Più di un anno dall'ultimo post.
Per quanto riguarda il tema generale di questo blog, la novità più interessante è questa:
Bottom Up Climbs
A breve qualche novità su un nuovo progetto per quest'estate...
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lunedì 19 maggio 2014
martedì 26 aprile 2011
Numeri di un viaggio
8 giorni in Norvegia: due di viaggio, uno di turismo glaciale, 5 di scialpinismo, 7 vette, 6300 metri di dislivello, 2000 Km in macchina, 11 amici, qualche vichingo, 13 Kg di patate, una mezza dozzina di Compeed, urli vichinghi q.b.
ROAARRR!
ROAARRR!
giovedì 3 marzo 2011
Panorami
Ultimo post di giornata, per segnalarvi l'ultima galleria.
Ho recentemente scoperto le favolose potenzialità di Hugin, software open source e cross platform (disponibile cioè per Windows, Mac e Linux) per creare foto panoramiche. Beh, funziona veramente a meraviglia. Il processo è quasi del tutto automatico e le impostazioni di base già danno risultati sorprendenti.
Quindi ho preso l'abitudine di fare una foto panoramica quando mi pare che ne valga la pena, e ho deciso di mettere le meglio riuscite in questa galleria, che aggiornerò più o meno frequentemente. Se proprio volete, potete addirittura abbonarvi al feed RSS e ricevere automaticamente una notifica quando un nuovo panorama sarà disponibile.
Tutte le foto sono scaricabili a piena risoluzione, e vi consiglio di farlo, se volete godervele per davvero.
Per concludere la nota tecnica, per l'etichettatura ho usato lo splendido Sketch per Mac.
Ora vado a cena.
PS No, non ci sono SOLO panorami di montagne!
Ho recentemente scoperto le favolose potenzialità di Hugin, software open source e cross platform (disponibile cioè per Windows, Mac e Linux) per creare foto panoramiche. Beh, funziona veramente a meraviglia. Il processo è quasi del tutto automatico e le impostazioni di base già danno risultati sorprendenti.
Quindi ho preso l'abitudine di fare una foto panoramica quando mi pare che ne valga la pena, e ho deciso di mettere le meglio riuscite in questa galleria, che aggiornerò più o meno frequentemente. Se proprio volete, potete addirittura abbonarvi al feed RSS e ricevere automaticamente una notifica quando un nuovo panorama sarà disponibile.
Tutte le foto sono scaricabili a piena risoluzione, e vi consiglio di farlo, se volete godervele per davvero.
Per concludere la nota tecnica, per l'etichettatura ho usato lo splendido Sketch per Mac.
Ora vado a cena.
PS No, non ci sono SOLO panorami di montagne!
giovedì 2 settembre 2010
Gente seria
Tre guide alpine valdostane su una Parete Nord, salita in stile alpino, promessa di pulizia integrale della via dopo la scalata, discesa con gli sci.
Questa sì che è un'avventura che vale la pena seguire!
Ah dimenticavo, vanno in cima all'Everest...
lunedì 26 luglio 2010
Fino a ieri...
Fino a ieri pensavo che la mia migliore prestazione sportiva fosse stata la salita al Senggchuppa con gli sci quasi in solitaria, 2350 metri di dislivello, dalla strada del Sempione fino in vetta, con neve meravigliosa, tempo splendido, e pochissima gente in giro. Qui potete trovarne un riassunto.
Poi ho comprato una signora bici...
E ho cominciato a viaggare... Dopo una settimana di rodaggio, mi sentivo pronto per una piccola grande avventura. Da Meiringen, pochi chilometri oltre Interlaken, fino al Monte Verita', Ascona, e mai nome fu piu' appropriato.
Due giorni, quasi 180 Km e 3500 metri di dislivello, con un bagaglio di circa 25 Kg: l'occorrente per una settimana di conferenza, e un weekend a seguire di trekking e campeggio.
Il primo giorno prevedo il passaggio del Grimselpass. Qui potete consultare il percorso.
Il Grimselpass era in realta' chiuso per una grossa frana, ma un simpatico vecchino, vedendomi sconsolato di fronte alla sbarra che serrava il passaggio, mi avvicina e suggerisce:
"Es gibt eine andere möglichkeit!"
C'e' un'altra possibilita'.
Attraversare il suo allevamento di pecore, percorrere un ripido sentiero di montagna trascinando la bici per qualche centinaio di metri, e ricongiungermi alla strada principale sopra la frana. La giornata era da tregenda, acqua fin dalla partenza e decisamente freddo per essere il 24 luglio. Ma la salita al Grimselpass in totale solitudine e' stato qualcosa di impagabile. Nessuna macchina, nessun ciclista, niente autobus giallo della posta.
In cima il vento forte, la nebbia e il freddo pungente, i vestiti zuppi e la discesa vertiginosa verso Gletsch.
Nonostante tanti anni di scialpinismo, a 3000 e 4000 metri, in inverno, non avevo mai sentito cosi' freddo in vita mia...
Manca la foto di rito sotto il cartello che annuncia il passo semplicemente perche' avevo troppo freddo alle mani per riuscire ad aprire la borsa da manubrio e prendere la macchina fotografica.
Secondo giorno: partenza da Gletsch per valicare Furka e Gotthard, prima della discesa verso Bellinzona, gli estenuanti saliscendi fino a Locarno e infine "il mostro finale" la ripidissima ascesa al Monte Verita'. Breve ma intensa, dopo 135 Km e oltre 1500 metri di dislivello. Ecco qua una mappa.
Ancora molto freddo sul Furka, ancora in solitudine vista la partenza oltremodo mattiniera (ma la giornata si annunciava assai lunga) ma niente piogga, solo nebbia, e poi, all'avvicinarsi del tanto atteso spartiacque principale delle Alpi, ecco finalmente il sole, la splendida ascesa al San Gottardo, con la vertiginosa discesa su 8 Km di pave' (altro che Muro delle Fiandre!).
E infine l'arrivo ad Ascona, il lago, il sospirato gelato, l'abbraccio con chi immaginava, ma non sapeva, come sarei arrivato. E infine l'ultima fatica, Monte Verita', in nomine res, e gli ultimi metri tra i sorrisi e i brevi incitamenti di chi a quel punto mi aspettava in cima :).
La bicicletta come sinonimo di liberta' e conquista, freddo e sudore, fatica e gratificazione, sorrisi a volte amari all'attraversare luoghi che forse avrebbero potuto assumere un altro significato.
Ma questa e' un'altra storia...
PS Resoconto fotografico piu' completo fra qualche giorno, queste foto sono fatte col cellulare e la qualita' e' quella che e'...
venerdì 25 giugno 2010
Viaggiare in treno nel terzo millennio
Ero un po' in ritardo, come sempre del resto.
In Italia c'è sciopero dei treni (ovviamente di venerdì) quindi prendere il treno "ex-Cisalpino" delle 13.35 da Berna era indispensabile per riuscire a essere a casa per cena, consegnare un regalo, vedere qualche amico e andare a letto a un'ora decente in previsione di un sabato "mari e monti".

