Due immagini scattate a 24 ore di distanza dalla finestra del mio ufficio. La prima è "antichizzata", ma l'arcobaleno non è un effetto speciale.
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mercoledì 10 agosto 2011
martedì 2 agosto 2011
Ferro e fuoco
La città era avvolta da una sottile nebbia accesa di rosa dai primi raggi di sole. Solo in pochi si aggiravano sulle strade ricoperte da resti di esplosivi, ancora storditi dal frastuono della notte e dall'odore acre della polvere da sparo e della carne bruciata.
Sono le 7 del mattino del 2 di agosto, a Berna.
Il primo di agosto è la Festa Nazionale Svizzera, che significa, per ogni svizzero, barbecue e fuochi d'artificio.
La città a ferro e fuoco.
Durante la breve estate bernese, sui piccoli e grandi prati che costeggiano la riva del fiume, si assembrano ogni sabato e domenica pomeriggio decine di gruppi di giovani e meno giovani e, ciascuno col proprio grill, cominciano ad abbrustolire ali di pollo, bistecchine e soprattutto bratwurst, mentre i più temerari si fanno trasportare dalle fresche acque dell'Aare.
Ma ieri c'era qualcosa in più.
Da più di una settimana erano comparsi improvvisamente in giro per la città baracchini di varia foggia e dimensione, stipati di fuochi d'artificio.
A quanto pare, in Svizzera il primo d'agosto non è il primo d'agosto se non hai sparato qualche fuoco. In questo senso è il loro Capodanno, visto che a Capodanno troppo spesso fa troppo freddo per piazzarsi all'aperto e accendere miccette.
Le 22.30 del primo di agosto sono l'equivalente svizzero della mezzanotte di San Silvestro napoletana. È il momento in cui comincia la festa anche se già dal pomeriggio in pochi si fanno mancare petardi e bengala.
E infatti giù al fiume verso le sette e mezza, tra barbecue e polvere da sparo, il fumo aveva già avvolto i festanti rendendo l'aria densa e acre.
Intorno alle 22, per attraversare in bicicletta il ponte di Kurnhaus bisogna fare lo slalom fra le fontanelle e schivare il lancio di miniciccioli e petardi. Alle 22.30 scattano i fuochi ufficiali organizzati dalla città e dai quartieri. Ma soprattutto è il momento in cui tutti danno fuoco alle armi: tutti, dai 3 ai 103 anni, devono necessariamente far bruciare, saltare, fischiare, brillare o scoppiare qualcosa.
A Grosse Schanze, la grande terrazza sopra la stazione, lo spettro piromane era dei più ampi: adolescenti evidentemente eccitati dai loro potenti e ciechi scoppi, giovani genitori che insegnavano ai figli come accendere le loro prime fontanelle, naturalmente tenendo per sé il lancio dei più adulti bengala, coppie di anziani che con attenzione davano fuoco a micce e stelline.
Stamattina il cielo era sereno, l'aria fresca ma ferma, senza nemmeno una piccola brezza mattutina ad agitarla. Il fumo dei barbecue e dei fuochi d'artificio ristagnava ancora, precipitato verso la città bassa, verso il fiume, mischiato a una sottile umida foschia. Il sole entrando di traverso nelle anse dell'Aare accendeva di una luce diffusa ancora per qualche minuto le polveri della notte, mentre la città si svegliava un po' più lentamente del solito e dal ponte di Kurnhaus il Berner Oberland, come ogni giorno senza nuvole, chiudeva l'orizzonte verso sud.
Sono le 7 del mattino del 2 di agosto, a Berna.
Il primo di agosto è la Festa Nazionale Svizzera, che significa, per ogni svizzero, barbecue e fuochi d'artificio.
La città a ferro e fuoco.
Durante la breve estate bernese, sui piccoli e grandi prati che costeggiano la riva del fiume, si assembrano ogni sabato e domenica pomeriggio decine di gruppi di giovani e meno giovani e, ciascuno col proprio grill, cominciano ad abbrustolire ali di pollo, bistecchine e soprattutto bratwurst, mentre i più temerari si fanno trasportare dalle fresche acque dell'Aare.
