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martedì 9 agosto 2011

Fabrikk!

Loro si definiscono un Gassenschau, che letteralmente vorrebbe dire "spettacolo di strada", ma sarebbe una definizione davvero molto riduttiva.


Cominciamo dall'ambientazione: un grande areale industriale abbandonato, trasformato in un teatro all'aperto contornato da due bar e 3 ristoranti con ottima cucina casalinga.
Passiamo poi alla storia, in breve: una piccola tradizionale fabbrica di cioccolato si ritrova a fronteggiare con difficoltà i mercati emergenti dell'Oriente.
E finiamo con la parte più importante, che tipo di spettacolo è: indefinibile.

È una rappresentazione teatrale, in un atto unico, ma ha diverse parti cantate e ballate, che a tratti la potrebbero far assomigliare a un musical. Tutto l'accompagnamento è suonato dal vivo, fin dall'introduzione, quando una piattaforma con i quattro componenti della piccola band, sospesa per aria plana sopra l'enorme palco, fino a sparire dietro le quinte.

Gli attori sono anche un po' cantanti e un po' acrobati, le parti parlate sono per la maggior parte in dialetto svizzero, ma diversi dialoghi sono in italiano, cinese, inglese e in buon tedesco, seguendo le origini degli impiegati della fabbrica di cioccolato e dei nuovi clienti.

La scenografia è dinamica ed è protagonista non meno degli attori e della musica, un po' si ride e un po' ci si commuove fino al finale che lascia letteralmente a bocca aperta per un tempo che sinceramente faccio fatica a ricordare. Quindici minuti, forse venti, di un crescendo grandioso che ti fa tornare bambino per come riempie gli occhi di meraviglia. Tutto si trasforma a due passi da te per diventare altro in una maniera che sembrava impossibile anche soltanto immaginare fino a poco prima. E non c'è trucco, non c'è illusione, non c'è nessun effetto speciale: gli uomini volano per davvero, i cavi si spezzano e scintillano, dal pavimento emergono...

... è teatro, con una buona dose di ingegno e di fantasia.

Se capitate dalle parti di Zurigo, da qui a ottobre, oppure l'estate prossima (vista la complessità dell'allestimento va in scena per due estati di fila), masticate un minimo di tedesco (basta davvero poco) e riuscite a trovare un biglietto (questa è forse la parte più difficile, almeno per quest'anno), vi consiglio proprio di non lasciarvelo scappare!
Qui il sito internet dedicato.

martedì 2 agosto 2011

Ferro e fuoco

La città era avvolta da una sottile nebbia accesa di rosa dai primi raggi di sole. Solo in pochi si aggiravano sulle strade ricoperte da resti di esplosivi, ancora storditi dal frastuono della notte e dall'odore acre della polvere da sparo e della carne bruciata.

Sono le 7 del mattino del 2 di agosto, a Berna.
Il primo di agosto è la Festa Nazionale Svizzera, che significa, per ogni svizzero, barbecue e fuochi d'artificio.
La città a ferro e fuoco.
Durante la breve estate bernese, sui piccoli e grandi prati che costeggiano la riva del fiume, si assembrano ogni sabato e domenica pomeriggio decine di gruppi di giovani e meno giovani e, ciascuno col proprio grill, cominciano ad abbrustolire ali di pollo, bistecchine e soprattutto bratwurst, mentre i più temerari si fanno trasportare dalle fresche acque dell'Aare.
Ma ieri c'era qualcosa in più.
Da più di una settimana erano comparsi improvvisamente in giro per la città baracchini di varia foggia e dimensione, stipati di fuochi d'artificio.
A quanto pare, in Svizzera il primo d'agosto non è il primo d'agosto se non hai sparato qualche fuoco. In questo senso è il loro Capodanno, visto che a Capodanno troppo spesso fa troppo freddo per piazzarsi all'aperto e accendere miccette.
Le 22.30 del primo di agosto sono l'equivalente svizzero della mezzanotte di San Silvestro napoletana. È il momento in cui comincia la festa anche se già dal pomeriggio in pochi si fanno mancare petardi e bengala.
E infatti giù al fiume verso le sette e mezza, tra barbecue e polvere da sparo, il fumo aveva già avvolto i festanti rendendo l'aria densa e acre.

