Sono entrati nelle case di una famiglia di Sinti italiani, hanno chiesto i documenti e li hanno schedati. La storia completa, si trova qua, le foto invece qua. Come si legge nell´articolo e si capisce chiaramente dalle foto, si tratta di cittadini italiani, gia' censiti, di cui il comune sa tutto quello che deve sapere su un normale cittadino italiano. Quindi chiamiamolo con il suo nome: e' un atto compiuto dalle forze dell´ordine basato su una semplice discriminazione etnica o razziale. E' questo che e´, sul resto poi si puo´ discutere.
Purtroppo non e' un caso isolato. A Torino un gruppo di poliziotti e´ salito su un autobus e ha chiesto documenti e permesso di soggiorno a tutti gli stranieri! Subito dopo, tutti, anche chi aveva una regolare carta d´identita´ italiana e´ stato portato in commissariato per essere schedato.
Vivo all´estero, spesso viaggio e spesso sugli autobus: e se succedesse a me in un Paese straniero una cosa cosi´, che penserei? se mi succedesse in Brasile, in India, in Cina, cosa penserei?
venerdì 6 giugno 2008
giovedì 5 giugno 2008
Ponti tricolore
Qui nell´ultimo mese sembra di stare a Londra. Piove praticamente tutti i giorni. La cosa ha naturalmente anche risvolti positivi, visto che mancava l´acqua ed eravamo in piena emergenza siccita´. Alla fine di aprile gli invasi idrici della Catalunya erano al 18% della loro capacita´, appena sufficiente a superare l´estate per lasciarci quasi completamente all´asciutto in autunno. Poi ha cominciato a piovere. Ora non la finisce praticamente piu´. Risorse idriche al 50% e aspettiamo l´estate belli freschi e rilassati.
Tutto questo per dire che non c´e´ da soprendersi se anche sabato pioveva. La leggera pioggia non mi ha impedito di andare a giocare un paio d´ore a ping pong in uno dei molti tavoli all´aperto sparsi per vari quartieri della citta´ (soprattutto a Gracia). Poi il cielo si e´ fatto grigio sul serio e me ne sono andato un po´ a spasso per Barcelona.
Praticamente la meta´ delle persone parlavano italiano: per le strade, nei negozi, sulla metro. Tornando a casa sento un signore che richiama l´attenzione della moglie sulla collina del Montjuic con inconfondibile accento genovese. Mi giro e gli sorrido, chissa' cosa avra´ pensato. Nel frattempo io invece pensavo: ma com´e´ che ci son tutti ´sti italiani in giro? E poi l´illuminazione. Lunedi´ 2 giugno. E' la stessa cosa che succede sempre: prova a trovarti in una qualsiasi grande citta' europea in uno dei weekend dei tre ponti primaverili (25 aprile, primo maggio, 2 giugno) e improvvisamente senti parlare solo italiano! Ci piace un sacco andare in giro a primavera. Aspettiamo in gloria questa mini anticipazione delle vacanze estive. E cosi' tutti via: Parigi, Londra, Stoccolma, Barcelona!
Per un po´ ci dimentichiamo della nostra Itaglietta. Peccato che noi italiani quando andiamo in giro la maggior parte delle volte stiamo solo tra di noi, passiamo e andiamo, non parliamo con la gente del posto, non ci proviamo nemmeno. Peccato perche´ ci aiuterebbe a conoscere un po' meglio cosa siamo andati a vedere ma anche cosa ci siamo lasciati a casa... di bello e di brutto...
Tutto questo per dire che non c´e´ da soprendersi se anche sabato pioveva. La leggera pioggia non mi ha impedito di andare a giocare un paio d´ore a ping pong in uno dei molti tavoli all´aperto sparsi per vari quartieri della citta´ (soprattutto a Gracia). Poi il cielo si e´ fatto grigio sul serio e me ne sono andato un po´ a spasso per Barcelona.
Praticamente la meta´ delle persone parlavano italiano: per le strade, nei negozi, sulla metro. Tornando a casa sento un signore che richiama l´attenzione della moglie sulla collina del Montjuic con inconfondibile accento genovese. Mi giro e gli sorrido, chissa' cosa avra´ pensato. Nel frattempo io invece pensavo: ma com´e´ che ci son tutti ´sti italiani in giro? E poi l´illuminazione. Lunedi´ 2 giugno. E' la stessa cosa che succede sempre: prova a trovarti in una qualsiasi grande citta' europea in uno dei weekend dei tre ponti primaverili (25 aprile, primo maggio, 2 giugno) e improvvisamente senti parlare solo italiano! Ci piace un sacco andare in giro a primavera. Aspettiamo in gloria questa mini anticipazione delle vacanze estive. E cosi' tutti via: Parigi, Londra, Stoccolma, Barcelona!
Per un po´ ci dimentichiamo della nostra Itaglietta. Peccato che noi italiani quando andiamo in giro la maggior parte delle volte stiamo solo tra di noi, passiamo e andiamo, non parliamo con la gente del posto, non ci proviamo nemmeno. Peccato perche´ ci aiuterebbe a conoscere un po' meglio cosa siamo andati a vedere ma anche cosa ci siamo lasciati a casa... di bello e di brutto...
mercoledì 4 giugno 2008
Anche gli armadi possono volare
Dice Leonardo che
"Arrampicare da primi e' arrampicare, arrampicare da secondi e' esercizio fisico".
Non che io disdegni il mero esercizio fisico, pero' sono un maledetto curioso e alla fine ho ceduto.
Cosi', forse, anche d'estate riusciro' a innalzarmi dal livello "subumano" fino a "merendero" o magari "eroe". In fondo l'eroe e' anche colui che va in cerca del meglio per se' e per gli altri. E arrivare a fare tranquillamente un 5c o un 6a aprirebbe le porte del paradiso di un mondo di montagne altrimenti inaccessibili, a me e a chi con me vuole camminare per il mondo.
Matte dice che l'equilibrio, i salti, la forza che ho quando ho gli sci ai piedi sembrano sparire appena me li tolgo. Effettivamente quando mi attacco alla parete con le scarpette e le mani mi sembra di essere una specie di armadio: grosso, rigido e lento... Paolo Caruso, una specie di guru dell'arrampicata, di cui mi sono comprato lo splendido libro, dice che bisogna imparare a "prendere forza dal basso", dai piedi. E quando in basso hai un secondo di cordata speciale che ti guarda, la forza che sale puo' sollevare anche un armadio.