Ma ieri c'era qualcosa in più.
Da più di una settimana erano comparsi improvvisamente in giro per la città baracchini di varia foggia e dimensione, stipati di fuochi d'artificio.
A quanto pare, in Svizzera il primo d'agosto non è il primo d'agosto se non hai sparato qualche fuoco. In questo senso è il loro Capodanno, visto che a Capodanno troppo spesso fa troppo freddo per piazzarsi all'aperto e accendere miccette.
Le 22.30 del primo di agosto sono l'equivalente svizzero della mezzanotte di San Silvestro napoletana. È il momento in cui comincia la festa anche se già dal pomeriggio in pochi si fanno mancare petardi e bengala.
E infatti giù al fiume verso le sette e mezza, tra barbecue e polvere da sparo, il fumo aveva già avvolto i festanti rendendo l'aria densa e acre.
Intorno alle 22, per attraversare in bicicletta il ponte di Kurnhaus bisogna fare lo slalom fra le fontanelle e schivare il lancio di miniciccioli e petardi. Alle 22.30 scattano i fuochi ufficiali organizzati dalla città e dai quartieri. Ma soprattutto è il momento in cui tutti danno fuoco alle armi: tutti, dai 3 ai 103 anni, devono necessariamente far bruciare, saltare, fischiare, brillare o scoppiare qualcosa.
A Grosse Schanze, la grande terrazza sopra la stazione, lo spettro piromane era dei più ampi: adolescenti evidentemente eccitati dai loro potenti e ciechi scoppi, giovani genitori che insegnavano ai figli come accendere le loro prime fontanelle, naturalmente tenendo per sé il lancio dei più adulti bengala, coppie di anziani che con attenzione davano fuoco a micce e stelline.
Stamattina il cielo era sereno, l'aria fresca ma ferma, senza nemmeno una piccola brezza mattutina ad agitarla. Il fumo dei barbecue e dei fuochi d'artificio ristagnava ancora, precipitato verso la città bassa, verso il fiume, mischiato a una sottile umida foschia. Il sole entrando di traverso nelle anse dell'Aare accendeva di una luce diffusa ancora per qualche minuto le polveri della notte, mentre la città si svegliava un po' più lentamente del solito e dal ponte di Kurnhaus il Berner Oberland, come ogni giorno senza nuvole, chiudeva l'orizzonte verso sud.
domenica 29 novembre 2009
Oggi...
...è un giorno molto triste qui in Svizzera. Qualcuno si vergogna, qualcuno si arrabbia, molti dovrebbero domandarsi dove abbiano sbagliato.
E anche io, che un po' di questo Paese e della sua gente ho lasciato entrare in me, provo quel misto di vergogna, rabbia e delusione e mi domando quale sia, se esiste, il modo giusto di incidere sulla realtá, per far sì che certi errori e certe sofferenze non si ripetano.
E anche io, che un po' di questo Paese e della sua gente ho lasciato entrare in me, provo quel misto di vergogna, rabbia e delusione e mi domando quale sia, se esiste, il modo giusto di incidere sulla realtá, per far sì che certi errori e certe sofferenze non si ripetano.
giovedì 19 novembre 2009
domenica 25 ottobre 2009
Dalla finestra dell'ufficio... per davvero.
Cliccare qua, poi sulla miniatura, poi su Full Size, aspettare un po', e godersi lo spettacolo, con tanto di zoom :)
lunedì 19 ottobre 2009
Dalla finestra dell'ufficio...
..alzo lo sguardo, vedo piu' o meno questo e comincio a ripassare la lezione:
Wetterhorn, Schreckhorn, Finsteraarhorn, Gross Fiescherhorn, Eiger, Mönch, Junfraujoch, Jungfrau, Abeni Flue, Mittaghorn, Breithorn, Blüemlisalphorn, Doldenhorn, Balmhorn e per un pelo manco l'Altels, nascosto dietro la collina del Gurten...
