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martedì 5 maggio 2009

Dieci secondi

I dieci secondi piu' belli di una stagione fenomenale, quelli dal tredicesimo al ventitreesimo di questo video

domenica 3 maggio 2009

domenica 7 dicembre 2008

martedì 28 ottobre 2008

Cambio di rotta

Premessa. Questo e' un post calcistico che puo' risultare noioso a chi disprezzi l'arte pedatoria: da quelli che se la tirano perche' il calcio e' una schifezza, alle pulzelle a cui giustamente non gliene puo' fregare di meno.

Il fatto che dalle sabbie della serie B e della serie C il Genoa si sia finalmente risollevato e' certamente rappresentato dal ritorno di Milito ma anche, anzi forse ancor piu', dal fatto di avere in squadra un giocatore come Thiago Motta.
Uno che a 19 anni giocava titolare nel Barcelona, uno che si e' fatto male a tutte e due le ginocchia e ora e' ripartito senza un pelo di spocchia. Anzi, si e' tagliato il capello lungo e si e' dato al look rapato, dicono che abbia un po' messo la testa a posto, a 26 anni forse era l'ora, e che sia sempre tra i primi ad arrivare al campo di allenamento tutti i giorni.
Per adesso gioca praticamente da fermo, un anno e mezzo giocando 6 partite si fanno sentire per forza, ma si vede subito che e' un giocatore diverso, uno che c'entra poco anche in una squadra di classifica sia pure medio-alta come il Genoa di oggi, uno che conosce il gioco del calcio per sua natura e basta.

Ci sono persone che il proprio mestiere lo sanno fare in maniera "diversa", a un'altro livello rispetto alla maggior parte dei propri colleghi, perche' guidati da maggior passione o da maggior talento naturale o magari da tutti e due; ecco, Motta e' uno di quelli.

L'allenatore del Genoa si chiama Gasperini. Anche lui e' uno di quelli. E' bravo, e' tremendamente bravo, e se non vi fidate di me, forse vi fiderete di chi parla da spettatore neutrale. Gasperini ha portato personalita', consapevolezza nei propri mezzi, un gioco offensivo e sa gestire un gruppo di ventenni milionari come pochi perche' gli fa fare la cosa che desiderano fare piu' di ogni altra, giocare a pallone, facendoli divertire, e facendo divertire anche chi li guarda farlo, persino in allenamento. In fondo, e' anche per questo che guardiamo una partita di calcio.

La scena che non dimentichero' e' avvenuta verso il minuto 20 della ripresa della partita Inter - Genoa di domenica. L'Inter e' senza dubbio la squadra piu' forte del campionato, per qualita' e prestanza fisica, nonche' per budget.. Siamo ancora 0 - 0, noi ce la stiamo giocando alla pari, anzi per la verita' mi viene quasi da pensare che quella partita potremmo anche vincerla. Pero' Ivan Juric, uno che ci mette sempre la grinta anche se corre in una delle maniere piu' ridicole che si siano mai viste, si e' appena fatto espellere e le cose si complicano davvero.
Gasperini chiama Motta vicino a se' e gli spiega come devono disporsi. Non e' difficile intendere la mimica. Quattro dietro, quattro in mezzo, e Milito solo davanti. Motta fa un cenno di assenso col capo poi gli chiede spiegazioni su qualche dettaglio, parlotta attento ancora un po' con Gasperini, si scambiano un'occhiata e un altro cenno di assenso, l'allenatore gli da' un pacca sulla spalla e lui torna verso il centrocampo.
Ecco, e perche' non la dimentichero'? Perche' in quegli sguardi si vedeva la comprensione reciproca di chi si intende a meraviglia sul mestiere che bisogna fare, sul come farlo e sul come farlo bene.
E perche' e' bellissimo avere due persone cosi' nella tua squadra!

Per la cronaca, la partita e' finita 0 - 0, e all'ultimissimo secondo il portiere dell'Inter ha fatto un mezzo miracolo su una punizione calciata da... Motta naturalmente!

giovedì 23 ottobre 2008

Momento di esaltazione

Inoltro cosi' come l'ho ricevuta da mio cugino questa storiella realmente accadutagli...

(giochino: chi indovina che lavoro fa mio cugino?)

Mutazioni sociologiche e Lanterna


Carissimi, appena rientrato dal profondo Sud voglio rendervi edotti di quanto occorsomi e che, metaforicamente parlando, non saprei come altro definire se non orgasmatico!!!
Mentre mi aggiravo per il centro storico di Catania con la cartina in mano stile turistapercaso, mi si avvicinava un gruppetto di ragazzi chiedendomi se avevo bisogno di indicazioni. Poiche' erano molto gentili mi fermavo a scambiare quattro chiacchiere e i predetti mi domandavano da quale citta' provenissi. Non appena li informavo di essere Genovese uno di loro prontamente esclamava: "Miiiiiinchia, MILITO... il Principe!!!!!"
Questo evento non puo' che rappresentare una mutazione sociolocica in atto.

