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domenica 2 settembre 2012

Un nuovo inizio


Da mercoledì 29 agosto insegno fisica e matematica un collegio internazionale nel cuore delle Alpi Svizzere.
Non ho ma insegnato nelle scuole superiori, anche se è un'idea che è sempre rimasta dormiente in qualche anfratto della mia mente. Per una serie di coincidenze più o meno fortuite mi è capitata ora questa opportunità, e sono entusiasta di poterla sfruttare.

È vero che si finisce quasi sempre per insegnare le cose nella stessa maniera in cui le si è imparate, e io ho avuto sempre la fortuna di avere degli ottimi maestri. Penso sia giunta l'ora di ricambiare quanto ricevuto. 

Vorrei provare ad adottare un metodo forse non molto diffuso ma secondo me tremendamente efficace per insegnare ai ragazzi. 
Cercherò di mantenere al minimo il minutaggio di lezione frontale, in cui io parlo dalla cattedra e i ragazzi ascoltano e prendono appunti (...auspicabilmente...). 
Vorrei costruire il sapere insieme ai ragazzi, così come avviene davvero nella scienza, che è un'impresa quasi sempre collettiva, spinta dall'iniziativa e dalla passione dei singoli.


La mia esperienza era e resta limitata, per questo ho deciso di provare a raccontare quello che succede in classe in un blog, che spero sarà aperto a discussioni e commenti da parte di tutti.
Se vi va, fateci un salto e ditemi cosa ne pensate.

Filoscientifico.

Tracce di questa esperienza faranno capolino anche in questo blog, ma soltanto tracce.

sabato 28 agosto 2010

Passaggi e percorsi


Un paio di settimane fa ero a fare un trekking con mio padre in Valle Gesso, nel cuore delle Alpi Marittime.
Un gran bel giro ad anello con partenza da Entracque, attraverso il rifugio Soria Ellena, la Pera de Fener, il Passaggio dei Ghiacciai, i laghi dei Gelas e poi in discesa lungo il Vallone di Monte Colombo.
1700 metri di dislivello in salita e in discesa con un bel po' di spostamento per quasi dieci ore di gita in tutto, pause (non troppe a dire il vero) comprese. Un po' duretto ma bellissimo.




Il Passaggio dei Ghiacciai è un piccolo intaglio sulla cresta Nordovest dei Gelas, a 2800 metri. Per raggiungerlo dalla Pera de Fener (un grande masso erratico posto a quota 2700 metri) bisogna attraversare quel che resta di alcuni trai ghiacciai più meridionali delle Alpi (ormai in grandissima parte sepolti da detriti rocciosi), mantenendosi grosso modo in quota lungo tracce di sentiero e varcando qualche nevaio scosceso.


Il Passaggio, seppur piccolo, è ben visibile anche da lontano grazie a una corda con appese diverse bandierine tibetane che lo attraversa. Sicuramente e' opera di Aladar, l'insolito gestore del rifugio Federici Marchesini al Pagarì, che non si trova molto distante.


La traccia è segnalata da radi segni di vernice rossa e ancor più radi ometti di sassi impilati. A volte si perde e bisogna ritrovarla un po' a senso, fin dalla risalita della prima morena che si incontra appena sopra la Pera de Fener.

Sull'ultimo dei nevai, quello più lontano dalla Pera de Fener e anche quello che rimane più in ombra, è visibile anche da lontano una traccia, ma gli altri prendono molto sole in questa stagione, e le impronte dei rari passanti svaniscono in fretta.
Poco prima di giungere presso il bordo di uno dei più grandi di questi nevai, il sentiero si perde decisamente. Cominciamo a scendere sulla pietraia in cerca di una debole traccia sulla neve o di un buon passaggio per attraversare. A un certo punto mi fermo e mi guardo intorno.

- Papà, se io dovessi tracciare un sentiero o una traccia per andare a quel passo, ora attraverserei qua e andrei in questa direzione, vienimi dietro.

Con cautela, passo dopo passo, formando piccoli gradini sull'infida neve estiva, attraversiamo il nevaio e dopo aver messo piede sulla pietraia, a venti centimetri da me, si materializzano un segno di vernice rossa e, un paio di metri più avanti, un ometto.

Non è stato niente di eccezionale, ma per attraversare correttamente quel nevaio è stata necessaria una discreta conoscenza dell'ambiente, un minimo di tecnica, un'idea più o meno chiara di quale fosse il punto di partenza e il punto di arrivo sperato.


