venerdì 25 giugno 2010

Ai posteri l'ardua sentenza

Premessa: io dell'arte contemporanea ci capisco poco.
L'unica volta che ne ho veramente goduto è stata quando un'amica che "ne sa", mi ha portato al Museo di Arte Moderna di Zurigo.

Art Basel è un'importante esibizione di arte contemporanea che si tiene ogni anno a Basilea.
Susanna lavora a Barcellona in una galleria e ci viene tutti gli anni: così scatta l'occasione per un rendez vous di "Italiani in Svizzera (o giù di lì)".

Il rendez vous è stato piacevole, e la visita alla fiera satellite dove lavorava Susanna in qualche maniera anche gratificante.

Sí insomma, c'erano naturalmente un sacco di "cose" strane, alcune certamente manifestavano una forte espressività, sebbene io forse non sia in grado di coglierne benissimo le corde, altre sembravano una pura provocazione, e pure in queste uno ci può trovare un senso: per quanto alcune fossero intense e "disturbanti", credo che in qualche maniera riuscissero a instaurare un dialogo fra l'autore e il fruitore dell'opera.

Poi c'erano delle cose che io proprio non riesco a capire. Ora va bene l'arte contemporanea, lasciamo perdere l'arte figurativa eccetera, però ecco, come può una luce al neon di vari colori, dal violetto al verdino, disposta verticalmente su una parete semioscura essere chiamata "arte"? Voglio dire: cosa esprime questa luce al neon? cosa vuole comunicare l'artista? perché è questo che dovrebbe essere l'arte, no? comunicazione, espressione, condivisione, altrimenti è una cosa un po' fine a stessa.


Magari è una luce di "design", benissimo, forse un po' meno arte, però almeno il design dovrebbe essere un minimo funzionale, ma proprio un minimo minimo. Quella luce va benissimo in un ambiente tipo "disco lounge", e pure in un privé di qualche club magari un po' ambiguo, ma se costa trentamila dollari magari non la vorresti sprecare così, no?

La cosa positiva di questa visita è stata che mi è sembrato di rivalutare l'utilità e la sensatezza del mio astrattissimo lavoro di fisico teorico…

Per la cronaca l'autore e' tal Laddie John Dill, e l'opera è del 1970. Se qualcuno vuole scagliarsi contro la mia ignoranza è benvenuto. Mi scuso per la foto che non è di ottima qualità e sicuramente non rende giustizia al genio dell'autore, ma l'ho fatta con un telefonino, sebbene di design.

2 commenti:

Berry ha detto...

« Mi è sempre più chiaro che l'arte non è un'attività elitaria riservata all'apprezzamento di pochi. L'arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare »
(Keith Haring) ...quello che hai scritto tu è molto bello, soprattutto per l'analogia che trovi con il tuo lavoro e studio. L'arte è comunicazione, espressione di una volontà dell'artista di mostrare un suo linguaggio e una sua espressione. Il fatto che tu non "capisca" o non riesca ad apprezzare fino in fondo è già un risultato. (non so se mi sono spiegata...)

Beppe ha detto...

Mah... ora non e' che perche' mi esprimo con un linguaggio allora sto necessariamente facendo arte, no?

E poi io capisco benissimo che certe cose non si capiscano, ma rappresentino un'espressione artistica, ma quella bacchetta dai... allora sai quante opere d'arte ci sono in giro?