Premessa. Chi, come me, ha vissuto la sua adolescenza nei primi anni '90, non poteva farsi tranquillamente una vacanza da qualche parte perche' in un caso del genere l'interlocutore avrebbe detto: "Miiiiiiiiiiinchia, Vialli e Mancini!!!". L'offesa per chi come me e' Genovese e non di qualche delegazione, era sempre insopportabile.

Da quanto capitatomi in questi giorni emerge invece una nuova ed entusiasmante realta':
1) i Genovesi possono finalmente girare il mondo senza correre il rischio di venire gratuitamente equiparati a quelli la'
2) la zanduria, cui riconosco di essere stata un tempo una simpatica realta', sta letteralmente sparendo dalla faccia della terra.
Saluti e baci a tutti, anche a quelli la', cui faccio dono di una bellissima foto della nostra Lanterna....
GIUSE

mercoledì 8 ottobre 2008

Ad minchiam!

Tutte le volte che cerco di spiegare questa cosa della passione per il Genoa la gente mi prende un po' per matto.

Battu u belin!

Qualche giorno fa era l'anniversario della morte di Franco Scoglio, il Professore. Per chi e' proprio a digiuno della faccenda, e' stato a piu' riprese l'allenatore del Genoa, era un personaggio sempre un po' fuori dalle righe, almeno diceva sempre quello che pensava. E' morto, come molti altri matti genoani come lui, quando il cuore ha smesso di battere mentre negli occhi e sulle labbra aveva il Genoa.

Noi gli volevamo bene, per quello che diceva e per come lo diceva.

- Io non faccio poesia, io verticalizzo!
- A volte penso che Gesù Cristo sia rossoblù
- Si capisce subito quando un giocatore sa fare la diagonale del rombo.
- Sapevo che un mio giocatore la sera andava in discoteca fino a tardi, l'ho seguito e quando è entrato nel locale gli ho lasciato un biglietto nel tergicristalli con scritto:"Stai attento, il tuo allenatore lo sa!"...Non c'è andato mai più.
- La vittoria non mi da emozioni particolari ma odio la sconfitta. Quando perdo divento una bestia e a casa litigo con mia moglie.
- Che libidine quando
perdo. La sconfitta mi esalta come le vittorie: posso riassaporare degli stimoli insostituibili.
- Lei, laggiù in fondo, mi deve ascoltare. Altrimenti io sto qui a parlare ad minchiam.(Scoglio in conferenza stampa rivolgendosi ad un giornalista)
- In questa squadra ho a disposizione doppioni, triploni, quadripliconi nello stesso ruolo.
- Io al Genoa sono il migliore allenatore al mondo.
- Il Genoa è una cosa particolare, ha un Dio tutto suo...
- Ci sono 21 modi per battere un calcio d'angolo e 12 per battere una punizione.
- Abbiamo perso per l'errata applicazione di un meccanismo a "elle" rovesciata.
- La Samp è come Dorian Gray, cultore dell'estetismo.
- La Coppa Italia??? Vale quanto la coppa del Nonno. La Coppa delle Coppe vale la Mitropa!
- Toglietemi di torno 'sti gialli di minchia.... (il riferimento è ai giornalisti giapponesi ai tempi di Miura, primo giocatore giapponese nel campionato italiano, ovviamente al Genoa).
- Sono un diverso perchè non frequento il gregge: il sistema ti porta all'alienazione.
- Io non comando i giocatori, io li guido.
- Pagherei 2 biglietti per vedere Maradona.
- Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.
- Il gol preso a Bergamo calcisticamente non esiste.
- Se dici Juve dico no, se dici Inter dico si, se dici Bologna dico no, se dici Napoli dico si; a Tunisi vado gratis, a Genoa vengo anche in C.
- Il presidente non esiste, la squadra non esiste e la società non esiste, ma nella maniera più assoluta: esiste solo tifoseria e tecnico.
- Miura bravo di testa, bravo di destro, bravo col sinistro ma non adatto al campionato italiano. Ne è sicuro Professore? Nella maniera più assoluta.
- Se qui a Genoa non vinco uno scudetto in tre anni torno a Lipari a fare l'albergatore.
- Luiso è un ragazzotto maleducato, affettuosamente parlando.
- Bouza è tatticamente come Maldini.
- Gabsi è il Di Livio d'Africa.
- Badra è secondo solo a Baresi.
- Mensah sarà il nuovo Desailly.
- Io per lei non sono il signor Scoglio sono il Professor Scoglio.
- La corsa è il nostro vaccino, la tattica esasperata la nostra minestra.
- Noi siamo il Genoa e chi non ne è convinto posi la borsa e si tolga le scarpe. Noi non siamo il Roccapepe! Che poi dove cazzo sarà sto Roccapepe, magari è un paese bellissimo...
- Io i colori rosso e blu li ho nel sotto pelle, capisce? Non prendo in giro nessuno quando dico che il Genoa è tra le prime 10 squadre d'Europa, come nome.
- Mi rilasso con i fumetti di topolino e con i film western: so già che avranno un lieto fine.
- Nel nostro piccolo, al Genoa, faremo come la Dinamo Kiev. Quando avremo recuperato il tornante Rotella, s'intende.
- Oggi faccio un'analisi a 300 gradi,60 gradi li tengo per me.
- Codrea è un grande play perchè aggredisce spazio e tempo.
- Io non ho bisogno dello yacht, mi basta una barchetta per pescare.
-Esonerato dal Torino, ho brancolato per 2 anni nell'oscurità.
-Il doping è sempre esistito e i calciatori sono ignoranti, nel senso che ignorano elementi di chimica e farmacologia.
-Quando mantengo la testa sulle spalle posso combinare qualcosa di buono. Ho sbagliato due stagioni non ero lucido e mi sono prostituito.
- Stagione 88/89, negli spogliatoi: "Ragazzi questa formazione me l'ha predetta Dio".
- Gli avversari hanno il sapore dei datteri.
- L'uomo discende dall'Africa ed è per questo che sono arrivato qui io ad allenare.
- Intervista al tg2: "So bene che alcuni mi danno dell'istrione, ma lei sa che faccia fa l'istrione??
- Io le tabelle non le sbaglio mai, Io sono un uomo da numeri.
- Sono un allenatore di strada, un po' prostituta, che si arrangia.
- La vita è una roulotte!
- Le caratteristiche che devono avere i miei giocatori? Senz'altro necessitano di attributi tripallici!!! Quelli che hanno 3 palle fanno il pressing, quelli che ne hanno 2 giocano al calcio, quelli che ne hanno 1 fanno le partite tra scapoli e ammogliati.
- Se un giocatore mi dice che può giocare sia a destra che a sinistra io lo mando in tribuna.

