giovedì 28 agosto 2008

Istantanea da Barcelona

Io credo che ci siano poche citta' al mondo dove puoi tornare da un mese di vacanza, organizzare in 24 ore una cena con barbecue in terrazza e ritrovarti in casa una ventina di persone sostanzialmente sconosciute... per altro tutte o quasi aderenti al fenotipo caratteristico di Barcelona: gente di passaggio oppure perduti nei meandri della vita impantanati piu' o meno volontariamente a Barcelona alla ricerca di qualcosa che ancora non sanno cosa sia.

Uno spaccato.

C'e' V. amica del cuore di Z., simpatica catalana che ho conosciuto al corso di tedesco a Zurigo e che ora si trova da qualche parte a svolgere campi di volontariato. V. si trova per la seconda volta a un barbecue a casa mia ma ancora devo capire bene cosa faccia tra una barbecue e l'altro.

C'e' F., compagno di ufficio di Alessio, tedesco cresciuto in varie parti del mondo, pronto a lasciare la fisica dopo il secondo postdoc e tornare in Germania, a Monaco, o forse a restare qua a tempo indeterminato cercando di fare... boh?!?
F. chiama anche la sua amica tedesca C., che in teoria ha un ufficio a due porte di distanza dal mio ma in pratica io l'avro' vista 3 volte in Dipartimento. Di piu' di lei non si riesce a sapere.

C'e' G., madrilegno conosciuto la settimana scorsa a Ginevra. Siamo tornati dalla Svizzera insieme in macchina, si ferma a casa mia due giorni e da Madrid arriva (in aereo! coraggioso di questi tempi...) anche il suo amico C., per dargli qualche cambio alla guida, nel viaggio per Madrid (sembra incredibile ma Barcelona - Madrid e' la stessa distanza che Barcelona - Ginevra...)
A loro si unisce J., terzo madrilegno amico dei primi due, che in teoria dovrei conoscere perche' sta facendo un dottorato alla UB (Universitat de Barcelona) ma in realta' non l'ho mai visto.
Pare che a Barcelona studi anche N., amica d'infanzia di G., pero' non si presenta fino a tarda ora e quando ormai tutti dubitavamo della sua esistenza varca la soglia insieme a Se., mio ex compagno di ufficio di Zurigo, che decide ieri mattina di prendere un aereo e venire a farsi un finesettimana lungo da queste parti. Si sono incontrati per la strada cercando casa mia... Quando li ho visti entrare insieme ho subito pensato che fosse gia' riuscito a rimorchiare in due ore a Barcelona, d'altra parte, si sa, lui e' un drago!

C'e' il tedescone Sa. L'ho conosciuto 5 mesi fa quando cercavo casa. Mi piaceva la stanza libera nel suo appartamenteo, siamo stati a chiaccherare un'ora quando l'ho vista, ero quasi certo di prenderla prima di vedere la terrazza della Font Florida... da allora abbiamo invano tentato di riuscire ad andare a bere una birra insieme varie volte e dopo una decina di appuntamenti mancati per varie ragioni ecco che finalmente si presenta a casa mia ieri sera. Aveva promesso una dote di 3 bellissime tedesche appena giunte dalle pianure del nord ma invece si presenta solo. Nessuno ha capito cosa sia successo alle 3 pulzelle.

C'e' l'inafferrabile E., catalana conosciuta nelle prime settimane a Barcelona a una festa, scomparsa per 3 mesi e improvvisamente riapparsa. E' l'unica che ha un posto fisso ma dice sempre che Barcelona e' troppo stressante e confusionaria e vuole andare a vivere fuori. Nel frattempo vive nel bel mezzo del Gotico, quartiere dove piu' casino non si puo'. Era anche riuscita a trasferirsi in una zona piu' tranquilla ma dopo un mese e' tornata nello stesso appartamento di prima. Tipico personaggio barcellonese.

