica dopo il secondo postdoc e tornare in Germania, a Monaco, o forse a restare qua a tempo indeterminato cercando di fare... boh?!?
F. chiama anche la sua amica tedesca C., che in teoria ha un ufficio a due porte di distanza dal mio ma in pratica io l'avro' vista 3 volte in Dipartimento. Di piu' di lei non si riesce a sapere.
C'e' G., madrilegno conosciuto la settimana scorsa a Ginevra. Siamo tornati dalla Svizzera insieme in macchina, si ferma a casa mia due giorni e da Madrid arriva (in aereo! coraggioso di questi tempi...) anche il suo amico C., per dargli qualche cambio alla guida, nel viaggio per Madrid (sembra incredibile ma Barcelona - Madrid e' la stessa distanza che Barcelona - Ginevra...)
A loro si unisce J., terzo madrilegno amico dei primi due, che in teoria dovrei conoscere perche' sta facendo un dottorato alla UB (Universitat de Barcelona) ma in realta' non l'ho mai visto.
Pare che a Barcelona studi anche N., amica d'infanzia di G., pero' non si presenta fino a tarda ora e quando ormai tutti dubitavamo della sua esistenza varca la soglia insieme a Se., mio ex compagno di ufficio di Zurigo, che decide ieri mattina di prendere un aereo e venire a farsi un finesettimana lungo da queste parti. Si sono incontrati per la strada cercando casa mia... Quando li ho visti entrare insieme ho subito pensato che fosse gia' riuscito a rimorchiare in due ore a Barcelona, d'altra parte, si sa, lui e' un drago!
C'e' il tedescone Sa. L'ho conosciuto 5 mesi fa quando cercavo casa. Mi piaceva la stanza libera nel suo appartamenteo, siamo stati a chiaccherare un'ora quando l'ho vista, ero quasi certo di prenderla prima di vedere la terrazza della Font Florida... da allora abbiamo invano tentato di riuscire ad andare a bere una birra insieme varie volte e dopo una decina di appuntamenti mancati per varie ragioni ecco che finalmente si presenta a casa mia ieri sera. Aveva promesso una dote di 3 bellissime tedesche appena giunte dalle pianure del nord ma invece si presenta solo. Nessuno ha capito cosa sia successo alle 3 pulzelle.
C'e' l'inafferrabile E., catalana conosciuta nelle prime settimane a Barcelona a una festa, scomparsa per 3 mesi e improvvisamente riapparsa. E' l'unica che ha un posto fisso ma dice sempre che Barcelona e' troppo stressante e confusionaria e vuole andare a vivere fuori. Nel frattempo vive nel bel mezzo del Gotico, quartiere dove piu' casino non si puo'. Era anche riuscita a trasferirsi in una zona piu' tranquilla ma dopo un mese e' tornata nello stesso appartamento di prima. Tipico personaggio barcellonese.
Il mio coinquilino Cesar riesce a portare a casa tre personaggi assolutamente superlativi. Il suo amico belga A., che pare lavorare in una ditta di apparecchi acustici e col quale un paio di finesettimana fa ha conosciuto J. e R., appena arrivate dall'Argentina, che a loro volta si erano conosciute il giorno stesso all'ostello. Cosa siano venute a fare a Barcelona non lo sanno nemmeno loro. Vedere la citta', trovare un lavoro, un lavoro con la gente, "relaxado". Gliel'ho detto subito: ottima scelta, citta' perfetta per voi!
Quando J. e R. varcano la soglia di casa la componente maschile della combricola trattiene il fiato... fate pure volare la fantasia.
A. si presenta con maglia a strisce bianche e rosa e scarpette tipiche catalane tipo squadrillas rosa come le strisce rosa della maglietta e annucia J. come "su novia" scatenando immediatamente l'invidia ma soprattutto l'incredulita' del pubblico maschile. Piccola nota linguistica. In Castigliano "novio/a" e' un termine che indica una relazione abbastanza forte e stabile, mentre un termine un po' rilassato e' semplicemente "amigo/a"... insomma, le divagazioni su questo tema durante la serata non sono state poche. In particolare un maschietto ispanico un poco piu' intraprendente riesce ad intavolare una discussione che dura quasi un'ora da solo con la dolce J., venendo regolarmente fulminato dagli sguardi di A. che alla fine se ne va (naturalmente insieme a J., e' pur sempre "su novia"!) raccomandandogli di essere particolarmente prudente nel suo imminente lungo viaggio in auto, che' in Spagna ci sono tanti incidenti!