Alle 13.15 ero ancora a casa.
Le Ferrovie Svizzere hanno pubblicato una bellissima applicazione per i fortunati possessori di iPhone che permette di consultare l'orario ferroviario di mezza Europa e comprare direttamente il biglietto per tragitti in Svizzera, o fino alla prima stazione oltreconfine.
Il biglietto resta "sul telefono", quando passa il controllore gli si mostra una specie di codice a barre e lui con il suo scanner verifica che sia tutto a posto.
Aaaah, la tecnologia!
Così salgo sul tram al volo, e mentre raggiungo la stazione compro il biglietto fino a Domodossola. Una volta sul treno, il controllore mi fa il biglietto fino a Milano senza sovrapprezzo. Il primo step e' passato.
Il Cisalpino dovrebbe arrivare a Milano alle 16.40, l'Intercity per Ventimiglia dovrebbe partire alle 17.00. 20 minuti dovrebbero essere abbastanza. Il condizionale e' d'obbligo con Trenitalia.
Ovviamente fino a Domodossola il treno è puntuale, ma nella successiva ora e venticinque di viaggio riesce ad accumulare ben 7 minuti di ritardo.
Mi restano 13 minuti.
La "nuova" stazione di Milano è un gran casino, tantissima gente un po' psicodispersa, come sempre da queste parti, e in prossimità dei binari solo 4 macchinette automatiche per fare il biglietto, peccato che una non funzioni… il 75% di efficienza è comunque già un discreto risultato.
Sei o sette persone in fila per macchinetta, troppe mi sa, tento il diversivo: vado in cerca della biglietteria dove mi aspetto di trovare una batteria di macchinette automatiche. A parte che per trovare la biglietteria devi scendere due piani e sei obbligato a scorrere il corridoio pieno di boutique, la batteria di macchinette c'è, ma ci sono anche almeno 10 persone in fila per macchinetta. Cerca cerca, ne trovo una un po' imboscata con solo una persona. Biglietto velocissimo, rincorsa per i corridoi, e i canonici 3 minuti di ritardo Trenitalia questa volta mi vengono in soccorso.
Salgo sulla carrozza 1, e comincio la mia lenta processione verso la carrozza numero 6, posto 43, questo treno dovrebbe essere a prenotazione obbligatoria (ancora una volta, indispensabile il condizionale).
C'e gente ammassata nei corridoi e presto se ne capisce il perché. La carrozza numero 3 è chiusa, non va l'aria condizionata e non la aprono. A Rogoredo pellegrinaggio giù dalla carrozza 2, attraverso il marciapiede, per raggiungere ciascuno la sua destinazione. La carrozza 6 è ancora più piena della 2, tutto il corridoio occupato. Benissimo. Slalom fra borse, seggiolini, signore imbellettate, dirigenti liguri in camicia che tornano a casa per il weekend, eccetera. Fa un po' caldino su questa carrozza, mi dico. Ma forse in corridoio l'aria condizionata non arriva.
Ecco che raggiungo lo scompartimento quattro, mi siedo, e comincia la sauna! Eh no, l'aria condizionata anche qui non va, i finestrini sono sigillati, siamo tutti a fare la sauna!
Bello bello in modo assurdo direi.
Sono le 18.01, arrivo previsto alle 18.42, vediamo con quanto ritardo arriviamo, che qui ogni minuto sono un paio di decilitri di sudore…
(comunque la vedo male, siamo in aperta campagna e viaggiamo sui 50 - 60 all'ora…)
[UPDATE: per la cronaca, il treno è arrivato con soli 14 minuti di ritardo...]
martedì 18 maggio 2010
Di contorni e disegni
A volte dimentichiamo che c'è qualcosa al di là del nostro corpo che ha bisogno di essere ascoltato e curato, a volte dimentichiamo che siamo noi i migliori medici di noi stessi e finiamo per affidare la nostra cura ad una persona che riteniamo più adatta ad essa, perché la riteniamo investita di autorità e autorevolezza, o semplicemente perché crediamo di poterci specchiare meglio negli occhi di un altro.
Ma se uno specchio aiuta a vedersi, restano i nostri occhi a contemplare quell'immagine riflessa. Al voler guardarsi con gli occhi di un altro, si perde il confine e l'identità di sé, tutto diventa sfumato e incerto, almeno fino a quando non si riesce a voltare lo specchio, senza perdere l'immagine di sé.
Certi giorni poi, ci sembra di cadere in un buco nero.
Tutti noi a tratti possiamo percepire un grande calore che ci attira e ci impedisce di cadervi dentro.
Ma il calore, questa luce che ci tiene in ballo, può anche spegnersi o allontanarsi. Ed è proprio in quel momento che incominciamo a sbilanciarci e a cadere...
É in quei giorni che la nostra volontà rischia di confondersi e di divenire frutto del nostro squilibrio psicofisico, delle nostre delusioni e frustrazioni; siamo spinti ad attaccarci a qualcosa e a nutrire desideri che non sono ciò di cui abbiamo davvero bisogno, anzi, spesso ci sono nocivi. Si può imparare a distinguere ciò che va bene per se stessi e a riconoscere che in ogni fase della vita i bisogni cambiano e, se non si resta aperti agli altri e al mondo, ci si inaridisce. Al tempo stesso non bisogna svalutare le doti naturali che, sia come esseri umani, sia come persone uniche e irripetibili, ci sono state date donate, da chi o da cosa, non ha importanza. I talenti andrebbero messi a frutto, solo che a volte non solo è faticoso farli fruttare, ma è anche difficile riconoscerli, o accettarli per quello che sono.
A volte, quando ci sentiamo dispersi e soli, cominciamo a vagare nella ricerca di un'appiglio e la ricerca corre in ogni direzione e in ogni tempo, perché le domande che ci poniamo sono sempre le stesse e la risposta può stare nel luogo più lontano, nel tempo più remoto, oppure proprio davanti ai nostri occhi, nell'immagine di una finestra che si apre sulla città, nel suono della pioggia che batte sul tetto e di quello delle travi che scricchiolano, nel gioco di un giorno che poi diventano due e poi cento e poi smetti di contarli, nell'odore che rimane, e non se ne va.
Ma anche in un luogo ancora più vicino eppure spesso difficile da raggiungere, un luogo che spesso ci rifiutiamo di visitare, chissà poi perché…
Forse perché noi Occidentali, difendendo la nostra identità culturale, sbandierandola come inevitabilmente cristiana, di fronte a un evento qualsiasi, concentriamo la nostra attenzione nello scoprirne le relazioni di causa ed effetto, quando gli orientali, davanti a ciò che succede, si chiedono piuttosto "cosa significa ciò che osserviamo? di quale realtà nascosta può essere simbolo?".
Così, il risultato di un gioco di bastoncini o il lancio di tre monete, per noi rappresenta una casualità statistica senza significato in sé, mentre in Oriente rappresenta la fotografia irripetibile di un istante universale, la cui codifica è scritta in un libro che parla di 64 segni composti di linee spezzate e continue.
Ma dimentichiamo spesso che anche il Cristianesimo, per origine e tradizione, è anzitutto una religione orientale, una religione mistica. Essere cristiani non è solo fare della morale condita da noiose preghiere. Migliaia, forse milioni di persone sono assetate di quella mistica "orientale" in margine alla nostra società del consumismo che a tratti finisce col perdere il senso della vita. Sarebbe fin troppo facile fare dell'ironia sul sincretismo spesso superficiale, sul sentimentalismo e l'orientalismo New Age da bar, sfruttato da tanti sedicenti guru di dubbia affidabilità.
Le molteplici Chiese d'Occidente, in quanto, per lo meno in teoria, portatrici e custodi della nostra cultura dello spirito, invece di riderne o sorriderne farebbero forse meglio a fare un loro esame di coscienza: di chi è la colpa se molti sono in qualche modo costretti a ricorrere al Tao o allo Zen per riscoprire verità che pure fanno parte fin dall'origine del nostro patrimonio cristiano?
La mistica è una posizione esistenziale, un certo modo di essere in profondità e non è proprietà privata di nessuna religione e di nessuna Chiesa.
Esistono persino dei mistici atei…
A volte però, anche i loro contorni sfumano, e si perdono nella nebbia.
(le parole in corsivo sono ispirate o tratte da quelle di LB, V. Marchini, P. G.V. Cappellotto, J.C. Barreau, O. Clement, T. Spidlik)
lunedì 10 maggio 2010
Il piacere della scoperta
A volte l'abitudine fa sparire la meraviglia. È forse quello il giorno in cui si comincia a invecchiare, o forse solo a crescere.
Spesso una cosa semplice come il ticchettio della pioggia sul tetto o lo scricchiolio delle travi di legno, è densa di signficati e sensazioni, scrive in pochi minuti pagine di una storia che si sa quando è cominciata ma magari non si sa quando finisce.
Spesso una cosa semplice come il ticchettio della pioggia sul tetto o lo scricchiolio delle travi di legno, è densa di signficati e sensazioni, scrive in pochi minuti pagine di una storia che si sa quando è cominciata ma magari non si sa quando finisce.
lunedì 12 ottobre 2009
Rincorrere e ricorrere
Il ticchettio della pioggia sul soffitto prima di addormentarsi è un suono che sa di estate. Sa di una tenda azzurra come unico ma sicuro riparo, sa di un tetto bianco spiovente con travi di legno scuro, mi ricorda che anche quando sono dentro la città, protetto e coccolato dalle sue case e dalle sue strade, c'è là fuori un mondo fatto di aria fresca e un fuoco che scoppietta, di un vento che si infila sotto la tenda e soffia via le muffe di una vita ferma, alleggerisce la mente e lascia parlare quello che siamo per davvero, sussurra parole che poi troppo presto dimentichiamo.
Tornare alla città dopo esserne stato fuori per qualche giorno, può avere l'effetto di un pugno nello stomaco, ti fa sentire prigioniero della massa di luci, rumori e persone che nuovamente ti circonda; piantare una tenda sull'erba dopo aver passato mesi dentro il ventre della città, al contrario, può farti sentire libero e in pace, in una maniera che potresti aver dimenticato: dove, quando la mente e il cuore ci parlano più serenamente, più sinceramente? dove possiamo essere quello che siamo davvero senza il timore del giudizio degli altri e spogli di quel velo che spesso finisce col nascondere la vera natura delle cose?
dove sarà indicata più chiara la via che porta a rincorrere qualcosa di vero e a non ricorrere in vecchi errori?
Tornare alla città dopo esserne stato fuori per qualche giorno, può avere l'effetto di un pugno nello stomaco, ti fa sentire prigioniero della massa di luci, rumori e persone che nuovamente ti circonda; piantare una tenda sull'erba dopo aver passato mesi dentro il ventre della città, al contrario, può farti sentire libero e in pace, in una maniera che potresti aver dimenticato: dove, quando la mente e il cuore ci parlano più serenamente, più sinceramente? dove possiamo essere quello che siamo davvero senza il timore del giudizio degli altri e spogli di quel velo che spesso finisce col nascondere la vera natura delle cose?
dove sarà indicata più chiara la via che porta a rincorrere qualcosa di vero e a non ricorrere in vecchi errori?
domenica 4 ottobre 2009
Un trasloco un po' complicato...
7 giorni e 7 notti
8 citta'
4 Stati
3000 Km in furgone
200 Km in auto
1700 Km in treno
900 Km in aereo
Totale: 5800 Km in circa 56 ore di viaggio e sole 35 ore di sonno.
Posso essere un po' stanchino?
Da domattina pero', si comincia a fare sul serio.
Gömmer!
8 citta'
4 Stati
3000 Km in furgone
200 Km in auto
1700 Km in treno
900 Km in aereo
Totale: 5800 Km in circa 56 ore di viaggio e sole 35 ore di sonno.
Posso essere un po' stanchino?
Da domattina pero', si comincia a fare sul serio.
Gömmer!
venerdì 2 ottobre 2009
Questioni di lingua
La seguente frase compare come avviso quando si tenta di comprare un biglietto diretto Milano - Berna. Qualcuno mi spiega per favore cosa vuol dire? e qualcuno sa chi scrive il sito di Trenitalia?
Per le relazioni oltre Domodossola e' previsto trasbordo oltre Domodossola. Continuare?
Per le relazioni oltre Domodossola e' previsto trasbordo oltre Domodossola. Continuare?
venerdì 18 settembre 2009
California
Il granito di Yosemite e' grandioso e impagabile, il lago Tahoe sa tasformarsi da calmo e accogliente a freddo e inquieto in poche ore, i vulcani della Sierra riempiono l'aria di vapore e odori, e la terra di colori e calore, i vini di Napa e Sonoma sono ricchi e sorprendenti, il deserto della Eastern Sierra puo' essere inaspettatemente caldo e accogliente; una sequoia gigante puo' tenerti intrappolato mezz'ora sotto la sua ombra, il Pacifico e' tremendamente freddo, ma a Big Sur e a Point Lobos pullula di vita e di colori: cormorani, delfini e leoni marini.
Poi Santa Cruz e San Francisco, che arrivano come un pugno nello stomaco, un'invasione di persone, colori, rumori. Dopo quasi due settimane tra campeggi nei boschi, laghi e deserti, dove gli orsi spesso la notte passeggiano tra le tende, la societa' civile appare come una tavolozza di colori mischiati confusamente. Nel centro dell'impero, a ogni angolo sembra affacciarsi la sua decadenza: persone dagli sguardi persi che passeggiando urlano la loro rabbia, il loro risentimento, a volte nascosti dietro una serenita', una cordialita' di facciata. Il colore della pelle quasi non e' piu' cio' che marca la differenza: e' l'avere un tetto, un conto in nero, un'auto, piu' grande possibile.
Pochi minuti di televisione hanno l'effetto di una pioggia di coltellate: il montaggio e' rapidissimo, la mente non riesce a mettere a fuoco un'immagine che eccone arrivare un'altra. Non ci deve essere tempo per pensare.
Per le strade, tutti gentili e sorridenti, nessuno si nega a dare un'indicazione, un suggerimento, peccato che spesso, quasi sempre, vengano senza una vera cognizione, come se ammettere l'ignoranza sia piu' grave che palesarla.
Stupisce la popolarita' delle auto ibride, peccato che sulle interminabili Freeway americane siano sprecate, ma fanno tanto green, ecofriendly.
La California e', si dice, una terra di contrasti, e piu' grande contrasto non ci potrebbe essere tra la sua natura selvaggia, sterminata, in attesa di una scoperta continua, che offre a tutti l'occasione del contatto col proprio se' piu' profondo e le sue grandi citta' crogiuolo di culture, ma in fondo forse prive di un'anima, prive di un senso che non sia l'ultimo Ipod o l'ostentazione di un se' a volte quasi caricaturato.






















