venerdì 22 agosto 2008
Scendere, salire...
Certe giornate cominciano proprio nella maniera sbagliata. Pero' a volte, per arrestare la caduta, basta una parola, un libro, un sorriso, un incontro e la prospettiva cambia quasi d'improvviso, piu' facilmente di quanto si potesse immaginare.
martedì 19 agosto 2008
Tramonto sul Bianco
In una giornata di sole il Monte Bianco domina Ginevra. E' li', sembra quasi a portata di mano, si staglia verso sud, oltre la citta' e oltre il lago e ogni volta che l'orizzonte si apre fa capolino suonando come un richiamo irresistibile per gli occhi ed il cuore di chi da tutto quel bianco si sente irrimediabilmente attratto.
Quando scende la sera il Monte Bianco si colora prima di rosa e poi di grigio, fino a sparire nel buio di una notte sul lago e lasciare spazio alla luna che sorge poco lontano dalla sua cima e in sua assenza mantiene lattiginoso l'orizzonte fino al mattino.
Quando scende la sera il Monte Bianco si colora prima di rosa e poi di grigio, fino a sparire nel buio di una notte sul lago e lasciare spazio alla luna che sorge poco lontano dalla sua cima e in sua assenza mantiene lattiginoso l'orizzonte fino al mattino.
domenica 17 agosto 2008
Ultimo giro
Un'estate fatta di chilometri in auto, in treno, in aereo, in moto, percorsi tra pareti, spit, magnesite, formaggio svizzero, amici e persone care, pizza fatta in casa e cotta nel forno a legna, aria fresca di montagna e salmastra di costa, e infine la pace dei luoghi conosciuti e desiderati da settimane, dove sai che lentamente tutto cambia ma in fondo resta uguale a se stesso e quando sei rincorso e incalzato dagli eventi, puoi sempre fare ritorno e respirare.

Qualche giorno di riposo a recuperare dagli acciacchi delle fatiche delle ultime settimane e gia' e' la vigilia dell'ultimo giro di giostra. Prima di tornare a Barcellona, manca solo un bagno integrale di una settimana nelle congetture, le ipotesi, i teoremi, i grafici e le parole del mondo al quale in qualche modo appartengo da piu' di cinque anni, che in qualche modo ho desiderato da molto piu' tempo e che tuttavia, in qualche modo, non riesco a sentire completamente mio.
Qualche giorno di riposo a recuperare dagli acciacchi delle fatiche delle ultime settimane e gia' e' la vigilia dell'ultimo giro di giostra. Prima di tornare a Barcellona, manca solo un bagno integrale di una settimana nelle congetture, le ipotesi, i teoremi, i grafici e le parole del mondo al quale in qualche modo appartengo da piu' di cinque anni, che in qualche modo ho desiderato da molto piu' tempo e che tuttavia, in qualche modo, non riesco a sentire completamente mio.
Finalmente sul Viso!
Dalla vetta il panorama a giro d'orizzonte e' mozzafiato, guastato appena per noi dalle nuvole che cominciavano a riempire la pianura e le vette piu' lontane verso nord ma che ci hanno regalato uno stupendo gioco di luce volgendo lo sguardo verso il Lago Grande di Viso e il rifugio Quintino Sella, 1200 metri piu' in basso.
E' una salita molto divertente e non troppo difficile, ma comunque per me solo quest'anno e' diventata affrontabile con ragionevole sicurezza. Infatti credo che solo scalare con una certa continuita' con la corda dal basso ti possa dare la confidenza necessaria per affrontare slegati passaggi di II/III, con gli scarponi da montagna, sia in salita sia in discesa. Fino all'anno scorso sarebbe stato probabilmente un poco oltre le mia capacita'.
Da li', dopo aver attraversato l'ancor piu' piccolo Ghiacciaio Sella, comincia l'ascesa della vera e propria parete. 500 metri di dislivello di II/III, facile e rilassante se totalmente secca come nel nostro caso, un po' meno in caso di neve e verglass. C'e' andata bene.
Salendo ero un po' preoccupato per la discesa. Temevo che non mi sarei fidato e avremmo dovuto mettere giu' una corda in diversi punti, ma invece le cose sono andate molto meglio del previsto, anche grazie ai consigli di Dario che e' ben piu' esperto di me. Poi, arrivati al Bivacco Andreotti, in teoria alla fine delle difficolta', le cose si sono complicate un po'. Ha cominciato a piovere e ha fatto capolino la mia annosa condropatia rotulea (infiammazione della cartilagine del ginocchio tipica di scialpinisti e montanari in genere). Risultato: 5 ore per salire e 7 per scendere...Ne e' venuta fuori una simpatica serata non prevista al rifugio Quintino Sella, animata da un incontro con una coppia di onnipresenti catalani accompagnati da tre lombardi in marcia per il Giro del Viso. E nel loro gruppo c'era anche un medico con tanto di farmacia al seguito che mi ha passato un provvidenziale antidolorofico grazie al quale il giorno dopo sono tornato a valle in "sole" 3.15 ore contro le 2.15 impiegate in salita...