mercoledì 17 settembre 2008

Come un'onda che tutto travolge

C'e' il blog della Fra, che forse e' il mio preferito. Poi c'e' il blog del mio amico Mauro e dei suoi amici. E poi c'e' il ritorno di Milito al Genoa.

Cosa c'entrano queste tre cose? Beh, sembra che la terza abbia invaso le prime due in maniera totalmente inaspettata...
Le prove? I commenti al post di domenica della Fra (che non c'entrava una mazza col calcio!) e il post di Giovanni.

Siamo proprio bellissimi!

martedì 2 settembre 2008

Follia collettiva

Della prima infanzia ciascuno porta pochi ricordi coscienti e definiti. Io ne ho due indelebili.
Il primo e' mio fratello appena nato nel seggiolone vicino a me sul sedile posteriore della Panda bianca.
Il secondo e' con mio padre allo stadio di Marassi, da qualche parte nei distinti, il Genoa sta perdendo uno a zero contro non mi ricordo piu' chi in una qualsiasi partita probabilmente di serie B. A pochi secondi dalla fine segna Scanziani, che era il mio giocatore preferito perche' secondo me assomigliava a mio papa'. Proprio stamattina leggevo: Una de las trampas de la infancia es que no hace falta comprender algo para sentirlo. Para cuando la razon es capaz de entender lo sucedido, las heridas en el corazon ya son demasiado profundas. (Una delle magie dell'infanzia e' che non e' necessario comprendere qualcosa per sentirlo. Quando la ragione diviene capace di capire quello che succede, le ferite nel cuore sono gia' troppo profonde. C. R. Zafon, La sombra del viento. Traduzione mia.)