Il mio coinquilino Cesar riesce a portare a casa tre personaggi assolutamente superlativi. Il suo amico belga A., che pare lavorare in una ditta di apparecchi acustici e col quale un paio di finesettimana fa ha conosciuto J. e R., appena arrivate dall'Argentina, che a loro volta si erano conosciute il giorno stesso all'ostello. Cosa siano venute a fare a Barcelona non lo sanno nemmeno loro. Vedere la citta', trovare un lavoro, un lavoro con la gente, "relaxado". Gliel'ho detto subito: ottima scelta, citta' perfetta per voi!
Quando J. e R. varcano la soglia di casa la componente maschile della combricola trattiene il fiato... fate pure volare la fantasia.
A. si presenta con maglia a strisce bianche e rosa e scarpette tipiche catalane tipo squadrillas rosa come le strisce rosa della maglietta e annucia J. come "su novia" scatenando immediatamente l'invidia ma soprattutto l'incredulita' del pubblico maschile. Piccola nota linguistica. In Castigliano "novio/a" e' un termine che indica una relazione abbastanza forte e stabile, mentre un termine un po' rilassato e' semplicemente "amigo/a"... insomma, le divagazioni su questo tema durante la serata non sono state poche. In particolare un maschietto ispanico un poco piu' intraprendente riesce ad intavolare una discussione che dura quasi un'ora da solo con la dolce J., venendo regolarmente fulminato dagli sguardi di A. che alla fine se ne va (naturalmente insieme a J., e' pur sempre "su novia"!) raccomandandogli di essere particolarmente prudente nel suo imminente lungo viaggio in auto, che' in Spagna ci sono tanti incidenti!

Ci sono infine gli amici: Alessio naturalmente, e S. e Ji., coppia composta da una sarda appassionata di arte moderna a arti marziali, e un canario dall'energia tipicamente atlantica. Vi lascio immaginare.

Tra una birra, una salsiccia, una bistecca e un piatto di pasta la serata scivola via fino alle 3, quando finalmente rimaniamo in 5 a rimettere a posto casa, fare due chiacchere in terrazza e, terminata la "decompressione", finalmente ognuno al suo letto dell'ostello Font Florida.
Il finesettimana quasi incombe ormai e attende gia' nuovi visitatori...

venerdì 22 agosto 2008

Scendere, salire...

Certe giornate cominciano proprio nella maniera sbagliata. Pero' a volte, per arrestare la caduta, basta una parola, un libro, un sorriso, un incontro e la prospettiva cambia quasi d'improvviso, piu' facilmente di quanto si potesse immaginare.

martedì 19 agosto 2008

Tramonto sul Bianco

In una giornata di sole il Monte Bianco domina Ginevra. E' li', sembra quasi a portata di mano, si staglia verso sud, oltre la citta' e oltre il lago e ogni volta che l'orizzonte si apre fa capolino suonando come un richiamo irresistibile per gli occhi ed il cuore di chi da tutto quel bianco si sente irrimediabilmente attratto.

Quando scende la sera il Monte Bianco si colora prima di rosa e poi di grigio, fino a sparire nel buio di una notte sul lago e lasciare spazio alla luna che sorge poco lontano dalla sua cima e in sua assenza mantiene lattiginoso l'orizzonte fino al mattino.

domenica 17 agosto 2008

Ultimo giro

Un'estate fatta di chilometri in auto, in treno, in aereo, in moto, percorsi tra pareti, spit, magnesite, formaggio svizzero, amici e persone care, pizza fatta in casa e cotta nel forno a legna, aria fresca di montagna e salmastra di costa, e infine la pace dei luoghi conosciuti e desiderati da settimane, dove sai che lentamente tutto cambia ma in fondo resta uguale a se stesso e quando sei rincorso e incalzato dagli eventi, puoi sempre fare ritorno e respirare.