In tre mesi, tutto puo' cambiare
Quando in primavera sono stato tra i ghiacci dell'Oberland Bernese, salendo col trenino che porta alla Jungfraujoch e ancor piu' arrivando lassu', e vivendo tra i ghiacci per tre giorni, tutto appariva assolutamente, enormemente bianco. Lo so che quando arriva l'estate la neve piano piano scivola via e lascia il campo a verdi prati, rocce scure e ghiaccio grigio ma quando mi trovavo in mezzo a tutto quel freddo e quel bianco (e pure mi sentivo cosi' vivo!) mi sembrava impossibile che potesse semplicemente sparire.
Invece, in tre mesi, tutto e' cambiato.

Risalgo sullo stesso trenino e il paesaggio e' cosi' diverso che quasi stento a riconoscerlo. Le distese innevate sono diventate freschi pascoli, l'enorme fiume liscio e bianco si e' riempito di buchi, si e' fatto grigio e minaccioso; solo le cime piu' alte mantengono il loro candore e anzi quasi ogni giorno ricevono una spolverata di bianco dalle nuvole che rovesciano impietosamente acqua sulle nostre tende a valle. E poi c'e' l'Eiger, che nero appare in inverno al confronto con tutto il bianco intorno e ancor piu' nero appare d'estate, spogliato quasi completamente della poca neve che riusciva ad appiccicarsi alla sua ripida parete.
Fa paura visto da sotto, scarica acqua e sassi senza sosta dai suoi mille canali e budelli, si copre di nuvole gia' in tarda mattinata; intimorisce chi si accinge all'impresa di salire la sua intricata parete Nord e poi si nasconde lasciando solo immaginare cosa possa voler dire trovarsi da qualche parte su quell'enorme scoglio alto quasi due chilometri.
Per sentirci anche noi un po' alpinisti attacchiamo il fratello minore Monch da sud, grazie anche al rapido avvicinamento consentito dal trenino della Jungraujoch. E per sentirci un po' eroi lo attacchiamo con gli scarponi da sci ai piedi, visto che avevamo ricevuto una soffiata positiva sulla quantita' di neve in loco, soffiata rivelatasi inattendibile come qualucno non malato di sci come me e Alessio avrebbe potuto facilmente immaginare...
Per sentirci ancora un po' di piu' eroi, invece che seguire astutamente la traccia su sfasciumi, seguiamo un paio di guide con clienti ("la sapranno la strada loro, no?") che decidono per un percorso un po' piu'... atletico, probabilmente per far divertire i clienti legati belli sicuri al loro "guinzaglio".
Cosi' ci troviamo a scalare del III grado con scarponi da sci, in conserva qua e la' assicurata girando la corda intorno a rocce e spuntoni. Vabbeh, e' tutta esperienza. Non e' difficile credere che non ci muoviamo esattamente con velocita' felina e cosi' a meno di 200 metri dalla vetta, superati da quasi tutte le altre cordate (tutte per altro con guida a tirare il carretto, tranne una formata da tre spagnoli...) siamo costretti a fare dietrofront, causa minacciosi nuvoloni temporaleschi in rapido avvicinamento. Arriviamo alla base della cresta che il cielo si e' fatto nero nero e comincia a cadere qualche fiocco di neve. Il ritorno alla partenza del trenino e' pero' tra i piu' rapidi avvenuti in questa stagione, visto che altra gente con gli sci proprio non se ne vedeva, chissa' perche'...

Comunque, un pensierino alla discesa in sci della parete sud non ce lo siamo fatto scappare... ecco una foto, giusto per invogliare i desiderosi di avventure in equilibrio sulle lamine.

Il resto della settimana trascorre tranquillo tra chili di formaggio (al campeggio in Svizzera, cos'altro vuoi mangiare?), magnesite, temporali quotidiani, metri di roccia da scalare (e finalmente mi avvicino al VI grado...) e si conclude con una stupenda e rilassante via di quattro tiri in granito sotto il Grimselpass. Roccia liscia che non lascia niente per le mani, per altro attaccate a braccine ormai distrutte da una settimana piuttosto intensa.
Invece, in tre mesi, tutto e' cambiato.
Risalgo sullo stesso trenino e il paesaggio e' cosi' diverso che quasi stento a riconoscerlo. Le distese innevate sono diventate freschi pascoli, l'enorme fiume liscio e bianco si e' riempito di buchi, si e' fatto grigio e minaccioso; solo le cime piu' alte mantengono il loro candore e anzi quasi ogni giorno ricevono una spolverata di bianco dalle nuvole che rovesciano impietosamente acqua sulle nostre tende a valle. E poi c'e' l'Eiger, che nero appare in inverno al confronto con tutto il bianco intorno e ancor piu' nero appare d'estate, spogliato quasi completamente della poca neve che riusciva ad appiccicarsi alla sua ripida parete.
Fa paura visto da sotto, scarica acqua e sassi senza sosta dai suoi mille canali e budelli, si copre di nuvole gia' in tarda mattinata; intimorisce chi si accinge all'impresa di salire la sua intricata parete Nord e poi si nasconde lasciando solo immaginare cosa possa voler dire trovarsi da qualche parte su quell'enorme scoglio alto quasi due chilometri.