Poi Santa Cruz e San Francisco, che arrivano come un pugno nello stomaco, un'invasione di persone, colori, rumori. Dopo quasi due settimane tra campeggi nei boschi, laghi e deserti, dove gli orsi spesso la notte passeggiano tra le tende, la societa' civile appare come una tavolozza di colori mischiati confusamente. Nel centro dell'impero, a ogni angolo sembra affacciarsi la sua decadenza: persone dagli sguardi persi che passeggiando urlano la loro rabbia, il loro risentimento, a volte nascosti dietro una serenita', una cordialita' di facciata. Il colore della pelle quasi non e' piu' cio' che marca la differenza: e' l'avere un tetto, un conto in nero, un'auto, piu' grande possibile.
Pochi minuti di televisione hanno l'effetto di una pioggia di coltellate: il montaggio e' rapidissimo, la mente non riesce a mettere a fuoco un'immagine che eccone arrivare un'altra. Non ci deve essere tempo per pensare.
Per le strade, tutti gentili e sorridenti, nessuno si nega a dare un'indicazione, un suggerimento, peccato che spesso, quasi sempre, vengano senza una vera cognizione, come se ammettere l'ignoranza sia piu' grave che palesarla.
Stupisce la popolarita' delle auto ibride, peccato che sulle interminabili Freeway americane siano sprecate, ma fanno tanto green, ecofriendly.
La California e', si dice, una terra di contrasti, e piu' grande contrasto non ci potrebbe essere tra la sua natura selvaggia, sterminata, in attesa di una scoperta continua, che offre a tutti l'occasione del contatto col proprio se' piu' profondo e le sue grandi citta' crogiuolo di culture, ma in fondo forse prive di un'anima, prive di un senso che non sia l'ultimo Ipod o l'ostentazione di un se' a volte quasi caricaturato.
L'Half dome da sotto

Snake Dike, salendo sull'Half Dome

In cima, finalmente

Tramonto sul cielo del Lago Tahoe

Emerald Bay sul Lago Tahoe

Bumpass Hell, Lassen Volcanic National Park


Autoscatto su Echo Lake, Lassen Volcanic National Park

Vigneti a Sonoma

Bandiere della vacanza (USA, California, Italia, Svizzera)

La Eastern Sierra domina l'Alto Deserto (2300 m) intorno a Mono Lake

Sequoia gigante viva

Sequoia gigante morta (e' una di quelle PICCOLE!)

Costa del Big Sur. Al pomeriggio, al tramonto e al mattino coperta di nebbia




Point Lobos ("Lobos Marinos", in Spagnolo, sono i leoni marini. Gli Spagnoli furono i primi europei a scoprire e colonizzare la California)


Beach Volley e Leone Marino a Santa Cruz


San Francisco, in bici sul Golden Gate

Sulle strade di San Francisco
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mercoledì 26 agosto 2009
Vacanze
E poi e poi... se hai degli amici che ti portano in cima all'Half Dome passando per dei miseri 5.7... cosa si puo' chiedere di piu'?

martedì 5 maggio 2009
Connessioni
Raccontando le varie disavventure della settimana scorsa, mi sono dimenticato di aggiungere che, durante uno dei numerosi spostamenti in treno, ho perso, o forse mi hanno rubato, il cellulare, con dentro scheda italiana e scheda spagnola, infilata sotto la cover.
In Italia ho presto recuperato una scheda sostitutiva e un vecchio telefono, ma ora sono raggiunto da una tentazione: e se non ricomprassi la scheda spagnola?
Un ritorno alle origini... ha quasi il sapore della liberta'.
In questi due giorni ancora non ho sentito il bisogno di correre a farmi restituire la mia identita' portatile. Staremo a vedere...
In Italia ho presto recuperato una scheda sostitutiva e un vecchio telefono, ma ora sono raggiunto da una tentazione: e se non ricomprassi la scheda spagnola?
Un ritorno alle origini... ha quasi il sapore della liberta'.
In questi due giorni ancora non ho sentito il bisogno di correre a farmi restituire la mia identita' portatile. Staremo a vedere...
sabato 2 maggio 2009
Messaggi
A volte hai la sensazione che qualcuno stia cercando di mandarti un messaggio.
Tipicamente del tipo: "Invece di fare il giro dell'Italia alla ricerca di neve e montagne, stattene a casa o va' al mare, che' e' maggio!".
Non ascoltare il messaggio puo' condurre a una serie di tragicomici tentativi di pellegrinaggio scialpinistico.
Arrivo sabato 25 aprile nel tardo pomeriggio a Treviso, con il sempre confortevole volo Ryan Air da Girona. Fabio e Franco mi passano a prendere dopo essere saliti in giornata alla Forca Rossa al Pelmo. Trasferimento in val Canali e salita al rifugio Treviso.
Durante i preparativi al parcheggio, il buon Fabio si accorge di aver lasciato i bastoncini al suolo al termine della gita della mattina. La ricerca di un paio di bastoncini sostituitivi e un po' della cronica lentezza ci fa tardare quel tanto che basta perche' la notte ci sorprenda troppo presto, facendoci perdere il sentiero di accesso al rifugio dentro un canale innevato che imbocchiamo seguendo alcune tracce di discesa. Solo quando siamo al punto di ammettere la disfatta e rassegnarci a fare un mesto ritorno all'auto, Fabio alza la testa, vede la luce, la usa per illuminare la parete alla nostra sinistra e scorge improvvisamente il rifugio proprio sopra le nostre teste; di li' a poco incrociamo il sentiero di accesso. Pericolo scampato.
La notte e' lussuosa: il piccolo locale invernale, rinnovato da poco insieme a tutto il rifugio, e' dotato addirittura di lettini con doghe in legno!

Sveglia ore 5.30.
Destinazione Cima Manstorna. Dopo mezz'ora di cammino la rondella di uno dei miei bastoncini si rompe (rondella di ricambio montata un anno e mezzo fa: qualita' Decathlon!). L'appoggio sprofonda ad ogni passo. La salita si fa dunque un po' difficoltosa ma pur con andatura un po' zoppicante procedo di buona lena fino a quando, all'ennesimo cedimento nella neve, comincio a scivolare all'indietro e aggrappandomi istintivamente al bastoncino semisepolto lo spezzo in due.