Se poi hai anche esattamente a fianco uno che fa il 7b "a vista" come Matte, e che risale la via che passa a fianco alla tua spiegandoti un passo si' e un passo no, svanisce la paura e pur col giusto sudore il mio primo 4c da primo e' fatto...
OK, 4c e' una miseria... infatti finalmente mi sono deciso ad andare a provare il tunnel della Foixarda, per vedere di allenarmi un po'...
La Foixarda e' probabilmente "il piu' grande roccodromo urbano gratuito del mondo". Si trova sul Montjuic a meno di dieci minuti a piedi da casa mia. C'e' una parete di roccia con alcune vie con prese naturali, prese scavate e prese di resina artificiali. Su una parte della parete e' stata gettata una colata di cemento e poi attrezzata prevalentemente con prese artificiali e alcuni buchini scavati; infine c'e' il tunnel. E' un vero tunnel stradale, completamente attrezzato con prese artificiali. Ci sono vie che risalgono tutta la volta e gli scarsoni come me si possono esercitare a piacere facendo un po' di "boulder" e traversi. Fino a qualche anno fa il tunnel era addirittura aperto al traffico e la gente ci arrampicava lo stesso. Poi per fortuna hanno pensato bene di chiuderlo e lasciarlo tutto agli arrampicatori (e aspiranti tali).
Insomma, lunedi' sono andato la' due ore a massacrarmi un po' le braccia facendo traversi a un metro da terra. C'e' un bell'ambiente, si fanno chiacchere, incontri sempre qualcuno che ti spiega il passaggio che non ti riesce. Un passaggio in particolare proprio non mi e' riuscito, nonstante le spiegazioni di un simpatico tizio Bosniaco-Svedese e del catalano Xavi-dagli-occhi-blu (qui la meta' della popolazione maschile si chiama Xavi o Jaume, quindi devi inventarti qualche modo per distinguerli...).
Il maledetto passaggio mi e' rimasto proprio sul groppone e quindi ora saluto tutti e scappo a provarlo finche non mi riesce!
PS Mamma, non ti preoccupare! non e' pericoloso! c'e' sempre la corda e quando non c'e' sono a un metro da terra! capito? :)
"Arrampicare da primi e' arrampicare, arrampicare da secondi e' esercizio fisico".
Non che io disdegni il mero esercizio fisico, pero' sono un maledetto curioso e alla fine ho ceduto.
Cosi', forse, anche d'estate riusciro' a innalzarmi dal livello "subumano" fino a "merendero" o magari "eroe". In fondo l'eroe e' anche colui che va in cerca del meglio per se' e per gli altri. E arrivare a fare tranquillamente un 5c o un 6a aprirebbe le porte del paradiso di un mondo di montagne altrimenti inaccessibili, a me e a chi con me vuole camminare per il mondo.
Matte dice che l'equilibrio, i salti, la forza che ho quando ho gli sci ai piedi sembrano sparire appena me li tolgo. Effettivamente quando mi attacco alla parete con le scarpette e le mani mi sembra di essere una specie di armadio: grosso, rigido e lento... Paolo Caruso, una specie di guru dell'arrampicata, di cui mi sono comprato lo splendido libro, dice che bisogna imparare a "prendere forza dal basso", dai piedi. E quando in basso hai un secondo di cordata speciale che ti guarda, la forza che sale puo' sollevare anche un armadio.
Se poi hai anche esattamente a fianco uno che fa il 7b "a vista" come Matte, e che risale la via che passa a fianco alla tua spiegandoti un passo si' e un passo no, svanisce la paura e pur col giusto sudore il mio primo 4c da primo e' fatto...
OK, 4c e' una miseria... infatti finalmente mi sono deciso ad andare a provare il tunnel della Foixarda, per vedere di allenarmi un po'...
La Foixarda e' probabilmente "il piu' grande roccodromo urbano gratuito del mondo". Si trova sul Montjuic a meno di dieci minuti a piedi da casa mia. C'e' una parete di roccia con alcune vie con prese naturali, prese scavate e prese di resina artificiali. Su una parte della parete e' stata gettata una colata di cemento e poi attrezzata prevalentemente con prese artificiali e alcuni buchini scavati; infine c'e' il tunnel. E' un vero tunnel stradale, completamente attrezzato con prese artificiali. Ci sono vie che risalgono tutta la volta e gli scarsoni come me si possono esercitare a piacere facendo un po' di "boulder" e traversi. Fino a qualche anno fa il tunnel era addirittura aperto al traffico e la gente ci arrampicava lo stesso. Poi per fortuna hanno pensato bene di chiuderlo e lasciarlo tutto agli arrampicatori (e aspiranti tali).
Insomma, lunedi' sono andato la' due ore a massacrarmi un po' le braccia facendo traversi a un metro da terra. C'e' un bell'ambiente, si fanno chiacchere, incontri sempre qualcuno che ti spiega il passaggio che non ti riesce. Un passaggio in particolare proprio non mi e' riuscito, nonstante le spiegazioni di un simpatico tizio Bosniaco-Svedese e del catalano Xavi-dagli-occhi-blu (qui la meta' della popolazione maschile si chiama Xavi o Jaume, quindi devi inventarti qualche modo per distinguerli...).
Il maledetto passaggio mi e' rimasto proprio sul groppone e quindi ora saluto tutti e scappo a provarlo finche non mi riesce!
PS Mamma, non ti preoccupare! non e' pericoloso! c'e' sempre la corda e quando non c'e' sono a un metro da terra! capito? :)
martedì 13 maggio 2008
A ciascuno il suo