Andare a vedere il Genoa allo stadio e parlare del Genoa e' qualcosa che sento essere allo stesso tempo totalmente stupido e totalmente irrinunciabile. E' una cosa che mi riporta alle radici, a un tempo spensierato, a qualcosa di cui sentirsi parte insieme a tanta gente che sento in quel momento vicina sebbene perfettamente sconosciuta. Da quando dieci anni fa sono andato via da Genova mi aiuta a sentirmi legato alla mia citta'.
E' forse ridicolo a dirsi, ma ogni volta resto sorpreso dall'effeto che l'irrazionale passione del pubblico di Marassi puo' avere sugli undici maestri dell'arte pedatoria che calcano il verde prato in maglia rossoblu': ci sono certi momenti in cui si crea una reazione a catena di incitamento e scatti, di agonismo e passione, l'urlo sale piu' forte e sul campo si materializzano nuove forze, quasi che passassero a chi si trova a calcarlo da chi ci si trova intorno, non piu' semplice spettatore.

Lo sport in se' sarebbe anche nobile cosa, dicono, ma e' vero che il calcio professionistico di quella nobilta' ha perso molto, in tutte le sue componenti. Tuttavia qualcosa di speciale proprio perche' irrazionalmente umano rimane la domenica negli stadi e in quel che ciascuno di noi sente quando il rito si rinnova, pur essendo cosciente che quel rito e' in gran parte una finzione, un gioco, a volte una truffa.

Ogni tifoso pensa che la sua squadra sia speciale. Tuttavia e' innegabile che ci sia qualcosa di speciale nell'orgoglio che i genoani sentono per la loro storia, per l'essere gli eredi di chi ha portato per primo il calcio e forse lo sport in Italia, per il vissuto del primo quarto del secolo quando gli scudetti si susseguivano, e ogni volta devo spiegare che si', c'erano molte meno squadre allora, ma lo scudetto si dava a chi c'era, e il merito del Genoa e' esserci stato. Da 80 anni ormai sogniamo il decimo scudetto e nutriamo il nostro sogno con trasferte oceaniche, con bagni nella fontana di Piazza De Ferrari dopo una promozione o una salvezza, con mille parole e mal di testa e cuori che battono forte per una cosa stupida come un gol in una partita di calcio. Purtroppo a volte, ma nemmeno cosi' di rado, il cuore di qualcuno smettere di battere in uno stadio per avere battuto troppo forte, e noi diciamo che ci guarda dal "terzo anello" della Gradinata Nord, che sta parecchio piu' in alto del secondo.

Nell'estate del 2003 il Genoa rischiava la retrocessione is serie C. Ero a Pisa, avevo appena finito di scrivere la tesi di laurea. Il Genoa quel giorno avrebbe giocato in notturna ad Ancona.
L'Ancona era lanciatissimo verso la serie A, per noi invece, se avessimo perso, la retrocessione sarebbe stata praticamente certa. Mio fratello mi chiama da Genova e mi dice: "Andiamo ad Ancona!". Io ci penso qualche secondo, faccio un rapido consulto, e gli dico: "OK, prendi il primo treno e andiamo in macchina da qua". Sara' stato mezzogiorno. Partenza verso le 15 da Pisa, arrivo allo stadio poco prima dell'inizio, ricerca disperata del biglietto. Ci saranno stati 2500, forse 3000 genoani. Naturalmente abbiamo perso. Ritorno a casa a Pisa a notte inoltrata. E' stata una giornata indimenticabile, una che rivivrei esattamente come fu.

Passano due anni. Giugno 2005. Il Genoa gioca a Piacenza, se vince conquista la promozione in serie A. Mio fratello questa volta e' a Piacenza con 20.000 genoani, che si organizzano con tutti i mezzi di trasporto possibili, persino in Vespa, bici e qualcuno prende parte a una staffetta a piedi!
Io sono a Livorno, la mattina compro il giornale e scopro che danno la diretta per radio in Piazza De Ferrari. Non posso perderla. Con la scusa di una giornata al mare alle Cinque Terre trascino Chiara alla diretta. Uno a zero per noi. Uno a uno. Due a uno per noi. C'e' una signora che avra' avuto 70 anni a fianco a noi, piange e mi abbraccia, dice che e' sola ora, ma va sempre a vedere il Genoa a Marassi, come faceva "cu me Bruno". A Piacenza non ce l'ha fatta e ora e' qui con noi. Poco dopo arriva il gol del due pari. La signora mi guarda attonita, fa spallucce e trattiene a stento le lacrime, cosi' diverse da quelle di poco prima. La partita finisce cosi', e torniamo a casa tutti in silenzio.

La domenica dopo e' il 12 giugno 2005. Il Genoa gioca contro il Venezia, gia' retrocesso. Se vince e' matematicamente promosso. I tifosi sono pronti, letteralmente tutto lo stadio si colora di rosso e di blu quando le squadre scendono in campo. E' una cosa da brividi.


