domenica 15 aprile 2012

La giostra si ferma

Oggi chiudono gli impianti di Scuol. E nevica.
La prima neve era arrivata un po' tardi, il 6 dicembre, ma poi fino a fine gennaio non ha quasi più smesso di scendere. Febbraio e marzo sono stati secchi e soleggiati, molto freddo a febbraio, fino a -30 gradi, ma non sono mancate temperature miti, fino a 15 gradi. Poi ad aprile ha ricominciato a nevicare, e ancora non smette.

Avevo mandato una domanda di lavoro quasi per gioco. Quando a settembre mi è arrivata una mail dalla Scuola di Sci, dove si dicevano interessati e mi invitavano a un colloquio, la prima cosa che ho pensato è stata: "E ora? ci vado per davvero?".

Ci sono venuto.
Il giro di giostra è durato due mesi, dal corso per maestri per bambini all'incidente. 58 giorni sugli sci, comunque  più di quelli di una stagione "normale".



A volte, scendendo con un gruppo di allievi verso la balconata di Motta Naluns in un giorno di sole, guardavo le montagne davanti a me e mi domandavo se fosse tutto vero, se davvero fossi passato dal trascorrere 8-10 ore al giorno chiuso in ufficio, spesso da solo, attendendo il finesettimana o rubando mezza giornata per respirare aria fresca, al trascorrere quelle stesse ore, per intere settimane senza sosta, col vento, il sole e la neve in faccia, in mezzo a centinaia di persone o a volte da solo ma circondato dalle impronte di cervi, caprioli e lepri, che da qualche parte lo sai che stanno a guardarti, senza farsi vedere.

Ci sono alcune cose che non hanno prezzo e che non si possono dimenticare: lo sguardo sognante e l'entusiasmo di certi bimbi, le giornate di sole e quelle sotto la bufera, l'alba rosa e fredda in gennaio, le pause pranzo in mezzo metro di neve fresca sulla pista chiusa con conseguente ramanzina dei maestri "anziani", l'allievo che finalmente capisce e comincia a godere un pochino di più delle sue giornate sulla neve, lo sguardo di fiducia delle persone, le scappate mattutine con le pelli...

Certo poi ci sono i rischi del mestiere... L'infortunio ha cambiato totalmente la prospettiva. Di nuovo spesso da solo, di nuovo tra quattro mura. Non è stato divertente, né facile... è andata così. Adesso che piano piano ne esco, sembrano più gli ultimi due mesi un brutto sogno di quanto i primi due non sembrassero un sogno ad occhi aperti: l'intensità di certi istanti e l'aria pungente sulla faccia e nei polmoni rimangono impresse, sono sensazioni vere e vive, che in sogno così intense non possono essere

Non resta che attendere il prossimo giro di giostra.

2 commenti:

leonardo ha detto...

Sempre piu' mi convinco che i "piani quinquiennali", i progetti a lungo termine non abbiamo moloto senso e che l' impensabile, nel male e nel bene, e' dietro l' angolo..

Sono sicuto che il tuo prossimo giro di giostra non ti lasciera' deluso. E se pure no ti piacera', bastera' cambiare giostra...

Beppe ha detto...

Qui ormai siamo al massimo ai piani semestrali, non c'e' da preoccuparsi per i progetti a lungo termine :)