Sulle alpi ci sono i 4000, sui Pirenei i 3000. Il piu' alto di tutti si chiama Pico de Aneto, 3404 metri, ed e' salendolo che probabilmente si e' chiusa la mia stagione invernale sui Pirenei (piu' che altro direi stagione primaverile, visto che e' iniziata il 29 marzo...). Il mio primo 3000 pirenaico e il primo 3000 di Laura coincidono con l'ultima salita dell'anno.
E' passato ormai un po' dal giorno della salita, ma non ho trovato il tempo e lo stato d'animo per sedermi e raccontare di tre giorni che mi hanno insegnato molto. Come quasi sempre accade tra i monti.
Una delle lezioni piu' importanti e piu' belle che si imparano in montagna e' quella di saper riconoscere i limiti propri e della propria cordata o del proprio gruppo.
Un'altra lezione che si impara molto presto e' come a volte questo limite sia in realta' piu' in alto di quello che immaginiamo. L'ignoto fa questo effetto: fa paura , ma finche' non lo proviamo non sappiamo davvero come e' fatto. A volte "il rischio piu' grande e' non correre nessun rischio".
Avevamo un progetto di 4 giorni di relax e montagna a cavallo del ponte del primo maggio. Poi un lavoro che andava finito in fretta ci ha fatto partire con un giorno e mezzo di ritardo, col progetto di due notti in tenda, il Tuc de Muliers per scaldarsi e il Pico de Aneto il giorno seguente.
L'eccessiva fiducia nella capacita' del mio stupendo zaino Black Diamond Frenzy da 28 litri mi hanno fatto dimenticare che fra tenda, sacco a pelo, pentole e fornelli, forse anche lui sarebbe stato un po' al limite. E cosi', alla partenza assumo uno splendido look "albero di Natale".