Wetterhorn, Schreckhorn, Finsteraarhorn, Gross Fiescherhorn, Eiger, Mönch, Junfraujoch, Jungfrau, Abeni Flue, Mittaghorn, Breithorn, Blüemlisalphorn, Doldenhorn, Balmhorn e per un pelo manco l'Altels, nascosto dietro la collina del Gurten...
In giro per le colline bernesi
Con salitona finale alla collina Gurten, da cui si domina la citta' e, in una giornata con meno nuvole, anche tutto l'Oberland bernese.
Gurten Final
Widget powered by EveryTrail: Travel Communitylunedì 12 ottobre 2009
Cartoline da Berna: da casa al lavoro
From home to work
Widget powered by EveryTrail: GPS Trip Sharing with Google MapsColonna sonora: Dover, Devil came to me
Rincorrere e ricorrere
Il ticchettio della pioggia sul soffitto prima di addormentarsi è un suono che sa di estate. Sa di una tenda azzurra come unico ma sicuro riparo, sa di un tetto bianco spiovente con travi di legno scuro, mi ricorda che anche quando sono dentro la città, protetto e coccolato dalle sue case e dalle sue strade, c'è là fuori un mondo fatto di aria fresca e un fuoco che scoppietta, di un vento che si infila sotto la tenda e soffia via le muffe di una vita ferma, alleggerisce la mente e lascia parlare quello che siamo per davvero, sussurra parole che poi troppo presto dimentichiamo.
Tornare alla città dopo esserne stato fuori per qualche giorno, può avere l'effetto di un pugno nello stomaco, ti fa sentire prigioniero della massa di luci, rumori e persone che nuovamente ti circonda; piantare una tenda sull'erba dopo aver passato mesi dentro il ventre della città, al contrario, può farti sentire libero e in pace, in una maniera che potresti aver dimenticato: dove, quando la mente e il cuore ci parlano più serenamente, più sinceramente? dove possiamo essere quello che siamo davvero senza il timore del giudizio degli altri e spogli di quel velo che spesso finisce col nascondere la vera natura delle cose?
dove sarà indicata più chiara la via che porta a rincorrere qualcosa di vero e a non ricorrere in vecchi errori?
Tornare alla città dopo esserne stato fuori per qualche giorno, può avere l'effetto di un pugno nello stomaco, ti fa sentire prigioniero della massa di luci, rumori e persone che nuovamente ti circonda; piantare una tenda sull'erba dopo aver passato mesi dentro il ventre della città, al contrario, può farti sentire libero e in pace, in una maniera che potresti aver dimenticato: dove, quando la mente e il cuore ci parlano più serenamente, più sinceramente? dove possiamo essere quello che siamo davvero senza il timore del giudizio degli altri e spogli di quel velo che spesso finisce col nascondere la vera natura delle cose?
dove sarà indicata più chiara la via che porta a rincorrere qualcosa di vero e a non ricorrere in vecchi errori?
mercoledì 7 ottobre 2009
Buonanotte
Il tetto spiovente e due finestre con vista sul cielo: attraversandole, la luna si adagia al mio fianco mentre le campane rintoccano i quarti d'ora. Insieme sussurrano un po' di serenità dimenticata, come se fossero mille lingue diverse ma una sola voce.


domenica 4 ottobre 2009
Un trasloco un po' complicato...
7 giorni e 7 notti
8 citta'
4 Stati
3000 Km in furgone
200 Km in auto
1700 Km in treno
900 Km in aereo
Totale: 5800 Km in circa 56 ore di viaggio e sole 35 ore di sonno.
Posso essere un po' stanchino?
Da domattina pero', si comincia a fare sul serio.
Gömmer!
8 citta'
4 Stati
3000 Km in furgone
200 Km in auto
1700 Km in treno
900 Km in aereo
Totale: 5800 Km in circa 56 ore di viaggio e sole 35 ore di sonno.
Posso essere un po' stanchino?
Da domattina pero', si comincia a fare sul serio.