Ci sono infine gli amici: Alessio naturalmente, e S. e Ji., coppia composta da una sarda appassionata di arte moderna a arti marziali, e un canario dall'energia tipicamente atlantica. Vi lascio immaginare.
Tra una birra, una salsiccia, una bistecca e un piatto di pasta la serata scivola via fino alle 3, quando finalmente rimaniamo in 5 a rimettere a posto casa, fare due chiacchere in terrazza e, terminata la "decompressione", finalmente ognuno al suo letto dell'ostello Font Florida.
Il finesettimana quasi incombe ormai e attende gia' nuovi visitatori...
venerdì 25 luglio 2008
Il lato oscuro della forza
Oggi la mia lettrice piu' assidua mi ha fatto notare che sono quasi due settimane che non scrivo niente...
"Che succede a Barcellona?" si domanda e mi domanda...
Rispondo: in verita', un sacco di cose, il solito tourbillon di persone piu' o meno sane di mente e relative avventure. Questa citta' e' proprio una centrifuga.
E cosi', alla fine della giornata, invece di riordinare i pensieri e trasformarli in frasi di senso compiuto, ultimamente preferisco staccare il cervello, accendere il computer e perdermi nei meandri della mia nuova serie TV preferita: Dexter.
Siccome che oggi sono davvero parecchio ma parecchio indaffarato, per il momento per sapere di cosa si tratta vi consiglio di dare una rapida occhiata a Wikipedia: in inglese (meglio) e in italiano.
Io lo trovo... catartico: in fondo, tutti abbiamo almeno un lato oscuro.
"Che succede a Barcellona?" si domanda e mi domanda...
Rispondo: in verita', un sacco di cose, il solito tourbillon di persone piu' o meno sane di mente e relative avventure. Questa citta' e' proprio una centrifuga.
E cosi', alla fine della giornata, invece di riordinare i pensieri e trasformarli in frasi di senso compiuto, ultimamente preferisco staccare il cervello, accendere il computer e perdermi nei meandri della mia nuova serie TV preferita: Dexter.
Siccome che oggi sono davvero parecchio ma parecchio indaffarato, per il momento per sapere di cosa si tratta vi consiglio di dare una rapida occhiata a Wikipedia: in inglese (meglio) e in italiano.
Io lo trovo... catartico: in fondo, tutti abbiamo almeno un lato oscuro.
lunedì 14 luglio 2008
Un tranquillo weekend a Barcelona
E io che questo weekend volevo ritirarmi comodamente sui monti del Monregalese... mi sarei perso un classicissimo ed imperdibile finesettimana estivo a Barcelona!
Io non so se tutta le gente un po' fuori dalle righe se ne viene da 'ste parti o se e' l'ambiente locale che ti fa uscire dalle righe, probabilmente e' un circolo virtuoso che non si capisce come si sia instaurato, comunque quello che e' certo e' che gli incontri fuori dall'usuale in qualsiasi altro luogo qui sono all'ordine del giorno (c'e' un'altra possibilita': sono io che attraggo certi personaggi...)
Comunque, nell'ordine: venerdi' concerto al Parc de la Ciutadella, conoscenza con amici di amici, sempre persone interessanti e abbastanza inusuali, tralascio i dettagli perche' non e' il caso, appuntamento mancato con simpatico tedesco conosciuto quando cercavo casa che prima si fa vivo dopo mesi che non ci sentivamo, poi mi racconta del suo fantastico weekend di surf, concerti e sesso sfrenato nel Paese Basco (della serie, sono molto molto felice per te ma a me.... che c... me ne f...) poi mi da' un appuntamento a mezzanotte al tale bar e poi non si fa trovare al tale bar, non risponde al cellulare e sparisce. Mah!
Sabato, il botto. Entra in scena un personaggio che non dimentichero' mai, soprannominato appunto "Il Personaggio", o anche "l'ospite indesiderato Fi". Primo contatto alla stazione della Renfe di Catalunya, viaggio verso ottima spiaggetta della Caldeta e giornata ideale tra bagni, gran risate suscitate dal simpatico Personaggio e sessione finale di AcroYoga, yoga acrobatico con i mitici personaggi del racconto breve "Paura e delirio a Vallfogona": la dolce M., in veste di insegnante, la stronza F. di allieva prediletta, il simpatico (piu' o meno) B. (che sarei io) e il paziente D. come allievi di secondo piano (da notare l'indecifrabile codice cifrato usato per nascondere le vere identita' dei personaggi in gioco). Il temporale stile nubifragio che si abbatte in serata costringe quasi tutti a casa e da' un altro tocco tipicamente estivo a questo simpatico finesettimana.