Intorno alle 22, per attraversare in bicicletta il ponte di Kurnhaus bisogna fare lo slalom fra le fontanelle e schivare il lancio di miniciccioli e petardi. Alle 22.30 scattano i fuochi ufficiali organizzati dalla città e dai quartieri. Ma soprattutto è il momento in cui tutti danno fuoco alle armi: tutti, dai 3 ai 103 anni, devono necessariamente far bruciare, saltare, fischiare, brillare o scoppiare qualcosa.
A Grosse Schanze, la grande terrazza sopra la stazione, lo spettro piromane era dei più ampi: adolescenti evidentemente eccitati dai loro potenti e ciechi scoppi, giovani genitori che insegnavano ai figli come accendere le loro prime fontanelle, naturalmente tenendo per sé il lancio dei più adulti bengala, coppie di anziani che con attenzione davano fuoco a micce e stelline.

Stamattina il cielo era sereno, l'aria fresca ma ferma, senza nemmeno una piccola brezza mattutina ad agitarla. Il fumo dei barbecue e dei fuochi d'artificio ristagnava ancora, precipitato verso la città bassa, verso il fiume, mischiato a una sottile umida foschia. Il sole entrando di traverso nelle anse dell'Aare accendeva di una luce diffusa ancora per qualche minuto le polveri della notte, mentre la città si svegliava un po' più lentamente del solito e dal ponte di Kurnhaus il Berner Oberland, come ogni giorno senza nuvole, chiudeva l'orizzonte verso sud.

giovedì 21 ottobre 2010

Mein Traum

Con qualche aiutino esterno, il corso di tedesco sta dando i suoi frutti...

Mein Traum ist dumm zu werden.
Wenn du dumm bist, niemand, nicht einmal du selbst, kann zu viel von dir fordern.
Normalerweise hat ein Dummer viele Antworten. Oft sind sie falsch, aber der Dumme weiss es nicht. Er glaubt, sie sind richtig und ist oft zufrieden mit ihnen.
Andererseits, wenn du nicht dumm bist, hast du viele fragen, und zu wenig Antworten. Manchmal findest du eine Antwort, aber jede Antwort bringt wenigstens drei neue Fragen und du kannst nie das Ende sehen. 
Was bekommst du, wenn du zu viel fragst? Oft kannst du dich nicht mehr bewegen und wartest auf diese wichtige Antwort. Doch während du wartest und die Antwort suchst, verstehst du bald, dass es keine wichtige Antwort gibt. Und kurz danach vergisst du die Frage und stellst eine neue.

martedì 14 settembre 2010

Ecco il corno

In relazione al post precedente, grazie all'aiuto del buon Osvaldo, ecco qua finalmente un po' di immagini del "corno" (in tedesco sauschwanz).

Effettivamente ho trovato solo foto di versioni leggermente più sicure di quella presente al Col du Sanetsch, le cui estremità sono più aperte rispetto agli esemplari che vedete qui sotto.
Inoltre i corni di Sanetsch non sono infilati in anelli stretti come quelli nelle figure ma, come ho cercato di descrivere, in un tondino metallico le cui estremità, lontane circa 15 cm, sono ancorate alla roccia.





Inoltre sembra che sia consigliata spesso una "ridondanza" nell'assicurazione, che tuttavia chiaramente non si può applicare all'ultimo che discenda la via, a meno di non lasciare sempre del materiale in parete....

Laura ha infilato un moschettone in quella specie di anello che si forma in alto, che però nella versione del corno presente al Col du Sanetsch non è un anello. Così il corno si è capovolto, è uscito dalla sede ed è venuto giù.

lunedì 13 settembre 2010

Di empatia e attenzione

Fa un rumore sordo un corpo che cade sbattendo contro la roccia.
Pensavo che avessero buttato di sotto uno zaino.
E invece poco dopo spunta su un piccolo pianoro alla nostra destra una delle due ragazze che un'oretta prima con un amico si erano infilate nella valletta a fianco.
È al cellulare e parla francese.