Gömmer!
lunedì 28 settembre 2009
Barna Berna
Ho deciso di cominciare a scrivere questo blog quando mi sono trasferito a Barcellona (che chi vive qua spesso abbrevia in Barna, essendo Barça di fatto riservato alla squadra di calcio). 19 mesi sono passati in fretta, come si addice a questa citta' che spesso non ti lascia respiro.
E di tempo per respirare, davvero, ne ho avuto poco, e forse ho anche passato troppo tempo a cercare di prendere aria, forse senza riuscirci.
Ci sono almeno due Barcellona: quella di chi ci e' nato, e quella di chi ci e' arrivato. Tra chi arriva qua, molto spesso per una scelta piu' o meno consapevole, c'e' un esercito di giovani tra i 25 e i 35 anni, che, sorpresi dalla vita in un momento di indecisione, o magari sospinti dalla necessita' di un cambimaneto, vengono in cerca di qualcosa, forse semplicemente di un po' di tempo, il loro tempo.
Ne trovano? arrivano dispersi e un po' disperati, come cambiano e come saranno cambiati quando ripartono? puo' sembrare paradossale, ma a volte questa meta' della citta' mi e' apparsa come la regina delle provinciali: alla fin fine, rivolta verso se' stessa, alla ricerca di un se' smarrito o mai trovato, con il rischio concreto di precipitare in una sterile autoreferenzialita', senza volere ne' potere ammmetterelo..
E in questo, l'altra citta', quella di chi ci e' nato, non e' poi cosi' diversa. Una citta' quasi schiacciata tra il desiderio di affermare la propria identita', Capitale di una Nazione, la Catalunya, e la consapevolezza che perderebbe gran parte della sua vitalita' e del suo fascino senza la contaminazione che la pervade.
Da Barna a Berna cambia solo una lettera, ma la nuova pagina e' bianca, anche se con qualche rigo per aiutarti a scrivere diritto, magari con qualche saliscendi in meno.
E' il momento di scendere dalla giostra, ma la vita e' tutta un saliscendi e non si ferma, perche' ci saranno nuovi sorrisi e abbracci e birre e parole, c'e' un mondo intero di montagne da conoscere e esplorare, mentre la giostra e' gia' in cammino.
E di tempo per respirare, davvero, ne ho avuto poco, e forse ho anche passato troppo tempo a cercare di prendere aria, forse senza riuscirci.
Ci sono almeno due Barcellona: quella di chi ci e' nato, e quella di chi ci e' arrivato. Tra chi arriva qua, molto spesso per una scelta piu' o meno consapevole, c'e' un esercito di giovani tra i 25 e i 35 anni, che, sorpresi dalla vita in un momento di indecisione, o magari sospinti dalla necessita' di un cambimaneto, vengono in cerca di qualcosa, forse semplicemente di un po' di tempo, il loro tempo.
Ne trovano? arrivano dispersi e un po' disperati, come cambiano e come saranno cambiati quando ripartono? puo' sembrare paradossale, ma a volte questa meta' della citta' mi e' apparsa come la regina delle provinciali: alla fin fine, rivolta verso se' stessa, alla ricerca di un se' smarrito o mai trovato, con il rischio concreto di precipitare in una sterile autoreferenzialita', senza volere ne' potere ammmetterelo..
E in questo, l'altra citta', quella di chi ci e' nato, non e' poi cosi' diversa. Una citta' quasi schiacciata tra il desiderio di affermare la propria identita', Capitale di una Nazione, la Catalunya, e la consapevolezza che perderebbe gran parte della sua vitalita' e del suo fascino senza la contaminazione che la pervade.
Da Barna a Berna cambia solo una lettera, ma la nuova pagina e' bianca, anche se con qualche rigo per aiutarti a scrivere diritto, magari con qualche saliscendi in meno.
E' il momento di scendere dalla giostra, ma la vita e' tutta un saliscendi e non si ferma, perche' ci saranno nuovi sorrisi e abbracci e birre e parole, c'e' un mondo intero di montagne da conoscere e esplorare, mentre la giostra e' gia' in cammino.
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