Rientro anticipato all'auto e ripiegamento su Passo Rolle dove si dice ci siano gli impianti di risalita aperti.
Impianti non proprio, piu' che altro impianto: uno solo. Peccato che la bigliettaia si scordi di informarci del fatto, visto che il pannello luminoso dichiarava aperti tutti gli impianti.
Dopo un'oretta arriva l'annunciata perturbazione che porta nevina e vento insieme a un po' di aria fresca. Passiamo tre ore a dedicarci al puro "freestyle" sui salti dello snow park, accompagnati da una ventina (scarsa) di coraggiosi disperati frequentatori dell'unico impianto aperto delle Dolomiti (pur essendoci due metri di neve a 2000 metri) in una giornata grigia e umida.
Poco male, le condizioni delle gite di scialpinismo programmate per i seguenti due giorni dovrebbero essere splendide. Peccato che sull'Italia settentrionale decida di scatenarsi una specie di tempesta con venti burrascosi e neve che dura tre giorni; il fatto manda all'aria tutti i piani e mi riporta a un pellegrinaggio tra l'Emilia e la Toscana, con inutile fardello di sci, scarponi e materiale vario, su e giu' dai sempre puntuali treni Trenitalia.
Il finesettimana seguente mi aspettano le Alpi Marittime, luoghi di casa, con innevamento incredibile per la stagione, 3 metri di neve a 2500 metri di altitudine.
Ad uno ad uno i candidati compagni di ventura vengono pero' trattenuti da donne esigenti e scazzi vari, per cui rimaniamo in due, io e Fabio, coraggiosamente alla volta di Sangiacomo. Il buon Fabio, in gita di lavoro a Trieste, dopo la capatina sulle Dolomiti del finesettimana passato, si precipita a Genova giovedi' notte; partiamo immediatamente in auto per Sangiacomo con l'idea di affrontare belli freschi all'alba di venerdi' il primo di tre giorni che si annunciano esaltanti.
Un nuovo inconveniente ci aspetta dietro l'angolo: i bauscia lombardi e i loro omologhi tedeschi e svizzeri calano in Liguria per l'assalto al ponte del Primo Maggio. Sono talmente tanti che all'una di notte l'autostrada tra Genova e Savona e' ancora intasata. Morale: un viaggio previsto di un'ora e mezza si trasforma in un'odissea di 3 ore e 45 minuti. Fabio raggiunge cosi' le 12 ore di viaggio. Giunti a casa all'alba delle 4.15 decidiamo di non fare la figura dei merenderi e puntiamo la sveglia alle 7.15 per tentare l'esplorazione degli agongati canali Nord del Mondole'.

In questa settimana un po' cosi', ahinoi, ancora non avevamo fatto i conti con gli acciacchi dell'eta'. Fabio (30 anni fra poco) si sveglia con una decisa contrattura alla scapola destra. Sostanzialmente non si puo' muovere. Niente da fare, canali Nord del Mondole' rimandati a data da destinarsi.
Il buon Dario si trova, come spesso gli accade nei periodi di festa, in quel di Imperia, questa volta con al seguito il giovane virgulto Lorenzo.
Sebbene le condizioni sui versanti Nord delle Alpi Liguri e Marittime siano eccezionali, e il fiorentino di Imperia avesse cominciato ad agognare i primaverili "canali incazzati, ripidi e duri" gia' nel cuore dell'inverno, i due "imperiesi" vengono presi da attacco di pigrizia migratoria, o attrazione per le nordiche al pascolo sulle spiagge della Riviera, e decidono che non hanno voglia di varcare lo spartiacque Tanaro/Casotto, onde poter godere di un dinamico sabato sera tra Albenga, Alassio e Diano Marina.
Bene, si va alla Cima delle Saline, versante Sud delle Alpi Liguri. Teoricamente una gran gita, ma con innevamento da verificare (in questa stagione, la differenza di innevamento tra versanti Sud e Nord puo' essere davvero notevole).
Alle ore 23 circa squilla il telefono. Il buon Dario non ha con se' le pelli di foca, trattenute in qualche maniera dall'ultimo destinatario di un prestito. Io e Fabio veniamo presi da un attacco di risata isterica. Guidati forse piu' dalla speranza che dalla ragione, decidiamo che la neve probabilmente la mattina presto sara' molto dura e Dario dovrebbe riuscire a salire senza troppa difficolta' con gli sci in spalla. Appuntamento invariato, ore 5.15 a Viozene.
Sveglia ore 4.
Naturalmente non poteva mancare un problema meccanico. Dalla ruota posteriore destra dell'auto di mio padre si genera un rumore leggermente inquietante. Dopo alcuni chilometri di marcia su strade di montagna si percepisce uno strano odore come di frizione bruciata: differenziale posteriore? pasticche dei freni? per ora la soluzione e' un'andatura moderata, ma ciononostante il consumo di carburante e' anomalo e ci ritroviamo a dover fare inaspettatamente benzina a Garessio.
Pompa 6, 40 euro ma... "Pompa 6 solo gasolio". 40 euro andati.
Ritenta.
Pompa 4. Prendo in mano la pompa ma, vuoi il buio, vuoi la fretta, vuoi il sonno, e' la pompa sbagliata! ancora quella del gasolio! altri 40 euro ciucciati.
Attendiamo fiduciosi una ricevuta che ci permetta di recuperare in seguito il denaro perso e, ormai a corto di contanti, infiliamo il bancomat nell'apposita fessura.
Attendere prego... attendere prego... Macchinetta in tilt. Niente benzina, niente ricevute. Non resta che attendere ancora, prego.
Dopo qualche minuto finalmente la situazione si sblocca. Racimoliamo gli ultimi 40 euro e...
Pompa 1. Questa volta si': colore verde, e' la benzina giusta. Nel frattempo saltano anche fuori gli scontrini.
Chiamo Dario: "Siamo in ritardo", per questo, questo e quest'altro motivo.
"Non ti preoccupare, abbiamo investito un capriolo e mezzo sfasciato la macchina, vi aspettiamo qua".
Il "qua" e' al bar ristorante di Viozene. La proprietaria, un'arzilla signora bionda con abbondante voglia di chiaccherare, ci racconta come, il 2 maggio del 2007, esattamente 2 anni fa, alle ore 5.40, cioe' solo 15 minuti dopo l'ora dell'incidente di questa mattina, a soli 10 km dal luogo dell'incidente di questa mattina, investi' un capriolo con la stessa modalita' di questa mattina... Abbiamo quindi deciso di nominare il 2 maggio "Giornata piemontese della protezione del capriolo".
Tra sopralluoghi, fotografie, veterinario, carabinieri, moduli e assicurazione, un'altra giornata di gran sole con neve splendida e' saltata. Quando il karma dice no, e' no.
Al capriolo, pero', e' andata peggio. Era una femmina, aveva due cuccioli in grembo: li ha persi abbandonandoli sulla strada, ancora feti, mentre, forse morta sul colpo, veniva scagliata dall'impatto nel dirupo sotto la provinciale.
Adagiata su un fianco, a pochi metri da noi, con una zampa incastrata fra i rami e innaturalmente piegata verso l'esterno, sembra fissarci coi grandi occhi neri spalancati.
E' proprio il caso di tornare a casa.
Tipicamente del tipo: "Invece di fare il giro dell'Italia alla ricerca di neve e montagne, stattene a casa o va' al mare, che' e' maggio!".
Non ascoltare il messaggio puo' condurre a una serie di tragicomici tentativi di pellegrinaggio scialpinistico.
Arrivo sabato 25 aprile nel tardo pomeriggio a Treviso, con il sempre confortevole volo Ryan Air da Girona. Fabio e Franco mi passano a prendere dopo essere saliti in giornata alla Forca Rossa al Pelmo. Trasferimento in val Canali e salita al rifugio Treviso.
Durante i preparativi al parcheggio, il buon Fabio si accorge di aver lasciato i bastoncini al suolo al termine della gita della mattina. La ricerca di un paio di bastoncini sostituitivi e un po' della cronica lentezza ci fa tardare quel tanto che basta perche' la notte ci sorprenda troppo presto, facendoci perdere il sentiero di accesso al rifugio dentro un canale innevato che imbocchiamo seguendo alcune tracce di discesa. Solo quando siamo al punto di ammettere la disfatta e rassegnarci a fare un mesto ritorno all'auto, Fabio alza la testa, vede la luce, la usa per illuminare la parete alla nostra sinistra e scorge improvvisamente il rifugio proprio sopra le nostre teste; di li' a poco incrociamo il sentiero di accesso. Pericolo scampato.
La notte e' lussuosa: il piccolo locale invernale, rinnovato da poco insieme a tutto il rifugio, e' dotato addirittura di lettini con doghe in legno!

Sveglia ore 5.30.
Destinazione Cima Manstorna. Dopo mezz'ora di cammino la rondella di uno dei miei bastoncini si rompe (rondella di ricambio montata un anno e mezzo fa: qualita' Decathlon!). L'appoggio sprofonda ad ogni passo. La salita si fa dunque un po' difficoltosa ma pur con andatura un po' zoppicante procedo di buona lena fino a quando, all'ennesimo cedimento nella neve, comincio a scivolare all'indietro e aggrappandomi istintivamente al bastoncino semisepolto lo spezzo in due.

