martedì 16 aprile 2013

Qualcosa sull'Engadina

È un anno e mezzo che mi sono trasferito in Engadina, e ho pensato che fosse giunto il momento di fare qualche riflessione. L'occasione mi è stata offerta da un caro amico che mi scriveva dopo tempo. Ho aperto il rubinetto e lasciato scorrere i pensieri.
Direi che posso affermare di essere un uomo di città. Sono nato e ho sempre vissuto in città (non sempre la stessa, certo), fino a un anno e mezzo fa. Poi mi sono ritrovato, per scelta, in questa valle incastonata tra le montagne, circondata dal verde (più spesso dal bianco a dire il vero). Contatti umani tutto sommato ristretti, e tanta tanta natura a km zero, letteralmente. Ho incontrato camosci, stambecchi, cervi, gipeti, aquile e volpi più spesso negli ultimi 12 mesi che in tutto il resto della mia vita penso. L'alternarsi delle stagioni è un evento che qui assume una rilevanza tutta diversa, si nota nei piccoli dettagli cha cambiano ogni giorno.
È incredibile a pensarci bene come tutto questo sia quasi totalmente cancellato nella vita urbana dove spesso si limita a un alternarsi puramente meteorologico di caldo e freddo, nebbia, acqua, sole, a volte neve, afa, magari un po' di vento, mantenendo solo una minima cognizione delle trasformazioni che avvengono nella natura quasi quotidianamente. E invece, in primavera e in autunno soprattutto, ogni giorno qualche piccola cosa cambia, lentamente certo, ma basta guardarsi un po' intorno per rendersene conto.
Ritrovarsi all'aperto a camminare, correre, in bici o sugli sci è la normalità, anche perché, a dire il vero, non è che la scena socioculturale offra poi tanto. A volte, avverto un certo sentore di calustrofobia, ma per fortuna a scuola abbiamo diversi periodi di vacanza di uno o due settimane che mi permettono di andare a respirare un'aria un po' diversa. Nonostante questo, fino ad ora, il rientro in valle è sempre stato piacevole: la pace, la natura, i colori, sembrano stereotipi, ma sono realtà.
Un effetto della mancanza di alternative è che, vai con chi vai, finisci per l'andare in giro con gente forte: ultramaratoneti, ex atleti di sci di fondo o triathlon, maestri di sci e di mountain bike, gente così insomma, e nonostante che forse non sia mai stato così in forma, sono sempre il più pippa di tutti, ma va bene così, in fondo, è anche per questo che ho deciso di venire, e di restare.
Per finire, qualche immagine dell'inverno che volge al termine, tutte scattate andando al lavoro o tornandone, o in auto tra un paese e l'altro, o direttamente dalla finestra a casa.

1 commento:

Christian Giommi ha detto...

Ciao è il nostro sogno lasciare tutto è venire a vivere li...ce lavoro