- Un chute. Dix mètres.

Una caduta. Dieci metri.
La sua amica è venuta giù.

Mi attacco al rinvio e chiedo a Osvaldo che mi sta assicurando se anche lui ha capito la stessa cosa che ho capito io.
Non serve che mi risponda. Dalla valletta arriva un lamento, poi un grido e un pianto.

La ragazza chiude il telefono, gridando le chiedo se hanno bisogno di aiuto, mi risponde che la sua amica è caduta, che ha chiamato l'elicottero.

- Arriviamo!

È un momento delicato. Mi mancano due rinvii per arrivare in catena. È difficile rimanere concentrati.

- OK Osvaldo, ora andiamo a dargli una mano, prima però restiamo concentrati su noi stessi ancora cinque minuti, perché se no qua facciamo un altro danno.

Per fortuna in pochi passi riesco a uscire e a calarmi velocemente. Giusto il tempo di infilare le scarpe da ginnastica e ci precipitiamo incontro ai tre, che lentamente spuntano dalla valletta. Gael e Alex sostengono Laura e la trasportano verso il prato che sta sotto di noi.

Regola numero uno in caso di incidente: non spostare la vittima.

Penso che se la stanno spostando non si dev'essere fatta quasi niente, ma allora perché hanno chiamato l'elicottero? Li raggiungiamo di corsa.
Laura singhiozza dolorante, "perché diavolo la stanno spostando?", continuo a pensare.
Ormai siamo in ballo, in mezzo a una piccola pietraia, non possiamo lasciarla lì, raggiungiamo un prato scosceso poco più in basso.

Le chiamate si susseguono convulse, con il cellulare che prende e non prende. Hanno capito dove siamo, Col du Sanetsch, ci mandano l'elicottero, da Sion. Laura ogni tanto scoppia in lacrime e singhiozzi, ogni tanto è più tranquilla.

Regola numero due in caso di incidente: coprire la vittima con coperte o indumenti caldi.

- Laura, hai freddo?
- No, no...

Copriamola lo stesso, con la mia giacca, con la tua, vedrai che tra poco le viene freddo.
Cinque minuti dopo quasi comincia a tremare, poi si riscalda di nuovo, con le giacche ben sistemate sul tronco e sulle gambe.

Finalmente l'elicottero arriva volteggiando sulla valle. Quasi sembra allontanarsi un paio di volte mentre scende verso di noi.

Due braccia alzate, ferme, a V. Abbiamo bisogno di aiuto, vi abbiamo chiamato noi.

Siamo su un terreno scosceso, il piccolo elicottero si abbassa ondeggiando fino a meno di un metro da terra, le pale del rotore passano a poche decine di centimetri dall'erba e dalle rocce a monte. Resta lì in quella posizione probabilmente solo per alcuni secondi, ma a noi sembrano quasi minuti.
Saltano giù in due. Un medico e una guida alpina. Cominciano a prendersi cura di Laura.
Cos'è successo? da quanto tempo? ti fa male qui? e qui? senti la mia mano sulla gamba? riesci a muovere il braccio?
Una piccola iniezione, la copriamo, la mettiamo sulla barella, la fasciamo con cura.
La caliamo in un punto dove l'elicottero può manovrare meglio. Siamo in quattro, ma non so se quella barella è pesantissima, o se la tensione fa sembrare lo sforzo più grande, il peso sembra enorme, e camminare sull'erba sdrucciolevole non è per niente semplice.

Il pilota si avvicina di nuovo, cala un verricello, la barella è agganciata a un moschettone al quale si assicura anche il medico. La guida aggancia il verricello al moschettone e l'elicottero ricomincia a salire. Atterra a qualche centinaio di metri di distanza, proprio sul passo, tra le comitive in gita al ristorante posto proprio sul valico.