È come nella ricerca scientifica.
Ti muovi dapprima lungo un cammino più o meno segnalato, che pure a volte si perde, fino al bordo di una zona sconosciuta. Oltre, si palesa un percorso ignoto, che può nascondere insidie, ma che può portare a un nuovo sentiero, una nuova piccola o grande scoperta. Si tratta di guardarsi un po' intorno, e, sulla base di ciò che ci si è lasciati alle spalle e delle conoscenze maturate con l'esperienza, bisogna scegliere un percorso nuovo per attraversare il nevaio e giungere dall'altra parte, dove il sentiero magari è di nuovo più o meno malamente segnalato.
Un passo dopo l'altro, si costruisce una nuova traccia, seguendo con decisione e sicurezza la direzione scelta.

I problemi nascono quando nel mezzo dell'attraversamento si viene presi da un improvviso senso di smarrimento, come se, senza preavviso, fosse calata una fitta nebbia che nasconde i punti di riferimento. Allora si comincia a vagare con sempre maggiore incertezza per il nevaio, incapaci di riconoscere il cammino più breve, e magari si comincia a salire e scendere pericolosamente con passi sempre più incerti sulla neve, perdendo tempo ed energie.

Ecco, quando questo comincia ad accadere troppo spesso, e apparentemente nessuno è capace con un semplice gesto di indicarti quale sia il percorso migliore, forse è il momento di capire che il cammino intrapreso è tecnicamente troppo difficile, o troppo lungo, o forse semplicemente non adatto alle tue caratteristiche, conoscenze e capacità, e si può anche pensare di tornare indietro e cercare un'altra via più sicura o un altro nevaio più corto e meno scosceso.

Come altre volte, ecco qua un premio per chi ha avuto la pazienza di leggere fino in fondo!

domenica 20 giugno 2010

I agree, Mr. Fenner!

Allora, tale Professor Fenner ha dichiarato che secondo lui l'umanita' ha i giorni, pardon, gli anni contati.

Ecco, io sono anni che lo dico, portando proprio gli stessi argomenti, e ora arriva lui, solo perche' ha 95 anni ed e' professorone e tutti gli danno retta!

Ipse dixit.

Qui l'articolo del Corriere in italiano, e qui l'articolo originale sul "The Australian".

domenica 9 maggio 2010

E' tornata...

... in mezzo alle pulizia di primavera, che qui in Svizzera, si sa, arriva un po' piu' tardi, e' rispuntata la busta con la foto di Alberto.
Ora e' tornata al suo posto nel mio zaino marrone.

"... troppo forte e intenso perché io possa anche solo provare a commentare"

"...anche io spesso mi ritrovo a pensare Alberto..."

"Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Che sarebbe arrivato un giorno in cui ne avremmo riparlato tutti assieme"

"Ciao Alberto"

"Un abbraccio"

giovedì 6 maggio 2010

Per noi, con parole mie...

Si chiamava Alberto.
Era magro, schivo, aveva sempre i capelli corti e un po' di barba.
C'era sempre il suo nome tra i primi nelle liste dei risultati degli esami. In mezzo a quelli dei normalisti, un altro paio, e poi, dietro, tutti gli altri.
Io non riuscivo a capire chi fosse quel Maggi... si nascondeva, almeno ai miei occhi, Alberto Maggi.
Poi, facevamo il terzo anno, qualcosa e' cominciato a cambiare. Com'era successo due anni prima con un altro che era fatto della stessa pasta, Enrico, quasi le stesse parole: "Piacere, finalmente". E un sorriso.

Alberto viveva a Guasticce, vicino a Livorno. Faceva avanti e indietro tutti i giorni. Finalmente una volta lo invitai a pranzo. Ci siamo trovati: era come me, solo un po' meglio. Piu' preciso, piu' lucido, piu' posato, piu' chiaro.

Era la persona perfetta per il nostro "ritiro" a Zuccarello. Io, Alberto, Chiara e Brynmor: due settimane, forse tre.
"Studio matto e disperatissimo", hamiltoniane e autofunzioni, autovalori e potenziali, una partita a calciotennis sul grande terrazzo, una scappata al mare.
La volta bianca del mio lettino e l'odore di umido come solo in certe vecchie case liguri.
E certi momenti di comprensione profonda, certi momenti perfetti, e poi trascinavamo quella sensazione fino alle giostre delle saghe paesane, quando i contorni sfumavano e divenivano formule e numeri, lettere ed equazioni.

E poi siamo tornati a Pisa e un'altro anno e' passato, in mezzo a teoremi ergodici e C*-algebre, Morchio che tartaglia e Di Giacomo che pontifica.

Ci riproviamo, torniamo a Zuccarello un anno dopo. Alberto non viene, quell'esame avrebbe voluto prepararlo con piu' calma in autunno.

Era il principio di agosto, o forse di settembre. Arriva una mail di Alberto.
"Ho la leucemia" c'e' scritto.