Qualche giorno di riposo a recuperare dagli acciacchi delle fatiche delle ultime settimane e gia' e' la vigilia dell'ultimo giro di giostra. Prima di tornare a Barcellona, manca solo un bagno integrale di una settimana nelle congetture, le ipotesi, i teoremi, i grafici e le parole del mondo al quale in qualche modo appartengo da piu' di cinque anni, che in qualche modo ho desiderato da molto piu' tempo e che tuttavia, in qualche modo, non riesco a sentire completamente mio.

Finalmente sul Viso!

Saranno quasi dieci anni che io e Dario abbiamo in testa di salire la normale al Monviso. Soprattutto per chi come me ha vissuto lunghe estati tra le valli del Cuneese, il Monviso e' una montagna quasi mitica. Si erge triangolare e imponente ben distinta sopra le vette e le valli circostanti, sempre visibile nelle giornate serene da quasi ogni angolo della Provincia Granda. E' forse la montagna che ho guardato di piu' nella mia vita. Le ho girato attorno a piedi (il noto Giro del Viso), le sono andato sotto con gli sci, alla ricerca di ripidi canali nevosi incastonati fra le pareti rocciose che la circondano, e ora finalmente ne ho calcato la cima.
video
Dalla vetta il panorama a giro d'orizzonte e' mozzafiato, guastato appena per noi dalle nuvole che cominciavano a riempire la pianura e le vette piu' lontane verso nord ma che ci hanno regalato uno stupendo gioco di luce volgendo lo sguardo verso il Lago Grande di Viso e il rifugio Quintino Sella, 1200 metri piu' in basso.


E' una salita molto divertente e non troppo difficile, ma comunque per me solo quest'anno e' diventata affrontabile con ragionevole sicurezza. Infatti credo che solo scalare con una certa continuita' con la corda dal basso ti possa dare la confidenza necessaria per affrontare slegati passaggi di II/III, con gli scarponi da montagna, sia in salita sia in discesa. Fino all'anno scorso sarebbe stato probabilmente un poco oltre le mia capacita'.



La salita piu' agevole si fa dal rifugio Quintino Sella, attraverso prima il ripido Passo delle Sagnette, attrezzato con corde fisse, poi l'antico Ghiacciaio di Viso (ormai poco piu' di un nevaio) in cima al quale si incontra il piccolo Bivacco Andreotti, rifugio di emergenza per cordate in difficolta'.

Da li', dopo aver attraversato l'ancor piu' piccolo Ghiacciaio Sella, comincia l'ascesa della vera e propria parete. 500 metri di dislivello di II/III, facile e rilassante se totalmente secca come nel nostro caso, un po' meno in caso di neve e verglass. C'e' andata bene.

Salendo ero un po' preoccupato per la discesa. Temevo che non mi sarei fidato e avremmo dovuto mettere giu' una corda in diversi punti, ma invece le cose sono andate molto meglio del previsto, anche grazie ai consigli di Dario che e' ben piu' esperto di me. Poi, arrivati al Bivacco Andreotti, in teoria alla fine delle difficolta', le cose si sono complicate un po'. Ha cominciato a piovere e ha fatto capolino la mia annosa condropatia rotulea (infiammazione della cartilagine del ginocchio tipica di scialpinisti e montanari in genere). Risultato: 5 ore per salire e 7 per scendere...

(foto in vetta per noi due... ehm, certi accostamenti possono anche risultare un poco blasfemi visti i 4 soggetti ritratti...)

Ne e' venuta fuori una simpatica serata non prevista al rifugio Quintino Sella, animata da un incontro con una coppia di onnipresenti catalani accompagnati da tre lombardi in marcia per il Giro del Viso. E nel loro gruppo c'era anche un medico con tanto di farmacia al seguito che mi ha passato un provvidenziale antidolorofico grazie al quale il giorno dopo sono tornato a valle in "sole" 3.15 ore contro le 2.15 impiegate in salita...