I due ragazzi del soccorso e il pilota sono stati davvero efficienti, rapidi, organizzati, molto professionali, sicuri.

In queste situazioni si genera un'empatia spontanea, persino tra perfetti sconosciuti, e la partecipazione al dolore di una persona è immediata così come il sollievo al giungere di notizie confortanti.
Verso sera, da Gael sappiamo che Laura non si è fatta quasi niente, solo qualche contusione e un grande spavento. Per fortuna indossava anche il casco, cosa che si dovrebbe fare sempre, ma troppo spesso non si fa, quando si arrampica in falesia.

La guida alpina resta ancora qualche minuto con noi, per cercare di capire cosa sia successo prima di ripartire.

Come ha fatto a cadere?

Stava scendendo dopo aver salito un monotiro, aveva naturalmente passato la corda in catena, ma a quanto pare proprio questa è venuta giù.
L'ultimo rinvio era piuttosto distante, Laura era già in fondo alla discesa ed è precipitata fino al suolo, sbattendo prima un paio di volte sulle rocce: i rumori sordi che abbiamo sentito poco prima.
Com'è potuto succedere?
Le vie sono abbastanza facili, le protezioni sono tutte nuove e ben tenute. In catena c'è un sistema molto semplice, rapido, affidabile ed efficace, che ho visto solo in Svizzera, un po' difficile da descrivere a parole, ma devo provarci, perché non riesco a trovare una foto, e perché è necessario per spiegare come sia avvenuto l'incidente.

[EDIT: grazie ad Osvaldo, ho trovato alcune foto di tale sistema]

Un tondino di metallo e' ancorato alla roccia per le sue estremità. Un oggetto che credo venga chiamato corno è posto a cavallo del tondino: ha la forma di una U rovesciata che si stringe decisamente verso le estemità, le quali sono fortemente ritorte all'indietro, similmente alle corna di un muflone, formando così una specie di doppio gancio in cui infilare la corda prima di cominciare a scendere.
È un sistema che a me piace, ma, evidentemente, come dice Osvaldo, non è "a prova di imbecille".

Molto probabilmente Laura non lo aveva mai visto prima e, invece di guardarlo e pensare un attimo a come funzionava, ha preso un moschettone a ghiera l'ha "infilato" nella U, scambiando il restringimento verso le estremità per un anello e ha passato la corda nel moschettone, cominciando a calarsi.
Siamo sicuri che abbia agito così perché sulla via a fianco abbiamo visto un altro moschettone a ghiera "infilato" proprio in questa maniera.
Con la trazione esercitata dalla corda, il corno si è capovolto e, non essendo di fatto chiuso ad anello intorno al cordino incastrato nella roccia, si è semplicemente "sfilato", facendo precipitare Laura al suolo.

Le è andata davvero bene, perché poteva farsi molto male. Qualcun altro poteva farsi ancora più male se per caso lei fosse arrivata in fondo fortunosamente senza problemi (come probabilmente le era successo sull'altra via), e poi tale sfortunato "qualcun altro" fosse salito "da secondo", fidandosi solo dell'ancoraggio in cima, che avrebbe potuto sganciarsi in qualsiasi momento facendolo improvvisamente precipitare (anche da molto in alto...).

Nella vita in generale, ma in particolare quando si va in montagna o ad arrampicare, bisognerebbe cercare di essere ben "presenti a se stessi", attenti e consapevoli.
Se sei in un posto dall'accesso molto facile, segnalato sulle guide come adatto alle famiglie con bambini, con ancoraggi nuovissimi e ravvicinati, e arrivando in sosta ti trovi davanti a qualcosa che non conosci, è davvero molto strano pensare che per calarti tu debba abbandonare un moschettone in cima. Dovrebbe venirti il dubbio che forse il sistema è un altro.