Eravamo in cento al primo anno di Fisica a Pisa nel 1998. Due hanno avuto la leucemia, Alberto e Daiana, un altro una strana malattia autoimmune che poi e' svanita da sola, o quasi. Qualcosa non torna in questi numeri, me lo ripeto da quasi 10 anni. Ma me lo ripeto e basta, finisce la'.

Cominciano due anni di speranze e delusioni. Andavo a trovarlo quasi tutte le settimane, quando non era troppo debole per la chemio, a Guasticce, in quella casa dove non ero mai stato prima, quando stava bene.

Chiaccheravamo di tutto, di matematica e fisica, di medicina, ovvio, di politica e sport. Alberto era interista, come molti a Livorno, erede di una tradizione che risale ad Armando Picchi. Anche in questo eravamo simili: il Genoa e l'Inter (che poi Alberto, hai visto che roba l'Inter quest'anno? e Milito? te l'avevo detto che era forte, no? che regalo che vi abbiamo fatto... dovreste almeno ringraziarci!)
Era appassionato e concreto, ironico e acuto, elegante, a modo suo, e severo. Con tutti, con tutto.

A volte Chiara mi accompagnava, restava discretamente in macchina ad aspettarmi, mezz'ora, un'ora. Quelli erano momenti solo per noi.

La prima pagina della mia Tesi di Laurea ha solo due righe, in corsivo, allineate a destra:

ad Alberto,
aspetto di leggere la tua

Poi sono partito per Trieste.
Il sacro fuoco era spento ormai, ma restava qualche tizzone. Gia' mi domandavo se ne valesse la pena. Quante volte ho desiderato che Alberto fosse li', uno di quei posti sarebbe stato suo, di chi altri se no? ma chissa', forse non lo avrebbe voluto... era fatto a modo suo Alberto.
E chissa', se fosse venuto, forse molto sarebbe stato diverso.
Ricordo le decine di volte che pensavo: "Questa cosa posso capirla solo insieme ad una persona, Alberto". Ma lui aveva problemi piu' importanti da affrontare.

Una volta mi disse che non gliene fregava piu' niente, che erano tutte fregnacce, che quando sarebbe guarito si sarebbe iscritto a medicina, che i medici non capivano un cazzo di quello che facevano.
Mi disse che Daiana era stata in un centro di Bergamo: con un'analisi del primo campione di midollo, prima della prima chemio, formulavano una terapia su misura. Daiana e' guarita.
Il "primo campione" di Alberto l'avevano a Firenze, a Careggi. Anzi no, non l'avevano piu', l'avevano buttato via. Inutile, secondo loro.

Una volta, in uno di quei momenti in cui un'equazione suona come un accordo e senti un po' di quell'illuminazione, di quella comprensione lucida e perfetta e vera, di quell'alito leggero che e' il vero motivo per cui facciamo questo lavoro, mi misi davanti al computer e gli scrissi.
"Alberto, c'e' tanto di bello anche fra le nostre carte, c'e' tanto di vero. Ne vale la pena, e c'e' bisogno di te. Fa' presto a tornare".

Un po' stava bene e un po' stava male, andai una volta a trovarlo a Careggi. L'umore, il tono delle nostre conversazioni era lo stesso di quelle a casa sua. Non si lasciava scoraggiare.

A luglio, due anni dopo essersi ammalato, sembrava che stesse meglio. Forse era fuori.
Ad agosto del 2004, ero sul grande letto di Trieste, con Chiara, era una giornata di sole, luminosa come poche, la luce e il mare entravano dalla finestra.
Risposi al telefono, mi alzai in piedi sul letto, era Giacomo, il Presidente, come lo chiamava Alberto.

"Alberto non ce l'ha fatta"

Alberto e' morto di un'emorragia cerebrale, in poche ore, quando tutto sembrava dire che ormai ce l'aveva quasi fatta.

Due giorni dopo eravamo tutti a Guasticce.
Mi ricordo sua madre:

- Beppe, il suo cervellino, cosi' bello, tutto pieno di sangue, tutto pieno di sangue... mi diceva "Io voglio capire ancora tante cose mamma, ci sono ancora tante cose da capire"

- Ora sa tutto, ora sa tutto, non ti preoccupare... stai tranquilla che sa tutto ora...

Ci siamo mossi in molti perche' prendesse quella laurea che meritava.
L'ebbe, un anno dopo, o giu' di li'.
Enore Guadagnini, quando fece il discorso di consegna, disse, piu' o meno:

"Il bene che ha fatto una persona si misura da quante persone sono pronte a fare qualcosa per lui.
A giudicare da quanti siete qua oggi, a giudicare da quanto voi ragazzi avete fatto in questi mesi perche' questo giorno arrivasse, Alberto, anche se ha avuto solo 25 anni per completare il suo percorso, lo ha compiuto fino in fondo. A certe persone non basta una vita per avere tanto affetto intorno a se' come quello che si sente oggi in quest'aula".