Rientro anticipato all'auto e ripiegamento su Passo Rolle dove si dice ci siano gli impianti di risalita aperti.
Impianti non proprio, piu' che altro impianto: uno solo. Peccato che la bigliettaia si scordi di informarci del fatto, visto che il pannello luminoso dichiarava aperti tutti gli impianti.
Dopo un'oretta arriva l'annunciata perturbazione che porta nevina e vento insieme a un po' di aria fresca. Passiamo tre ore a dedicarci al puro "freestyle" sui salti dello snow park, accompagnati da una ventina (scarsa) di coraggiosi disperati frequentatori dell'unico impianto aperto delle Dolomiti (pur essendoci due metri di neve a 2000 metri) in una giornata grigia e umida.
Poco male, le condizioni delle gite di scialpinismo programmate per i seguenti due giorni dovrebbero essere splendide. Peccato che sull'Italia settentrionale decida di scatenarsi una specie di tempesta con venti burrascosi e neve che dura tre giorni; il fatto manda all'aria tutti i piani e mi riporta a un pellegrinaggio tra l'Emilia e la Toscana, con inutile fardello di sci, scarponi e materiale vario, su e giu' dai sempre puntuali treni Trenitalia.
Il finesettimana seguente mi aspettano le Alpi Marittime, luoghi di casa, con innevamento incredibile per la stagione, 3 metri di neve a 2500 metri di altitudine.
Ad uno ad uno i candidati compagni di ventura vengono pero' trattenuti da donne esigenti e scazzi vari, per cui rimaniamo in due, io e Fabio, coraggiosamente alla volta di Sangiacomo. Il buon Fabio, in gita di lavoro a Trieste, dopo la capatina sulle Dolomiti del finesettimana passato, si precipita a Genova giovedi' notte; partiamo immediatamente in auto per Sangiacomo con l'idea di affrontare belli freschi all'alba di venerdi' il primo di tre giorni che si annunciano esaltanti.
Un nuovo inconveniente ci aspetta dietro l'angolo: i bauscia lombardi e i loro omologhi tedeschi e svizzeri calano in Liguria per l'assalto al ponte del Primo Maggio. Sono talmente tanti che all'una di notte l'autostrada tra Genova e Savona e' ancora intasata. Morale: un viaggio previsto di un'ora e mezza si trasforma in un'odissea di 3 ore e 45 minuti. Fabio raggiunge cosi' le 12 ore di viaggio. Giunti a casa all'alba delle 4.15 decidiamo di non fare la figura dei merenderi e puntiamo la sveglia alle 7.15 per tentare l'esplorazione degli agongati canali Nord del Mondole'.

In questa settimana un po' cosi', ahinoi, ancora non avevamo fatto i conti con gli acciacchi dell'eta'. Fabio (30 anni fra poco) si sveglia con una decisa contrattura alla scapola destra. Sostanzialmente non si puo' muovere. Niente da fare, canali Nord del Mondole' rimandati a data da destinarsi.
Il buon Dario si trova, come spesso gli accade nei periodi di festa, in quel di Imperia, questa volta con al seguito il giovane virgulto Lorenzo.
Sebbene le condizioni sui versanti Nord delle Alpi Liguri e Marittime siano eccezionali, e il fiorentino di Imperia avesse cominciato ad agognare i primaverili "canali incazzati, ripidi e duri" gia' nel cuore dell'inverno, i due "imperiesi" vengono presi da attacco di pigrizia migratoria, o attrazione per le nordiche al pascolo sulle spiagge della Riviera, e decidono che non hanno voglia di varcare lo spartiacque Tanaro/Casotto, onde poter godere di un dinamico sabato sera tra Albenga, Alassio e Diano Marina.
Bene, si va alla Cima delle Saline, versante Sud delle Alpi Liguri. Teoricamente una gran gita, ma con innevamento da verificare (in questa stagione, la differenza di innevamento tra versanti Sud e Nord puo' essere davvero notevole).
Alle ore 23 circa squilla il telefono. Il buon Dario non ha con se' le pelli di foca, trattenute in qualche maniera dall'ultimo destinatario di un prestito. Io e Fabio veniamo presi da un attacco di risata isterica. Guidati forse piu' dalla speranza che dalla ragione, decidiamo che la neve probabilmente la mattina presto sara' molto dura e Dario dovrebbe riuscire a salire senza troppa difficolta' con gli sci in spalla. Appuntamento invariato, ore 5.15 a Viozene.
Sveglia ore 4.
Naturalmente non poteva mancare un problema meccanico. Dalla ruota posteriore destra dell'auto di mio padre si genera un rumore leggermente inquietante. Dopo alcuni chilometri di marcia su strade di montagna si percepisce uno strano odore come di frizione bruciata: differenziale posteriore? pasticche dei freni? per ora la soluzione e' un'andatura moderata, ma ciononostante il consumo di carburante e' anomalo e ci ritroviamo a dover fare inaspettatamente benzina a Garessio.
Pompa 6, 40 euro ma... "Pompa 6 solo gasolio". 40 euro andati.
Ritenta.
Pompa 4. Prendo in mano la pompa ma, vuoi il buio, vuoi la fretta, vuoi il sonno, e' la pompa sbagliata! ancora quella del gasolio! altri 40 euro ciucciati.
Attendiamo fiduciosi una ricevuta che ci permetta di recuperare in seguito il denaro perso e, ormai a corto di contanti, infiliamo il bancomat nell'apposita fessura.
Attendere prego... attendere prego... Macchinetta in tilt. Niente benzina, niente ricevute. Non resta che attendere ancora, prego.
Dopo qualche minuto finalmente la situazione si sblocca. Racimoliamo gli ultimi 40 euro e...
Pompa 1. Questa volta si': colore verde, e' la benzina giusta. Nel frattempo saltano anche fuori gli scontrini.
Chiamo Dario: "Siamo in ritardo", per questo, questo e quest'altro motivo.
"Non ti preoccupare, abbiamo investito un capriolo e mezzo sfasciato la macchina, vi aspettiamo qua".
Il "qua" e' al bar ristorante di Viozene. La proprietaria, un'arzilla signora bionda con abbondante voglia di chiaccherare, ci racconta come, il 2 maggio del 2007, esattamente 2 anni fa, alle ore 5.40, cioe' solo 15 minuti dopo l'ora dell'incidente di questa mattina, a soli 10 km dal luogo dell'incidente di questa mattina, investi' un capriolo con la stessa modalita' di questa mattina... Abbiamo quindi deciso di nominare il 2 maggio "Giornata piemontese della protezione del capriolo".
Tra sopralluoghi, fotografie, veterinario, carabinieri, moduli e assicurazione, un'altra giornata di gran sole con neve splendida e' saltata. Quando il karma dice no, e' no.
Al capriolo, pero', e' andata peggio. Era una femmina, aveva due cuccioli in grembo: li ha persi abbandonandoli sulla strada, ancora feti, mentre, forse morta sul colpo, veniva scagliata dall'impatto nel dirupo sotto la provinciale.
Adagiata su un fianco, a pochi metri da noi, con una zampa incastrata fra i rami e innaturalmente piegata verso l'esterno, sembra fissarci coi grandi occhi neri spalancati.
E' proprio il caso di tornare a casa.
domenica 8 febbraio 2009
Fly Swiss!
Io sono un grande fan di Clickair, che e' la compagnia "low cost" di Iberia. Il suo "hub" e' Barcellona e vola su tantissime destinazioni in Europa per 35 euro (sola andata). Inoltre si possono aggiungere 2 euro a volo per vedere un albero piantato nella foresta di El Prat de Llobregat, vicino all'aeroporto. Non so se lo fanno davvero, comunque voglio fidarmi, l'ultima volta che ho preso un volo Clickair sulla rivista della compagnia c'era scritto che erano arrivati a dieci milioni alberi, di cui almeno una dozzina dovrebbero essere a nome mio...
Ultimamente pero' Clickair non viaggia piu' verso la Svizzera, e cosi' mi trovo a scrivere questopost su un aereo per Ginevra di SWISS, la compagnia di bandiera Svizzera (occhio, non si chiama piu' Swiss Air, che e' fallita una decina d'anni fa, ma Swiss e basta).
Devo ammettere che mi ha stupito. Innanzitutto i prezzi sono ben piu' che ragionevoli, andata e ritorno Barcellona - Ginevra, solo 57 euro! Meno di Clickair!
Inoltre, su tutti i voli operati direttamente da Swiss, ogni passeggero puo' imbarcare un paio di sci GRATIS! Le compagnie low cost, e molte compagnie normali, chiedono cifre variabili tra 25 e 40 euro per tratta!
(Ovviamente, ho sfruttato questa fantastica opportunita'! ;) )
Oltre agli sci, puoi imbarcare un altro bagaglio e naturalmente il bagaglio a mano.
Poi ti danno sempre qualcosa da mangiare, stasera mi sono toccati addirittura due panini, hanno fatto il ripasso, oltre al cioccolatino, svizzero naturalmente e alla bibita.
Le poltrone sono di gran lunga piu' comode di quelle delle (altre) low cost e ci sono pure gli schermini LCD con i dati del volo.
Insomma, se dovete andare in Svizzera, ma anche se dovete andare da qualche altra parte, con un comodo scalo a Zurigo o Ginevra (che poi e' sempre divertente, in ogni caso ci sara' da attraversare le Alpi!), io ve la consiglio!
PS Visto che poi mi si accusa di fare marchette, non ho preso niente da SWISS per questo spot!
PPS Stanotte c'e' la luna piena. La luce bianca si riflette sulle Alpi innevate sotto di noi, qua e la' le luci arancioni dei paesi sembrano grandi falo' accesi nei fondovalle. Venere risplende ancora, basso sull'orizzonte, l'unica piccola luce che il chiaro di luna non ha nascosto nel cielo.
Ultimamente pero' Clickair non viaggia piu' verso la Svizzera, e cosi' mi trovo a scrivere questopost su un aereo per Ginevra di SWISS, la compagnia di bandiera Svizzera (occhio, non si chiama piu' Swiss Air, che e' fallita una decina d'anni fa, ma Swiss e basta).
Devo ammettere che mi ha stupito. Innanzitutto i prezzi sono ben piu' che ragionevoli, andata e ritorno Barcellona - Ginevra, solo 57 euro! Meno di Clickair!
Inoltre, su tutti i voli operati direttamente da Swiss, ogni passeggero puo' imbarcare un paio di sci GRATIS! Le compagnie low cost, e molte compagnie normali, chiedono cifre variabili tra 25 e 40 euro per tratta!
(Ovviamente, ho sfruttato questa fantastica opportunita'! ;) )
Oltre agli sci, puoi imbarcare un altro bagaglio e naturalmente il bagaglio a mano.
Poi ti danno sempre qualcosa da mangiare, stasera mi sono toccati addirittura due panini, hanno fatto il ripasso, oltre al cioccolatino, svizzero naturalmente e alla bibita.
Le poltrone sono di gran lunga piu' comode di quelle delle (altre) low cost e ci sono pure gli schermini LCD con i dati del volo.
Insomma, se dovete andare in Svizzera, ma anche se dovete andare da qualche altra parte, con un comodo scalo a Zurigo o Ginevra (che poi e' sempre divertente, in ogni caso ci sara' da attraversare le Alpi!), io ve la consiglio!
PS Visto che poi mi si accusa di fare marchette, non ho preso niente da SWISS per questo spot!
PPS Stanotte c'e' la luna piena. La luce bianca si riflette sulle Alpi innevate sotto di noi, qua e la' le luci arancioni dei paesi sembrano grandi falo' accesi nei fondovalle. Venere risplende ancora, basso sull'orizzonte, l'unica piccola luce che il chiaro di luna non ha nascosto nel cielo.
martedì 27 gennaio 2009
Nella terra di Albione