Per sentirci anche noi un po' alpinisti attacchiamo il fratello minore Monch da sud, grazie anche al rapido avvicinamento consentito dal trenino della Jungraujoch. E per sentirci un po' eroi lo attacchiamo con gli scarponi da sci ai piedi, visto che avevamo ricevuto una soffiata positiva sulla quantita' di neve in loco, soffiata rivelatasi inattendibile come qualucno non malato di sci come me e Alessio avrebbe potuto facilmente immaginare...
Per sentirci ancora un po' di piu' eroi, invece che seguire astutamente la traccia su sfasciumi, seguiamo un paio di guide con clienti ("la sapranno la strada loro, no?") che decidono per un percorso un po' piu'... atletico, probabilmente per far divertire i clienti legati belli sicuri al loro "guinzaglio".
Cosi' ci troviamo a scalare del III grado con scarponi da sci, in conserva qua e la' assicurata girando la corda intorno a rocce e spuntoni. Vabbeh, e' tutta esperienza. Non e' difficile credere che non ci muoviamo esattamente con velocita' felina e cosi' a meno di 200 metri dalla vetta, superati da quasi tutte le altre cordate (tutte per altro con guida a tirare il carretto, tranne una formata da tre spagnoli...) siamo costretti a fare dietrofront, causa minacciosi nuvoloni temporaleschi in rapido avvicinamento. Arriviamo alla base della cresta che il cielo si e' fatto nero nero e comincia a cadere qualche fiocco di neve. Il ritorno alla partenza del trenino e' pero' tra i piu' rapidi avvenuti in questa stagione, visto che altra gente con gli sci proprio non se ne vedeva, chissa' perche'...
Comunque, un pensierino alla discesa in sci della parete sud non ce lo siamo fatto scappare... ecco una foto, giusto per invogliare i desiderosi di avventure in equilibrio sulle lamine.
Il resto della settimana trascorre tranquillo tra chili di formaggio (al campeggio in Svizzera, cos'altro vuoi mangiare?), magnesite, temporali quotidiani, metri di roccia da scalare (e finalmente mi avvicino al VI grado...) e si conclude con una stupenda e rilassante via di quattro tiri in granito sotto il Grimselpass. Roccia liscia che non lascia niente per le mani, per altro attaccate a braccine ormai distrutte da una settimana piuttosto intensa.
venerdì 25 luglio 2008
Scendo per un po'
Sono passati quasi cinque mesi e non si puo' certo dire che mi sia annoiato.
La primavera e' stata un'esplosione, con l'estate il polverone si sta depositando e quello che rimane e' un buco, ma un buco da riempire.
In qualche modo ora comincio di nuovo a vederci e posso mettermi in cammino. In qualche modo, ho una strana voglia di farlo.
Prima pero', vado a prendermi un bel respiro.
Scendo dalla giostra per un po'.
Ciao.
La primavera e' stata un'esplosione, con l'estate il polverone si sta depositando e quello che rimane e' un buco, ma un buco da riempire.
In qualche modo ora comincio di nuovo a vederci e posso mettermi in cammino. In qualche modo, ho una strana voglia di farlo.
Prima pero', vado a prendermi un bel respiro.
Scendo dalla giostra per un po'.
Ciao.
Il lato oscuro della forza
Oggi la mia lettrice piu' assidua mi ha fatto notare che sono quasi due settimane che non scrivo niente...
"Che succede a Barcellona?" si domanda e mi domanda...
Rispondo: in verita', un sacco di cose, il solito tourbillon di persone piu' o meno sane di mente e relative avventure. Questa citta' e' proprio una centrifuga.
E cosi', alla fine della giornata, invece di riordinare i pensieri e trasformarli in frasi di senso compiuto, ultimamente preferisco staccare il cervello, accendere il computer e perdermi nei meandri della mia nuova serie TV preferita: Dexter.
Siccome che oggi sono davvero parecchio ma parecchio indaffarato, per il momento per sapere di cosa si tratta vi consiglio di dare una rapida occhiata a Wikipedia: in inglese (meglio) e in italiano.
Io lo trovo... catartico: in fondo, tutti abbiamo almeno un lato oscuro.
"Che succede a Barcellona?" si domanda e mi domanda...
Rispondo: in verita', un sacco di cose, il solito tourbillon di persone piu' o meno sane di mente e relative avventure. Questa citta' e' proprio una centrifuga.
E cosi', alla fine della giornata, invece di riordinare i pensieri e trasformarli in frasi di senso compiuto, ultimamente preferisco staccare il cervello, accendere il computer e perdermi nei meandri della mia nuova serie TV preferita: Dexter.
Siccome che oggi sono davvero parecchio ma parecchio indaffarato, per il momento per sapere di cosa si tratta vi consiglio di dare una rapida occhiata a Wikipedia: in inglese (meglio) e in italiano.
Io lo trovo... catartico: in fondo, tutti abbiamo almeno un lato oscuro.
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