Non ricordo se piansi, non ricordo davvero. So che ora non riesco a trattenere le lacrime, e non so perche' proprio stasera ho sentito il bisogno di raccontare questa storia.

Quel giorno, la madre di Alberto diede a ciascuno di noi una busta con una sua foto, la tengo sempre nel mio zaino marrone... Quando vedo tutto nero e mi sembra che niente abbia senso la guardo, la sfioro con due dita senza aprirla, e ritrovo un po' di forza.
Non ricordo esattamente cosa ci sia scritto dietro quella foto...
...il mio zaino marrone, lo porto sempre con me, tre settimane fa mi si e' aperta una bottiglia di detersivo che avevo preso al supermercato dentro il mio zaino marrone... ho tolto tutto per lavarlo, anche la busta, non si era macchiata ma ora... non c'e' piu', non c'e' piu'! Dove ho messo la busta? La mia stanza e' un disastro, non la trovo, dev'essere finita in mezzo a mille carte, ecco forse perche' stasera ho sentito questo bisogno, era un po' che non vedevo la busta nella tasca del mio zaino, ero sicuro di avercela rimessa ma non c'e'!

Ora corro a cercarla, aspetta Alberto, non ti arrabbiare, vengo a cercarti, aspetta, vado...

giovedì 7 maggio 2009

Nausea

Preparo la domanda di ammissione al concorsone, e comincia cosi':

Il sottoscritto Milito Diego chiede di essere ammeso a partecipare alla procedura selettiva per soli esami per la formulazione di giudizi di idoneità per la eventuale costituzione di rapporti di lavoro subordinato con contratto a tempo determinato di persolare ricercatore di III livello professionale.

Che voglia di madarli tutti in culo...

giovedì 30 aprile 2009

Concorrere

Come al solito, il sistema italiano della ricerca si distingue per la coerenza e la trasparenza.

L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha deciso di bandire un concorso per soli esami per conferire ai candidati l'idoneita' ad ottenere un Assegno di Ricerca.

Sostanzialmente, se passi questo esame, le cui modalita' e i tempi non sono specificati molto chiaramente sul bando, poi, se per caso viene bandito un concorso per un Assegno di Ricerca, puoi partecipare al concorso, altrimenti no.

Ora, uno ha gia' la Laurea e il Dottorato, a cosa serve esattamente questo ulteriore passaggio? L'arcano disegno e' presto svelato.

Spesso, quando si bandisce un concorso per un Assegno di Ricerca, e' sostanzialmente gia' chiaro chi sara' il candidato vincitore, in pieno stile italico. Per questa ragione le commissioni vengono formate sostanzialmente "su misura".
Capita pero', a volte ,che al suddetto concorso si presenti, oltre al candidato favorito, anche qualche altro candidato magari migliore del suddetto, magari anche molto migliore. E li' cominciano i salti mortali a cui si trova costretta la commissione per far risultare "migliore" il candidato gia' prescelto.

Per questa ragione e' stato studiato un simpatico stratagemma: ora facciamo un bel concorsone, con la faccia pulita perche' addirittura e' per soli esami, senza valutazione dei titoli, facciamo idonei quelli che dobbiamo fare idonei, cosi' poi potremo fare dei concorsi per gli Assegni con modalita', diciamo cosi', un po' piu' blande, e avremo piu' margine per sceglierci al momento giusto il candidato preferito.

Viva l'Italia!

mercoledì 9 aprile 2008

Il secondo grande mistero dell'Universo...

...come tutti i seguaci di Doc Brown sanno, sono le donne.

Se del primo grande mistero, i viaggi nel tempo, sono almeno riuscito a capirci qualche minuscola cosa, sul secondo brancolo totalmente nel buio.

Oggi pero' ho ricevuto, naturalmente da una donna, un suggerimento molto importante.

Le donne riescono a sentire, e pensare, sinceramente, nello stesso tempo, una cosa e il suo contrario.

Dev'essere una qualche forma di adattamento evolutivo, probabilmente inibita dal testosterone, e probabilmente anche causa dei loro frequenti mal di testa...
Non voglio dire che gli uomini non possano, a volte, applicare questa sorta di "bispensiero" ma la naturalezza e la frequenza con cui lo fanno le donne, anche riguardo alle questioni piu' spinose, sono ben altra cosa, quasi un caratttere distintivo...
E' inutile, non saremo mai al loro livello...


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