Siamo tutti allo stadio. Mio fratello e mio cugino Enzo in Gradinata Nord, i miei cugini Giorgio e Giuggi nei distinti, io, mio padre e mia madre nella cosiddetta "gabbia" appiccicata alla Gradinata Nord. E' la prima volta che mia mamma viene allo stadio dal marzo 1992, Genoa - Ajax in Coppa UEFA. E' lei quella che ci sente piu' di tutti, che ha trasformato mio papa' da milanista a Genoano sanguigno, ma non ce la fa a vedere le partite. Il ritorno in serie A dopo 10 anni pero' non se lo vuole perdere.
Passiamo in svantaggio dopo pochi minuti. E allora tutti all'attacco, otto, dieci tiri: fuori, parato, traversa... poi a pochi secondi dalla fine del primo tempo il nostro giocatore migliore, un attaccante argentino che si chiama Diego Alberto Milito, segna il gol del pareggio. Era spuntato dal nulla un anno e mezzo prima, lo chiamavano "l'oggetto misterioso" e invece presto ha riportato la gioia di vedere giocare a pallone sul prato verde di Marassi. E' uno spettacolo vederlo, la gente dice: "Vai a vedere il Genoa quest'anno perche' c'e' Milito!".

Nell'intervallo la faccia di mia madre e' il ritratto della sofferenza, quella di mio padre della stanchezza. Io penso: "Ora ce ne andiamo e chi se ne frega, perche' questi me li ammazzano!" invece in dieci minuti si riprendono entrambi e restiamo.


Al 10' del secondo tempo il Genoa passa sul 2-1 ma dopo cinque minuti e' ancora pareggio, 2-2. Lo stadio rimane muto per pochi secondi ma poi le urla montano, la gente si sgola, il ritmo sale, ecco che quella forza scende dagli spalti al campo portata dalle urla della gente. Tutti avanti a testa bassa, i minuti passano, il traguardo sembra sfuggire di mano. A un certo punto Milito riceve la palla all'altezza del vertice destro dell'area di rigore, proprio sotto di noi, la stoppa con l'esterno destro e sembra pensare per un istante a cosa fare. Io urlo qualcosa come "Diego, inventati qualcosa ora perche' se no non segniamo mai piu'!". Controlla col sinistro, si porta la palla sull'esterno destro, salta il difensore, e con l'interno la mette nell'angolino alla destra del portiere.
GOOOOL!
Lo stadio sembra crollare, la gente si abbraccia, salta, piange!



Quello che resta da giocare e' una lunga attesa. Ma un'attesa che si protrarra' per due anni. Ci diranno il lunedi' che quella partita era stata comprata, che c'era una busta con dei soldi, che insomma era gia' tutto deciso. Io ero a quella partita e tutto sembrava tranne che combinata, ma si sa che gli occhi del tifoso spesso non sono obbiettivi.

Cosi' il Genoa finisce retrocesso all'ultimo posto e passa attraverso la serie C prima di guadagnare la promozione, questa volta senza sorprese, due anni dopo.

Diego Milito, e' partito nell'estate del 2005 per Zaragoza. Di sicuro non poteva giocare in serie C. Nella Liga Spagnola ha segnato in tre anni una montagna di gol e ogni genoano, in cuor suo, sognava di rivederlo vestire la maglia a quarti rossoblu'. Quando segno' 4 gol in una sola partita al Real Madrid fu allo stesso tempo per tutti noi una grande gioia ("vedi che il nostro Diego non era forte solo in serie B?") e un grande rimpianto ("dove saremmo ora se...").

A volte pero' i sogni diventano realta'. C'e' un uomo del Sud, vende giocattoli e sicuramente sara' un gran traffichino, perche' milionario in Italia senza trafficare non ci si diventa, ma di sicuro sa regalare sogni ai bambini; e i tifosi, specialmente quelli del Genoa, sono sempre un po' bambini.
Cosi' quell'uomo del Sud, ieri ha fatto qualcosa che nessuno si aspettava, qualcosa che ci ha fatto tornare tutti a una delle vigilie di Natale dell'infanzia, ad attendere per un regalo desiderato ma a volte nemmeno sperato e poi vederselo recapitare li', in dono, senza chiedere nulla in cambio che un sorriso. Milito giochera' ancora nel Genoa. Rappresenta un pezzo del nostro cuore, una persona che ha regalato piccoli momenti di gioia a migliaia di persone, dal quale abbiamo dovuto separarci a causa dei nostri errori, e che ora ritorna, l'ultimo tassello di quella che percepiamo come una specie di rinascita.

E' una cosa stupida, lo sappiamo tutti, ma bella come un sogno, magari frivolo, che diventa realta'. Il sogno di un bimbo che ancora non porta sul cuore le ferite del tempo.