Ricordo molto bene la prima volta che ho trovato questo "corno" in cima ad una via. Eravamo a Sunnbüel, nell'agosto del 2008, e stavo arrampicando su una via per me non semplicissima quando all'improvviso ha cominciato a piovere.
Quasi correndo sono arrivato in cima e mi sono trovato davanti questo sconosciuto. Che fare? Beh, devo dire che basta guardarlo per alcuni secondi per capire come passarvi la corda dentro. Alla fine è un gesto quasi naturale.
Non immediatissimo forse e sicuramente non "a prova di imbecille", però sai che stai rischiando di farti molto male se sbagli qualcosa in quel momento, e allora prenditi un po' di tempo, guarda bene quello che stai facendo, e usa la testa.
Questo non è successo 10 giorni fa su quella via.

Merci beaucoup à toi et ton ami qui m'avez vraiment aidés samedi au Sanetsch!
Dure journée mais je m'en sors plutot bien!
All the best,
Laura


lunedì 26 luglio 2010

Fino a ieri...


Fino a ieri pensavo che la mia migliore prestazione sportiva fosse stata la salita al Senggchuppa con gli sci quasi in solitaria, 2350 metri di dislivello, dalla strada del Sempione fino in vetta, con neve meravigliosa, tempo splendido, e pochissima gente in giro. Qui potete trovarne un riassunto.

Poi ho comprato una signora bici...


E ho cominciato a viaggare... Dopo una settimana di rodaggio, mi sentivo pronto per una piccola grande avventura. Da Meiringen, pochi chilometri oltre Interlaken, fino al Monte Verita', Ascona, e mai nome fu piu' appropriato.

Due giorni, quasi 180 Km e 3500 metri di dislivello, con un bagaglio di circa 25 Kg: l'occorrente per una settimana di conferenza, e un weekend a seguire di trekking e campeggio.

Il primo giorno prevedo il passaggio del Grimselpass. Qui potete consultare il percorso.
Il Grimselpass era in realta' chiuso per una grossa frana, ma un simpatico vecchino, vedendomi sconsolato di fronte alla sbarra che serrava il passaggio, mi avvicina e suggerisce:

"Es gibt eine andere möglichkeit!"

C'e' un'altra possibilita'.

Attraversare il suo allevamento di pecore, percorrere un ripido sentiero di montagna trascinando la bici per qualche centinaio di metri, e ricongiungermi alla strada principale sopra la frana. La giornata era da tregenda, acqua fin dalla partenza e decisamente freddo per essere il 24 luglio. Ma la salita al Grimselpass in totale solitudine e' stato qualcosa di impagabile. Nessuna macchina, nessun ciclista, niente autobus giallo della posta.
In cima il vento forte, la nebbia e il freddo pungente, i vestiti zuppi e la discesa vertiginosa verso Gletsch.
Nonostante tanti anni di scialpinismo, a 3000 e 4000 metri, in inverno, non avevo mai sentito cosi' freddo in vita mia...

Manca la foto di rito sotto il cartello che annuncia il passo semplicemente perche' avevo troppo freddo alle mani per riuscire ad aprire la borsa da manubrio e prendere la macchina fotografica.

Secondo giorno: partenza da Gletsch per valicare Furka e Gotthard, prima della discesa verso Bellinzona, gli estenuanti saliscendi fino a Locarno e infine "il mostro finale" la ripidissima ascesa al Monte Verita'. Breve ma intensa, dopo 135 Km e oltre 1500 metri di dislivello. Ecco qua una mappa.

Ancora molto freddo sul Furka, ancora in solitudine vista la partenza oltremodo mattiniera (ma la giornata si annunciava assai lunga) ma niente piogga, solo nebbia, e poi, all'avvicinarsi del tanto atteso spartiacque principale delle Alpi, ecco finalmente il sole, la splendida ascesa al San Gottardo, con la vertiginosa discesa su 8 Km di pave' (altro che Muro delle Fiandre!).