In tre mesi, tutto puo' cambiare

Quando in primavera sono stato tra i ghiacci dell'Oberland Bernese, salendo col trenino che porta alla Jungfraujoch e ancor piu' arrivando lassu', e vivendo tra i ghiacci per tre giorni, tutto appariva assolutamente, enormemente bianco. Lo so che quando arriva l'estate la neve piano piano scivola via e lascia il campo a verdi prati, rocce scure e ghiaccio grigio ma quando mi trovavo in mezzo a tutto quel freddo e quel bianco (e pure mi sentivo cosi' vivo!) mi sembrava impossibile che potesse semplicemente sparire.

Invece, in tre mesi, tutto e' cambiato.


Risalgo sullo stesso trenino e il paesaggio e' cosi' diverso che quasi stento a riconoscerlo. Le distese innevate sono diventate freschi pascoli, l'enorme fiume liscio e bianco si e' riempito di buchi, si e' fatto grigio e minaccioso; solo le cime piu' alte mantengono il loro candore e anzi quasi ogni giorno ricevono una spolverata di bianco dalle nuvole che rovesciano impietosamente acqua sulle nostre tende a valle. E poi c'e' l'Eiger, che nero appare in inverno al confronto con tutto il bianco intorno e ancor piu' nero appare d'estate, spogliato quasi completamente della poca neve che riusciva ad appiccicarsi alla sua ripida parete.
Fa paura visto da sotto, scarica acqua e sassi senza sosta dai suoi mille canali e budelli, si copre di nuvole gia' in tarda mattinata; intimorisce chi si accinge all'impresa di salire la sua intricata parete Nord e poi si nasconde lasciando solo immaginare cosa possa voler dire trovarsi da qualche parte su quell'enorme scoglio alto quasi due chilometri.

Per sentirci anche noi un po' alpinisti attacchiamo il fratello minore Monch da sud, grazie anche al rapido avvicinamento consentito dal trenino della Jungraujoch. E per sentirci un po' eroi lo attacchiamo con gli scarponi da sci ai piedi, visto che avevamo ricevuto una soffiata positiva sulla quantita' di neve in loco, soffiata rivelatasi inattendibile come qualucno non malato di sci come me e Alessio avrebbe potuto facilmente immaginare...
Per sentirci ancora un po' di piu' eroi, invece che seguire astutamente la traccia su sfasciumi, seguiamo un paio di guide con clienti ("la sapranno la strada loro, no?") che decidono per un percorso un po' piu'... atletico, probabilmente per far divertire i clienti legati belli sicuri al loro "guinzaglio".
Cosi' ci troviamo a scalare del III grado con scarponi da sci, in conserva qua e la' assicurata girando la corda intorno a rocce e spuntoni. Vabbeh, e' tutta esperienza. Non e' difficile credere che non ci muoviamo esattamente con velocita' felina e cosi' a meno di 200 metri dalla vetta, superati da quasi tutte le altre cordate (tutte per altro con guida a tirare il carretto, tranne una formata da tre spagnoli...) siamo costretti a fare dietrofront, causa minacciosi nuvoloni temporaleschi in rapido avvicinamento. Arriviamo alla base della cresta che il cielo si e' fatto nero nero e comincia a cadere qualche fiocco di neve. Il ritorno alla partenza del trenino e' pero' tra i piu' rapidi avvenuti in questa stagione, visto che altra gente con gli sci proprio non se ne vedeva, chissa' perche'...



Comunque, un pensierino alla discesa in sci della parete sud non ce lo siamo fatto scappare... ecco una foto, giusto per invogliare i desiderosi di avventure in equilibrio sulle lamine.



Il resto della settimana trascorre tranquillo tra chili di formaggio (al campeggio in Svizzera, cos'altro vuoi mangiare?), magnesite, temporali quotidiani, metri di roccia da scalare (e finalmente mi avvicino al VI grado...) e si conclude con una stupenda e rilassante via di quattro tiri in granito sotto il Grimselpass. Roccia liscia che non lascia niente per le mani, per altro attaccate a braccine ormai distrutte da una settimana piuttosto intensa.