Il 7, si sa, è un numero speciale.
Intanto per cominciare è dispari, il che lo rende subito un numero acuto e pungente, ma questo è niente.
Sette sono sono le meraviglie del mondo antico, i Re di Roma e a ben vedere anche i Sette Nani.
Sette sono le stelle più luminose dell'Orsa Minore e dell'Orsa Maggiore (e dunque anche le stelle di Hokuto) ma anche quelle delle Pleiadi, e quindi le sette sorelle nate sul monte Cilene.
Sette sono i Sacramenti del Cattolicesimo, così come i Sigilli dell'Apocalisse e i peccati capitali, le virtù teologali e cardinali ma anche le Divinità della Fortuna buddista e i chakra.
E sette sono i Cieli dell'antichità, ciascuno corrispondente a un pianeta, comprendendo in questi anche la Luna, e dunque i giorni della settimana.
Da sempre abbiamo diviso il tempo in base alle osservazioni della volta celeste, cercando in essa una regolarità che speravamo forse di reincontrare in terra.
A volte capita, a volte notte, nonostante il bisogno che sempre, o quasi, ne sentiamo.
Tutto questo pomposo preambolo perché oggi sono sette settimane che mi sono rotto un ginocchio e sebbene fin dall'inizio avevo pensato di scrivere un piccolo diario settimanale del recupero, ad uso e consumo di altri che sfortunatamente patiranno simile infortunio, a 49 giorni dall'incidente ancora non ho cominciato, e avevo bisogno di un piccolo spunto.
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venerdì 16 marzo 2012
venerdì 3 settembre 2010
Sapere, conoscere, raccontare
Sinceramente, mi fido sempre meno dei giornalisti.
Ogni volta che leggo un articolo che riguarda qualcosa che conosco bene, direttamente o indirettamente, mi rendo conto che la verità che viene raccontata è ben distante da ciò che è realmente accaduto o ciò che si è detto o discusso.
Ora non starò qui a sciorinare esempi, ma mi riprometto d'ora in avanti di riportare quelli che mi risultano più clamorosi o quelli fortemente sospetti.
È pur vero che ci sono diversi gradi di conoscenza e consapevolezza della realtà, e non necessariamente la verità da raccontare è soltanto una ma per quanto riguarda i fatti e i nomi di luoghi e di persone, mi piacerebbe che il riscontro fosse per lo meno coerente.
Ormai considero la gran parte degli articoli di giornale, almeno quelli italiani, un resoconto fumoso di un fatto che è andato più o meno in quel modo ma potrebbe anche essersi svolto in maniera molto se non del tutto differente.
Mi fido invece in misura moderatamente maggiore dell'informazione tecnica, proveniente da fonti specializzate, possibilmente aperte alle opinioni dei lettori (tipicamente riviste on line che permettono il commento degli articoli), che offrono una qualche forma di controllo dell'attendibilità di quanto riportato.
Mi fido forse ancor più di reporter casuali, tipo blogger e testimoni involontari, che solitamente non hanno interesse a modificare una notizia per renderla più spendibile o appetibile. Possono cadere facilmente in una qualche forma di pregiudizio nella narrazione, ma spesso la matrice di tale pregiudizio è più o meno facilmente riscontrabile dal tono e dai contenuti delle informazioni che sono soliti riportare e non è perciò difficile "fare la tara" a quello che si legge.
Molto più difficile invece compiere la stessa operazione leggendo una testata tradizionale.
Ci sarebbe poi un appunto sull'uso della lingua italiana in rete. Davvero, come si dice, i creatori di contenuti "non professionisti" hanno una padronanza della lingua scritta inferiore a chi scrive per mestiere? (A tal proposito ho trovato interessante questa discussione, per chi ha voglia di seguirla)
Probabilmente la risposta è sì.
Io stesso, rileggendo alcuni post dopo settimane o mesi, mi rendo conto a volte di aver commesso errori grossolani di grammatica e anche di sintassi.
Tuttavia, sempre più spesso mi imbatto in errori davvero fastidiosi leggendo quotidiani e riviste.
Un errore tipico che mi innervosisce è la virgola posta tra soggetto e verbo. È vero che nella lingua parlata a volte si fa una pausa prima del verbo, soprattutto in certe inflessioni centromeridionali, ma nella lingua scritta quella virgola non ci va! È una cosa che insegnano (o forse insegnavano) alle elementari...
Un'altra questione dibattuta è quella della prima persona plurale del presente indicativo di verbi come sognare o accompagnare. Sogniamo e accompagniamo o sognamo e accompagnamo?
Provare con un correttore ortografico per conferma...
L'elenco sarebbe ben più lungo, ma mi fermo perché devo fare ancora parecchie cose prima di potermi godere il weekend.
Bon, fine dello sfogo.
Buon finesettimana.
lunedì 30 agosto 2010
Storie italiane
Oggi sale alla ribalta della cronaca su Repubblica.it la storia del Marchese Camillo Casati Stampa e la moglie Anna Fallarino. Una trattazione un po' più estesa si può trovare anche qua.
Forse pochi però sanno quale sia una delle conseguenze di un tale sordido delitto, che ha condotto più o meno direttamente a una vera e propria truffa miliardaria (in lire) ai danni di una ragazza suo malgrado coinvolta nel turbinio di una vicenda dalla quale sicuramente avrebbe preferito restare fuori.
"Oltre al danno, la beffa", verrebbe da dire (oltretutto doppia, come si può capire scorrendo con un po' di attenzione le informazioni linkate sopra).
Ah beh, il truffatore non c'è bisogno di nominarlo, è sempre Lui.
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