E infine l'arrivo ad Ascona, il lago, il sospirato gelato, l'abbraccio con chi immaginava, ma non sapeva, come sarei arrivato. E infine l'ultima fatica, Monte Verita', in nomine res, e gli ultimi metri tra i sorrisi e i brevi incitamenti di chi a quel punto mi aspettava in cima :).

La bicicletta come sinonimo di liberta' e conquista, freddo e sudore, fatica e gratificazione, sorrisi a volte amari all'attraversare luoghi che forse avrebbero potuto assumere un altro significato.

Ma questa e' un'altra storia...

PS Resoconto fotografico piu' completo fra qualche giorno, queste foto sono fatte col cellulare e la qualita' e' quella che e'...






domenica 9 maggio 2010

E' tornata...

... in mezzo alle pulizia di primavera, che qui in Svizzera, si sa, arriva un po' piu' tardi, e' rispuntata la busta con la foto di Alberto.
Ora e' tornata al suo posto nel mio zaino marrone.

"... troppo forte e intenso perché io possa anche solo provare a commentare"

"...anche io spesso mi ritrovo a pensare Alberto..."

"Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Che sarebbe arrivato un giorno in cui ne avremmo riparlato tutti assieme"

"Ciao Alberto"

"Un abbraccio"

lunedì 21 dicembre 2009

lunedì 7 dicembre 2009

La paura e la ragione

Da qualche settimana volevo scrivere un commento sul referendum "antiminareti" che si e' svolto qui in Svizzera.

Il minareto non e' altro che un campanile e, proprio come il campanile di una chiesa, si trova solitamente in prossimita' di una moschea e idealmente ha la funzione di richiamare i fedeli alla preghiera.
Quello che e' successo un paio di settimane fa e' che gli Svizzeri, con una consultazione popolare (tecnicamente quello conclusosi un paio di settimane fa qui non si chiama referendum, vedi oltre), hanno deciso di modificare la Costituzione in modo che contenga esplicitamente il divieto di costruire nuovi minareti in territorio elvetico.

Come si e' arrivati a questa decisione?

E' chiaro che questo voto e' dettato da una qualche forma di paura. Di cosa hanno paura gli Svizzeri? I musulmani in Svizzera sono forse meglio integrati che in qualsiasi altro Stato europeo. Qui si puo' stare solo se si ha un lavoro, e quando lo si ha generalmente e' ben pagato; inoltre lo Stato fornisce un trattamento del tutto analogo agli immigrati e ai cittadini svizzeri. Tutto questo l'ho provato in prima persona.
E' vero che l'integrazione non e' fatta solo di diritti economici e civili, ma di sicuro questi sono di grande aiuto, e credo che in molti altri Stati non siano garantiti come in Svizzera. Inoltre, a riprova del fatto che il problema dell'integrazione e' sentito soprattutto da chi non lo ha, e' proprio nei Cantoni a piu' alta concentrazione di musulmani che la maggioranza della popolazione non musulmana ha votato NO alla legge antiminareti, mentre nei Cantoni sperduti sulle montagne, dove i musulmani nemmeno forse si azzardano ad entrare, il risultato e' stato nettamente opposto.

Gli Svizzeri hanno dunque paura. Paura di un'escalation di terrorismo, paura di vedere lese le proprie tradizioni, paura di trovarsi un nemico in casa.
Ma vorrei provare ad analizzare un poco le conseguenze di questa decisione. Davvero la costruzione di nuovi minareti sul suolo svizzero avrebbe aumentato la "pericolosita'" della comunita' musulmana in Svizzera? e in quale modo?
Non e' forse molto piu' pericoloso aver di fatto privato di un diritto molti residenti e cittadini svizzeri? l'unico modo che abbiamo per garantirci dei diritti e' quello di estenderli a quante piu' persone possibile. E' un concetto che e' stato applicato fin dai tempi dell'Impero Romano, quando a mano a mano lo status di "civis romanus" fu esteso a gran parte dei residenti delle Province. Questo dovrebbe valere anche in risposta al piu' banale e miope dei commenti che in questo caso prenderebbe piu' o meno la forma: "Forse negli Stati musulmani e' tollerata e permessa la presenza di campanili cristiani?".