Domenica, spiaggia senza Personaggio, non cosi' divertente quindi, ma finalmente lo reincontriamo a cena per un'ottima paella e li' da subito sfodera il meglio di se stesso. Fino all'inevitabile epilogo di questa mattina, che potete leggere qui.
In serata, tento anche di svolgere la mia buona azione quotidiana aiutando una povera signora calabrese che aveva perso il marito. Alla fine fallisco nella mia missione, ma era una missione impossibile: marito un po' stordito perso nella metro senza cellulare e senza sapere nome e indirizzo dell'albergo. Mi arrendo alla mia impotenza. Aspetto un po' con lei, poi interviene la figlia che decide di dirigersi comunque verso l'albergo. Mah...
In tutto questo ho trovato pure il tempo di allenarmi piu' di un'ora al giorno a fare traversi alla Fuixarda, sia sabato sia domenica... Ale' quando torni? qui sto per chiedere al "Barbone fighetto" di venire a farmi sicura! Mi consolo comprando varie guide, cartine, materiale (oggi mi sono comprato questo fantastico oggetto) e progettando escursioni...
Del "Barbone fighetto" vi parlo un'altra volta, quando avro' occasione di fare un'altra carrellata su alcuni personaggi tipici della dolce Barcelona.
Io non so se tutta le gente un po' fuori dalle righe se ne viene da 'ste parti o se e' l'ambiente locale che ti fa uscire dalle righe, probabilmente e' un circolo virtuoso che non si capisce come si sia instaurato, comunque quello che e' certo e' che gli incontri fuori dall'usuale in qualsiasi altro luogo qui sono all'ordine del giorno (c'e' un'altra possibilita': sono io che attraggo certi personaggi...)
Comunque, nell'ordine: venerdi' concerto al Parc de la Ciutadella, conoscenza con amici di amici, sempre persone interessanti e abbastanza inusuali, tralascio i dettagli perche' non e' il caso, appuntamento mancato con simpatico tedesco conosciuto quando cercavo casa che prima si fa vivo dopo mesi che non ci sentivamo, poi mi racconta del suo fantastico weekend di surf, concerti e sesso sfrenato nel Paese Basco (della serie, sono molto molto felice per te ma a me.... che c... me ne f...) poi mi da' un appuntamento a mezzanotte al tale bar e poi non si fa trovare al tale bar, non risponde al cellulare e sparisce. Mah!
Sabato, il botto. Entra in scena un personaggio che non dimentichero' mai, soprannominato appunto "Il Personaggio", o anche "l'ospite indesiderato Fi". Primo contatto alla stazione della Renfe di Catalunya, viaggio verso ottima spiaggetta della Caldeta e giornata ideale tra bagni, gran risate suscitate dal simpatico Personaggio e sessione finale di AcroYoga, yoga acrobatico con i mitici personaggi del racconto breve "Paura e delirio a Vallfogona": la dolce M., in veste di insegnante, la stronza F. di allieva prediletta, il simpatico (piu' o meno) B. (che sarei io) e il paziente D. come allievi di secondo piano (da notare l'indecifrabile codice cifrato usato per nascondere le vere identita' dei personaggi in gioco). Il temporale stile nubifragio che si abbatte in serata costringe quasi tutti a casa e da' un altro tocco tipicamente estivo a questo simpatico finesettimana.
Domenica, spiaggia senza Personaggio, non cosi' divertente quindi, ma finalmente lo reincontriamo a cena per un'ottima paella e li' da subito sfodera il meglio di se stesso. Fino all'inevitabile epilogo di questa mattina, che potete leggere qui.
In serata, tento anche di svolgere la mia buona azione quotidiana aiutando una povera signora calabrese che aveva perso il marito. Alla fine fallisco nella mia missione, ma era una missione impossibile: marito un po' stordito perso nella metro senza cellulare e senza sapere nome e indirizzo dell'albergo. Mi arrendo alla mia impotenza. Aspetto un po' con lei, poi interviene la figlia che decide di dirigersi comunque verso l'albergo. Mah...
In tutto questo ho trovato pure il tempo di allenarmi piu' di un'ora al giorno a fare traversi alla Fuixarda, sia sabato sia domenica... Ale' quando torni? qui sto per chiedere al "Barbone fighetto" di venire a farmi sicura! Mi consolo comprando varie guide, cartine, materiale (oggi mi sono comprato questo fantastico oggetto) e progettando escursioni...
Del "Barbone fighetto" vi parlo un'altra volta, quando avro' occasione di fare un'altra carrellata su alcuni personaggi tipici della dolce Barcelona.
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