Uno va a Londra e si immagina di incontrarci un sacco di Inglesi. E invece no! Sali sul metro e vedi facce di tutti i colori e i lineamenti, ascolti almeno 4 lingue diverse per ogni tragitto, e quasi mai una di queste e' il classico British English (mentre quasi sempre e' l'Italiano, o un inglese parlato con inconfondibile accento italico). Solo a volte capita un inglese inglese e allora un po' quasi ti scappa da ridere.
Innanzitutto Londra e' grande, ma tanto. Ci si sposta soprattutto in metropolitana, ma la metro di Londra, la "tube", e' una delle piu' scancasciate che mi sia mai capitato di utilizzare; c'e' sempre qualche lavoro da fare, soprattutto nei fine settimana, qualche ritardo in atto, e comunque i casi sono due: o le stazioni sono molto piu' distanti tra di loro di quelle di tutte le altre metro che ho preso, oppure quella di Londra va molto piu' lenta.Come dice il mio amico Michele che mi ha ospitato: "Gli inglesi hanno la mania dei due piani, se una cosa non ha due piani non gli piace". Starete pensando sicuramente ai famosi autobus rossi, che come tutti sanno sono appunto a due piani, ma anche gli appartamenti spesso lo sono! anche quelli moderni sono fatti alti e stretti e sembra che gli Inglesi siano contenti solo se hanno una bella scala in casa!
Per inciso, sui vecchi autobus rossi si poteva salire al volo dal lato posteriore, mostrando poi il biglietto al controllore nel suo gabbiotto; su quelli nuovi non si puo' piu', si sale solo quando il bus e' fermo e solo da davanti mostrando il biglietto all'autista. Tuttavia, un paio di bus vecchio stile sono parcheggiati davanti a Westminister Abbey e sono denominati "Wedding Special", a disposizione degli sposini che volessero noleggiarli per trasportare gli invitati, o di chi volesse assaporare un po' il loro gusto retro'...
Non essendo mai stato in Inghilterra prima, avevo tre piccole preoccupazioni che avrebbero potuto guastare il mio soggiorno:2. il mancato risciacquo dei piatti ("'tanto e' sapone!" ti senti dire alle volte da certi sudditi della Regina)
3. la mai troppo temuta moquette nel bagno
Fortunatamente tutti e tre i problemi hanno trovato brillanti soluzioni.
Il primo e' stato risolto dall'Amministrazione londinese con eloquenti scritte in corrispondenza di ciascun attraversamento: "Look left" o "Look right".
Il secondo l'ho risolto stando attento ad accettare solo inviti a cena da parte di "non inglesi". Per il ristorante, si spera che almeno le lavastoviglie inglesi facciano il risciacquo.
Il terzo per fortuna non era cosi' grave, nel senso che almeno nell'albergo e a casa di Michele non c'era la moquette nel bagno, mentre la casetta della famiglia Haskell e' dotata di doppio bagno e la moquette ne ricopre solo uno.
La citta' e' veramente tentacolare, forse l'unica vera "megalopoli" europea, tante citta' una nell'altra, ciascuna col suo pezzetto di anima. Per me, troppe case, troppe macchine, troppa gente, troppo rumore, troppo grigio, (e soprattutto troppo distante da una qualsiasi montagna degna di tale nome!): decisamente non fa per me... anche se i parchi sono splendidi, alcuni quartieri sono quasi dei villaggi a se' stanti, il mercato di Camden Town e' favoloso e Westminister perduta tra le nebbie del Tamigi ha sempre il suo fascino.



Ma forse quello che mi ha lasciato addosso la voglia di tornare a Londra e' il British Museum: e' decisamente il museo piu' ricco e spettacolare che abbia mai visitato. Questi simpaticoni degli Inglesi hanno racimolato letteralmente ai quattro angoli del mondo sculture, quadri, oggetti di uso comune, templi interi! E' un vero viaggio nella storia dell'umanita', e le poche ore che mi sono concesso sono state assolutamente insufficienti: le enormi sculture e i bassorilievi dell'Antica Mesopotamia, la Stele di Rosetta, i marmi del Partenone, i templi Liciani, i resti del Mausoleo di Alicarnasso, i sarcofagi Egizi, le spade vichinghe... avro' visto forse un decimo del museo!
Uno dovrebbe restare una settimana a Londra e farsi tutti i pomeriggi al British (l'altra cosa meravigliosa del British e' che e' gratuito per tutti!), giusto per avere un'infarinatura!


Se vi capita, questo e' uno dei momenti migliori per fare un salto a Londra, visto che la Sterlina ha passato il minimo storico contro l'euro e probabilmente a breve risalira' (o almeno cosi' mi dicono gli amici trapiantati a Londra, che giustamente lavorano piu' o meno tutti in banche o affini: sara' un'opinione o una speranza la loro?)
domenica 25 gennaio 2009
Diario di bordo
Dunque, questa volta si e' trattato di un'assenza piuttosto lunghetta, della quale i miei 5 lettori avranno sicuramente sofferto tantissimo.
Diario di bordo.
Dal 16 al 19 dicembre ero nella Capitale, Madrid, a una conferenza.
Il 20 ho compiuto la traversata in auto fino a Genova, con partenza ritardata di circa 6 ore rispetto ai piani e arrivo a notte inoltrata.
21, cena sociale con gli amichetti toscani e relativi pargoli, in quel di Sesto Fiorentino. Rientro a Genova nella notte.
22 e 23, varie faccende genovesi da sbrigare, quasi tutte naturalmente non portate a termine come desiderato.
24, gita all'Alpe di Succiso e discesa dello stupendo canalone Nord Ovest, o Ovest Nord Ovest come ci e' stato suggerito di ribattezzarlo.

Rientro a Genova giusto in tempo per il Gran Cenone della Vigilia.
25, dedicato rigorosamente al Santo Natale in Famiglia
26, finalmente, partenza per Sangiacomo, luogo ormai divenuto quasi mitico a causa dei metri e metri di neve sotto cui pare trovarsi sepolto. Il richiamo della bianca polvere e' stato piu' forte della paura degli anatemi per aver rinunciato al terzo giorno di riunioni familiari, denominato "L'Adunata Generale a Casa della Zia Anto", con un numero di convitati compreso usualmente fra 12 e 18, nemmeno troppi a dire il vero... L'idea geniale della Zia Anto per quest'anno e' stata di spostare l'adunata alle ore 18. In realta', idea probabilmente azzeccata, almeno uno ha un po' piu' di tempo per smaltire le quantita' incalcolabili di calorie ingerite nei due giorni precedenti. Tuttavia, per quest'anno, orario incompatibile con la quantita' altrattanto incalcolabile di neve caduta in quel del Basso Piemonte nei giorni precedenti.
Quindi mi scuso con tutti e me ne vado, ciao ciao!
27, prime curve nella tanto agognata polvere, giornata super, e collaudo regali di Natale "a tema" perfettamente riuscito.
Ah, la neve in paese e' effettivamente presente in quantita' mai viste. La notte tra il 26 e il 27 ben 4 ruspe e 4 camion la portano via a causa della totale mancanza di spazio a disposizione in paese!
In serata, arrivo della famiglia P, Ale, Madda e la piccola Camilla, 4 anni. La casa si popola.

28, mattina, gran gita con Ale, partendo SCI AI PIEDI DA CASA, una cosa mai vista, e tornando, SCI AI PIEDI A CASA, evento altrettanto unico. Impagabile. Pomeriggio, (fuori)pista con gli impianti e vari simpatici diversivi.
29, esplorazione del versante Sud del Monte Alpet, con partenza da Pra di Roburent, gita superlativa e quantita' di neve indefinibile. In serata, arrivo del grosso del contingente: il Fotografo, la Iena, i veterinari con tanto di cane al seguito, l'infaticabile Bessy.