Sottrarre un diritto e una liberta' e' il modo migliore per alimentare il desiderio di rivalsa e il risentimento. Qualsiasi fosse la paura per la proprio sicurezza di chi ha votato per il divieto di costruzione dei minareti, con questo voto essa dovrebbe crescere e non diminuire.
Purtroppo questo ragionamento non tocca la pancia della gente ma dovrebbe toccarne la ragione. Si sa pero' che e' assai difficile risalire dalla pancia alla testa di fronte ad un'aggressiva campagna mediateca su una decisione che va a toccare corde cosi' profonde di ciascunao di noi.

La Lega dei Ticinesi e' una versione svizzera della Lega Nord. "Il mattino" e' un giornale settimanale, di fatto un organo di partito. Me ne e' capitata casualmente in mano una copia qualche settimana fa. Uno dei titoli che piu' mi ha sorpreso e' stato

"Vogliono costruire i minareti ma togliere i crocifissi dalle scuole"

Al solo leggere una frase cosi' io sento un profondissimo disagio, un senso di vero e proprio stordimento e nausea: e' una frase totalmente priva di logica e coerenza, che accosta volutamente due aspetti assolutamente non correlati e profondamente diversi col solo scopo di andare a toccare proprio la pancia delle persone, impedendo loro di ragionare sulle conseguenze di un'azione.

Vorrei mettere esplicitamente in luce alcune contraddizioni in seno a questa frase. Da un lato, c'e' una richiesta di eliminare un simbolo religioso da un'Istituzione statale appartenente a un Paese che non ha una "Religione di Stato" e professa la liberta' di culto. Sebbene il crocifisso e la religione cattolica facciano parte dell'identita' culturale italiana (ed e' per questo che si studia religione a scuola, e non perche' la religione cattolica sia la piu' diffusa in Italia), non si capisce perche' in uno Stato laico e liberale debbano essere presenti simboli religiosi all'interno di Istituzioni pubbliche.

La "questione minareti" invece riguarda la possibilita' di un cittadino di edificare un luogo di culto. La costruzione di tali edifici sarebbe stata comunque regolata da una legge edilizia, come quella di qualsiasi altro edificio, e nessuno di essi sarebbe appartenuto allo Stato, ma se mai ad una comunita' di cittadini. Le due cose non hanno assolutamente niente a che vedere l'una con l'altra.
Inoltre il soggetto del verbo "vogliono" sembra essere uno solo quando e' chiaro (o dovrebbe esserlo) che chi vorrebbe rimuovere i crocifissi e chi vorrebbe costruire minareti sono due gruppi di persone abbastanza nettamente distinti.
Ma tant'e', una frase di quel tipo va a toccare proprio le "corde giuste" delle persone e sortisce precisamente l'effetto desiderato. E' in ogni caso un perfetto slogan del populismo.

In Svizzera esiste un sistema politico e di governo chiamato Democrazia diretta o semidiretta.
Il Parlamento e il Governo sono composti da politici non professionisti, inoltre il potere legislativo e' in buona parte direttamente nelle mani del popolo che e' chiamato a votare non solo su referendum abrogativi, ma anche su veri e propri disegni di legge, chiamati Iniziative, (come nel caso dei minareti), sia a livello locale (comunale o cantonale), sia a livello nazionale (federale). Il risultato e' che gli Svizzeri sono chiamati alle urne da 4 fino a 10 o 12 volte all'anno (dipende dall'anno, e dai Cantoni). La domanda che mi sono sentito fare diverse volte, in risposta al mio stupore per l'esito di questa votazione e' stata: "Ma se in un altro Paese europeo si potesse votare sullo stesso argomento, cosa uscirebbe dalle urne?".