30, Gran Concatenamento. Seconda partenza sci ai piedi da casa, ancora meglio della precedente, grazie alla debole ma non irrilevante nevicata delle ultime 24 ore. Arrivo in cima al Monte Alpet risalendo le piste del versante nord, ancora chiuse a queste ore improbabili della mattina. Andatura fatta dalla Iena e da Ale, arrivo in vetta in tempi mai cosi' brevi, lingua felpata, freddino, ripartenza per discesa lungo il versante sud giusto all'apertura degli impianti. Meno male che il "local", cioe' io, conosceva la zona quasi a menadito per averci trascorso lunghe estati a raccogliere mirtilli e brevi (ahime') inverni in coda all'intramontabile skilift "Cronista", altrimenti nel nebbione avremmo fatto la fine delle famose Aquile di Ligonchio.
Arrivo a Pra di Roburent e classica "ripellata" per risalire il pacifico versante sud e poi ridiscenedre quello nord costeggiando le piste e giungendo finalmente a casa, ancora sci ai piedi. 1150 metri di dislivello, tutta polvere. Splendido.
Pomeriggio, lezione con Camilla: "Ora mi insegnano a sciare Beppe e Dario". Ho fatto quasi piu' fatica che a fare i 1150 metri di dislivello della mattina. In serata la truppa aumenta di numero, arriva Anna che dai confini con la Svizzera porta in dote chili di formaggio (per lo piu' vivissimo e puzzolente) e roesti.
31, mi devo riposare, nun je la fo piu'. Madda finalmente ha la sua mattina libera e insieme ai veterinari e alla Bessy conquista la vetta della dolce Cima Roberts, grande classica della zona. Io e Ale ci coccoliamo Camilla e ci si vede tutti a Prato Nevoso per sperimentre il famoso Tapis Roulant. Alla fine io e il Fotografo cediamo al richiamo della foresta, decidiamo di fare un bel ripasso generale, e ci prendiamo un'ora di lezione col maestro Michele, che tutto felice di non dover passare l'ora a fare spazzaneve ci massacra con serpentine e scodinzoli senza fine e curve condotte a gran velocita' tra gli ignari sciatori del 31.
Sera, arrivo di Franchino e allegra compagna, cenone con le gloriose lenticchie condite dal succoso cotechino di Bassi e Vinani e accompagnate dagli odorosi formaggi di Anna. Brindisi ufficiale alle ore 21.25, con tanto di conto alla rovescia, poi Camilla va a nanna, e io pure, sul divano. Rapida sveglia intorno alle 23.15 per ultimare il riordino della cucina ed effettuare un secondo brindisi canonico, poi alle 0.30 tutti a nanna, che domani ci aspetta la Cima Ferrarine.
1, Cima Ferrarine. Grandissima gita tutta in polvere, un sogno. Quantita' di neve ancora una volta indescrivibile, discesa di gran godimento nel ripido canale in mezzo al bosco con neve fino alla pancia. La Bessy che corre a tutta velocita' davanti ai miei sci sulla strada innevata che riporta all'auto e' un'immagine impagabile.

In serata, varie partenze e arrivo di papa' e mamma. Credo sia solo grazie all'oscuro lavoro mattutino di Madda se non sono stati colti da colpo apoplettico a causa dello stato in cui versava la casa.
2, Riposo. Dovuto. Relax in famiglia, niente sci. In serata arriva pure l'Ingegnere e cosi' siamo al completo.
3, Monte Besimauda, altra gita splendida in neve polverosa e questa volta anche discretamente impegnativa coi suoi 1350 metri di dislivello. Il cielo e' coperto ma negli ultimi metri sbuchiamo oltre il mare di nubi e il panorama e' impagabile. Gran ritorno alle pelli dell'Ingegnere che pur tuttavia si arrende a 200 metri dalla vetta e ci aspetta infreddolito mentre attraversiamo le nubi per godere alcuni minuti del tiepido sole in vetta.
4, idea brillante, concludiamo con una giornata sugli impianti. Cosi' brillante che e' venuta anche a migliaia di altre persone. Attirati dalle nevicate record, c'e' chi interrompe un digiuno sugli sci durato anche 15 anni. La situazione agli impianti e' drammatica, quando siamo al punto di fuggire, ecco che la maggioranza degli sciatori da "una volta ogni 10 anni" (ma non tutti, dalla massa dei merenderi si distinguono alcuni isolati eroi) si ritira in rifugio. Le code come d'incanto svaniscono e riusciamo a passare un'altra splendida giornata, fatti salvi un paio di incidenti di percorso che hanno lasciato qualche segno qua e la'.
5, si riparte. Giusto al caricare l'ultima borsa, ho la brillante idea di farmi cascare un termos di metallo pieno proprio di taglio sul piede. Il fatto rende molto piu' divertente tutto il viaggio verso Barcellona, condotto con la MiticaFe e la Fradicuneo. Per un resoconto perfetto vi rimando qua.
6 e 7, spesi a riprendere contatto con quel di Barcellona
8, si riparte, destinazione, Londra! visto che la Terra di Albione non e' mai stata calpestata dal vostro cronista, decido di restarci qualche giorno oltre i due della conferenza per esplorarne i segreti e i tesori, oltre che sfruttare il crollo della Sterlina per un paio di acquisti interessanti...
14, rientro alla base e ripresa della routine, il che ha richiesto un po' piu' del previsto.
Comunque, gia' il 17 ero in partenza per le Alte Terre Catalane, per una due giorni leggermente movimentata, ma questo ve lo racconto tra un po'...
E infine, per quelli che hanno resistito a leggere fino qua, ecco un regalino. E' un file un po' grosso, ma e' un video a piena risoluzione, per cui potete lasciarlo a scaricare, poi mettervi comodi e vedervelo a schermo pieno. Dura solo 5 minuti.
Scaricatelo cliccando qui
EDIT: mi hanno riferito di alcuni problemi con il download del file dal link li' sopra, quindi l'ho messo anche qua.
(Magari vi domanderete perche' non l'ho semplicemente messo su Youtube. Il fatto e' che ci ho provato, pero' pare che ora Youtube sia cosi' intelligente da riconoscere se hai utilizzato della musica protetta da copyright nel video e in caso affermativo provvede a togliere l'audio! Quindi su Youtube appare totalmente senza audio, oltre che a una risoluzione ridicola... Sara' l'ora di trovare un altro servizio di hosting dei video, qualche suggerimento?)
Diario di bordo.
Dal 16 al 19 dicembre ero nella Capitale, Madrid, a una conferenza.
Il 20 ho compiuto la traversata in auto fino a Genova, con partenza ritardata di circa 6 ore rispetto ai piani e arrivo a notte inoltrata.
21, cena sociale con gli amichetti toscani e relativi pargoli, in quel di Sesto Fiorentino. Rientro a Genova nella notte.
22 e 23, varie faccende genovesi da sbrigare, quasi tutte naturalmente non portate a termine come desiderato.
24, gita all'Alpe di Succiso e discesa dello stupendo canalone Nord Ovest, o Ovest Nord Ovest come ci e' stato suggerito di ribattezzarlo.

Rientro a Genova giusto in tempo per il Gran Cenone della Vigilia.
25, dedicato rigorosamente al Santo Natale in Famiglia
26, finalmente, partenza per Sangiacomo, luogo ormai divenuto quasi mitico a causa dei metri e metri di neve sotto cui pare trovarsi sepolto. Il richiamo della bianca polvere e' stato piu' forte della paura degli anatemi per aver rinunciato al terzo giorno di riunioni familiari, denominato "L'Adunata Generale a Casa della Zia Anto", con un numero di convitati compreso usualmente fra 12 e 18, nemmeno troppi a dire il vero... L'idea geniale della Zia Anto per quest'anno e' stata di spostare l'adunata alle ore 18. In realta', idea probabilmente azzeccata, almeno uno ha un po' piu' di tempo per smaltire le quantita' incalcolabili di calorie ingerite nei due giorni precedenti. Tuttavia, per quest'anno, orario incompatibile con la quantita' altrattanto incalcolabile di neve caduta in quel del Basso Piemonte nei giorni precedenti.
Quindi mi scuso con tutti e me ne vado, ciao ciao!
27, prime curve nella tanto agognata polvere, giornata super, e collaudo regali di Natale "a tema" perfettamente riuscito.
Ah, la neve in paese e' effettivamente presente in quantita' mai viste. La notte tra il 26 e il 27 ben 4 ruspe e 4 camion la portano via a causa della totale mancanza di spazio a disposizione in paese!
In serata, arrivo della famiglia P, Ale, Madda e la piccola Camilla, 4 anni. La casa si popola.
28, mattina, gran gita con Ale, partendo SCI AI PIEDI DA CASA, una cosa mai vista, e tornando, SCI AI PIEDI A CASA, evento altrettanto unico. Impagabile. Pomeriggio, (fuori)pista con gli impianti e vari simpatici diversivi.
29, esplorazione del versante Sud del Monte Alpet, con partenza da Pra di Roburent, gita superlativa e quantita' di neve indefinibile. In serata, arrivo del grosso del contingente: il Fotografo, la Iena, i veterinari con tanto di cane al seguito, l'infaticabile Bessy.
30, Gran Concatenamento. Seconda partenza sci ai piedi da casa, ancora meglio della precedente, grazie alla debole ma non irrilevante nevicata delle ultime 24 ore. Arrivo in cima al Monte Alpet risalendo le piste del versante nord, ancora chiuse a queste ore improbabili della mattina. Andatura fatta dalla Iena e da Ale, arrivo in vetta in tempi mai cosi' brevi, lingua felpata, freddino, ripartenza per discesa lungo il versante sud giusto all'apertura degli impianti. Meno male che il "local", cioe' io, conosceva la zona quasi a menadito per averci trascorso lunghe estati a raccogliere mirtilli e brevi (ahime') inverni in coda all'intramontabile skilift "Cronista", altrimenti nel nebbione avremmo fatto la fine delle famose Aquile di Ligonchio.
Arrivo a Pra di Roburent e classica "ripellata" per risalire il pacifico versante sud e poi ridiscenedre quello nord costeggiando le piste e giungendo finalmente a casa, ancora sci ai piedi. 1150 metri di dislivello, tutta polvere. Splendido.
Pomeriggio, lezione con Camilla: "Ora mi insegnano a sciare Beppe e Dario". Ho fatto quasi piu' fatica che a fare i 1150 metri di dislivello della mattina. In serata la truppa aumenta di numero, arriva Anna che dai confini con la Svizzera porta in dote chili di formaggio (per lo piu' vivissimo e puzzolente) e roesti.
31, mi devo riposare, nun je la fo piu'. Madda finalmente ha la sua mattina libera e insieme ai veterinari e alla Bessy conquista la vetta della dolce Cima Roberts, grande classica della zona. Io e Ale ci coccoliamo Camilla e ci si vede tutti a Prato Nevoso per sperimentre il famoso Tapis Roulant. Alla fine io e il Fotografo cediamo al richiamo della foresta, decidiamo di fare un bel ripasso generale, e ci prendiamo un'ora di lezione col maestro Michele, che tutto felice di non dover passare l'ora a fare spazzaneve ci massacra con serpentine e scodinzoli senza fine e curve condotte a gran velocita' tra gli ignari sciatori del 31.
Sera, arrivo di Franchino e allegra compagna, cenone con le gloriose lenticchie condite dal succoso cotechino di Bassi e Vinani e accompagnate dagli odorosi formaggi di Anna. Brindisi ufficiale alle ore 21.25, con tanto di conto alla rovescia, poi Camilla va a nanna, e io pure, sul divano. Rapida sveglia intorno alle 23.15 per ultimare il riordino della cucina ed effettuare un secondo brindisi canonico, poi alle 0.30 tutti a nanna, che domani ci aspetta la Cima Ferrarine.
1, Cima Ferrarine. Grandissima gita tutta in polvere, un sogno. Quantita' di neve ancora una volta indescrivibile, discesa di gran godimento nel ripido canale in mezzo al bosco con neve fino alla pancia. La Bessy che corre a tutta velocita' davanti ai miei sci sulla strada innevata che riporta all'auto e' un'immagine impagabile.
In serata, varie partenze e arrivo di papa' e mamma. Credo sia solo grazie all'oscuro lavoro mattutino di Madda se non sono stati colti da colpo apoplettico a causa dello stato in cui versava la casa.
2, Riposo. Dovuto. Relax in famiglia, niente sci. In serata arriva pure l'Ingegnere e cosi' siamo al completo.
3, Monte Besimauda, altra gita splendida in neve polverosa e questa volta anche discretamente impegnativa coi suoi 1350 metri di dislivello. Il cielo e' coperto ma negli ultimi metri sbuchiamo oltre il mare di nubi e il panorama e' impagabile. Gran ritorno alle pelli dell'Ingegnere che pur tuttavia si arrende a 200 metri dalla vetta e ci aspetta infreddolito mentre attraversiamo le nubi per godere alcuni minuti del tiepido sole in vetta.
4, idea brillante, concludiamo con una giornata sugli impianti. Cosi' brillante che e' venuta anche a migliaia di altre persone. Attirati dalle nevicate record, c'e' chi interrompe un digiuno sugli sci durato anche 15 anni. La situazione agli impianti e' drammatica, quando siamo al punto di fuggire, ecco che la maggioranza degli sciatori da "una volta ogni 10 anni" (ma non tutti, dalla massa dei merenderi si distinguono alcuni isolati eroi) si ritira in rifugio. Le code come d'incanto svaniscono e riusciamo a passare un'altra splendida giornata, fatti salvi un paio di incidenti di percorso che hanno lasciato qualche segno qua e la'.
5, si riparte. Giusto al caricare l'ultima borsa, ho la brillante idea di farmi cascare un termos di metallo pieno proprio di taglio sul piede. Il fatto rende molto piu' divertente tutto il viaggio verso Barcellona, condotto con la MiticaFe e la Fradicuneo. Per un resoconto perfetto vi rimando qua.
6 e 7, spesi a riprendere contatto con quel di Barcellona
8, si riparte, destinazione, Londra! visto che la Terra di Albione non e' mai stata calpestata dal vostro cronista, decido di restarci qualche giorno oltre i due della conferenza per esplorarne i segreti e i tesori, oltre che sfruttare il crollo della Sterlina per un paio di acquisti interessanti...
14, rientro alla base e ripresa della routine, il che ha richiesto un po' piu' del previsto.
Comunque, gia' il 17 ero in partenza per le Alte Terre Catalane, per una due giorni leggermente movimentata, ma questo ve lo racconto tra un po'...
E infine, per quelli che hanno resistito a leggere fino qua, ecco un regalino. E' un file un po' grosso, ma e' un video a piena risoluzione, per cui potete lasciarlo a scaricare, poi mettervi comodi e vedervelo a schermo pieno. Dura solo 5 minuti.
Scaricatelo cliccando qui
EDIT: mi hanno riferito di alcuni problemi con il download del file dal link li' sopra, quindi l'ho messo anche qua.
(Magari vi domanderete perche' non l'ho semplicemente messo su Youtube. Il fatto e' che ci ho provato, pero' pare che ora Youtube sia cosi' intelligente da riconoscere se hai utilizzato della musica protetta da copyright nel video e in caso affermativo provvede a togliere l'audio! Quindi su Youtube appare totalmente senza audio, oltre che a una risoluzione ridicola... Sara' l'ora di trovare un altro servizio di hosting dei video, qualche suggerimento?)
martedì 30 settembre 2008
Nebbie germaniche
Ho realizzato solo dopo essere uscito dalla stazione di Heidelberg che era la prima volta che mi trovavo in Germania.
L'immagine che mi e' rimasta della Germania potrebbe riassumersi cosi': cielo per lo piu' plumbeo, Audi, BMW e Mercedes a volonta', un sacco di wurstel e simili preparati a base di carne preferibilmente di maiale, e fiumi di birra naturalmente. Insomma abbastanza simile a come uno se l'aspetta.
Quello che almeno io non mi aspettavo e' la sensazione che mi hanno lasciato sia Heidelberg sia Francoforte, le due citta' dove sono stato: una certa mancanza di personalita', una concentrazione di ricchezza circondata da una freddezza generale e magari anche un po' di vergogna per tanta opulenza.
Anche a Zurigo ci sono un sacco di soldi e di sicuro gli Svizzeri non passano per il popolo piu' caloroso del mondo, pero'... non so, Zurigo mi e' sembrata un poco piu'... vera, onesta con se stessa, consapevole forse. Forse perche' a Zurigo ci sono stato sei mesi e in Germania una settimana, pero' e' anche vero che altri posti dove sono stato solo per una settimna mi hanno lasciato la sensazione piu' precisa di avere un'anima, un'identita'.
Chissa' forse l'anima di questa parte della Germania e' un po' piu' nascosta, e va cercata meglio. O forse mi sono gia' troppo abituato a Barcelona, che invece la sua anima te la mostra subito denudata di tutto il contorno, basta stare lontano dalle Ramblas e dintorni...
L'immagine che mi e' rimasta della Germania potrebbe riassumersi cosi': cielo per lo piu' plumbeo, Audi, BMW e Mercedes a volonta', un sacco di wurstel e simili preparati a base di carne preferibilmente di maiale, e fiumi di birra naturalmente. Insomma abbastanza simile a come uno se l'aspetta.
Quello che almeno io non mi aspettavo e' la sensazione che mi hanno lasciato sia Heidelberg sia Francoforte, le due citta' dove sono stato: una certa mancanza di personalita', una concentrazione di ricchezza circondata da una freddezza generale e magari anche un po' di vergogna per tanta opulenza.
Anche a Zurigo ci sono un sacco di soldi e di sicuro gli Svizzeri non passano per il popolo piu' caloroso del mondo, pero'... non so, Zurigo mi e' sembrata un poco piu'... vera, onesta con se stessa, consapevole forse. Forse perche' a Zurigo ci sono stato sei mesi e in Germania una settimana, pero' e' anche vero che altri posti dove sono stato solo per una settimna mi hanno lasciato la sensazione piu' precisa di avere un'anima, un'identita'.
Chissa' forse l'anima di questa parte della Germania e' un po' piu' nascosta, e va cercata meglio. O forse mi sono gia' troppo abituato a Barcelona, che invece la sua anima te la mostra subito denudata di tutto il contorno, basta stare lontano dalle Ramblas e dintorni...
martedì 19 agosto 2008
Tramonto sul Bianco
In una giornata di sole il Monte Bianco domina Ginevra. E' li', sembra quasi a portata di mano, si staglia verso sud, oltre la citta' e oltre il lago e ogni volta che l'orizzonte si apre fa capolino suonando come un richiamo irresistibile per gli occhi ed il cuore di chi da tutto quel bianco si sente irrimediabilmente attratto.
Quando scende la sera il Monte Bianco si colora prima di rosa e poi di grigio, fino a sparire nel buio di una notte sul lago e lasciare spazio alla luna che sorge poco lontano dalla sua cima e in sua assenza mantiene lattiginoso l'orizzonte fino al mattino.
Quando scende la sera il Monte Bianco si colora prima di rosa e poi di grigio, fino a sparire nel buio di una notte sul lago e lasciare spazio alla luna che sorge poco lontano dalla sua cima e in sua assenza mantiene lattiginoso l'orizzonte fino al mattino.
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