La risposta mi da' i brividi, ma e' una domanda che mi ha fatto riflettere sul ruolo e il significato delle Consultazioni Popolari nella Democrazia. Il sentore generale prima di questa votazione era che mai il Popolo Svizzero si sarebbe rivelato cosi' ignorante e discriminatorio. Gli stessi Svizzeri, la maggior parte apparentemente, non volevano svegliarsi una mattina e scoprirsi tali. Infatti i sondaggi davano il NO (cioe' NO al divieto di costruzione di minareti) in netto vantaggio. Il risultato delle urne e' stato invece come si sa opposto. Che cosa e' successo? L'affluenza e' stata leggermente superiore al 50%, un risultato comunque molto alto per la Svizzera, dove appunto, come detto, si e' chiamati a votare spessissimo. E' probabile (o possibile o forse solo auspicabile) dunque che la maggioranza reale del Paese sia contro questa legge, ma da un lato la campagna per il SI e' stata tremendamente aggressiva, mentre quella per il NO praticamente assente, dall'altro molti che avrebbero votato NO hanno forse evitato di farlo, sostenuti probabilmente sia dai dati dei sondaggi, sia dalla fiducia nei propri concittadini.


Questa consultazione a me pare una manifestazione del fatto che la Democrazia non sempre e' una fedele espressione della volonta' del Popolo, ma a volte riveli come il Popolo stesso possa essere facilmente manipolato andando a toccarne le giuste corde e impedendogli l'accesso alla conoscenza, che e' l'unica arma contro la paura.

La paura e' un sentimento indispensabile, che ci impedisce di compiere azioni sconsiderate potenzialmente dannose. Tuttavia la percezione del pericolo e il pericolo reale sono spesso due concetti molto distanti. La piu' tipica della paure e' quella dell'ignoto: cio' che non conosciamo fa spesso paura. Quante volte abbiamo valutato un gesto difficile o pericoloso per poi, una volta compiutolo, renderci conto di aver sbagliato misura, renderci conto anche che forse il pericolo piu' grande sarebbe stato non provarci nemmeno? E' precisamente attraverso la manipolazione delle paure che i pochi possono esercitare il proprio controllo sui molti, quando i molti non si spingono un poco oltre, a cercare di superare quella barriera costituita dal brivido e dai battiti che salgono, quando i molti, alla ricerca di una risposta, invece di cercarla dove sta, nel mondo, continuano a guardarsi dentro, trovando solo gli inevitabili vuoti e le ignoranze che ognuno di noi porta con se' e che quando si alza lo sguardo non fanno che accecarci e impedirci di vedere che la soluzione migliore e' scritta gia' la fuori, basta fare il piccolo sforzo di tenere gli occhi aperti e leggerla.

giovedì 19 novembre 2009

Gastronomia svizzera


"Ma il rösti si puo' prendere come antipasto?"

Fabio l'Ossolano

domenica 25 ottobre 2009

Dalla finestra dell'ufficio... per davvero.

Cliccare qua, poi sulla miniatura, poi su Full Size, aspettare un po', e godersi lo spettacolo, con tanto di zoom :)

lunedì 19 ottobre 2009

In giro per le colline bernesi

Con salitona finale alla collina Gurten, da cui si domina la citta' e, in una giornata con meno nuvole, anche tutto l'Oberland bernese.

Gurten Final

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giovedì 15 ottobre 2009

Svizzera

Aria frizzante, pungente, già nelle mattine di ottobre, caldarroste a ogni angolo, un fiume dalle acque trasparenti in mezzo alla capitale, centinaia di biciclette ordinatamente intorno alla stazione, prati verdi e mucche maculate appena fuori città, il treno che spacca il minuto, due ore di viaggio, 2 lingue, un lago, Eiger, Mönch, Jungfrau e... Mont Blanc!

venerdì 2 ottobre 2009

Questioni di lingua

La seguente frase compare come avviso quando si tenta di comprare un biglietto diretto Milano - Berna. Qualcuno mi spiega per favore cosa vuol dire? e qualcuno sa chi scrive il sito di Trenitalia?

Per le relazioni oltre Domodossola e' previsto trasbordo oltre Domodossola. Continuare?