La salita fino al "Campo 1" e' breve perche' presto fara' buio. Dopo un'ottima cena a base di noodles al vago sapore di pollo e/o gamberetti "original from china", la mattina dopo portiamo la tenda e il materiale ai piani di Aigualluts, sede del "Campo 2", un posto incantato proprio sotto l'Aneto. Quasi tutti per salire scelgono di dormire al rifugio della Renclusa che si trova poco prima sulla destra. Tuttavia in quei giorni stare da quelle parti era un po' come stare sulle Ramblas il sabato pomeriggio, quindi abbiamo optato per questa soluzione "amena" che ci ha regalato due giorni in un'ambiente grandioso quasi tutto per noi.

Nascondiamo il materiale in eccesso sotto un grosso masso e ci dirigiamo verso il Tuc de Muliers. Purtroppo fa gia' caldo, Laura ha pensato bene di sbagliare calzini e si ritrova bloccata dalle vesciche. Cosi' classifichiamo la giornata come "acclimatamento", curiamo le vesciche con acqua gelida di torrente glaciale, facciamo conoscenza con la fauna locale...

... consumiamo il nostro secondo pasto "in quota" questa volta a base di un'ottimo risotto francese...

... e ci godiamo il tramonto...

La mattina dopo il piano e' bellicoso: Pico de Aneto, 1400 metri di dislivello su un pendio continuo. Per Laura apparentemente troppi ma vedere la vetta sempre di fronte agli occhi da' energie inaspettate e cosi' di 200 metri in 200 metri, con tutte le soste del caso per bere e per mangiare, siamo in vetta in un tempo ragionevole e dalla croce ci separa soltanto il famigerato "Paso Mahoma". Si chiama cosi' perche' va affrontato in pratica inginocchiandosi e pare che sia perfettamente indirizzato verso la Mecca. Credo di aver gia' nominato il mio "disagio" sulle creste. Considerato che la vera "climber" della spedizione era, per dirla semplice, piuttosto sfatta, questa volta di saggiare il mio limite non me la sono sentita... Maometto quel giorno ricevette due (ma non solo due a dire il vero) preghiere di meno.

Considerato la pletora di gente che ha salito la montagna in quei quattro giorni, ben dimostrata dalla profondita' della traccia di salita verso la fine dell'ascesa, credo che non si dispiacera' troppo...

Il nostro Aneto ci e' uscito quasi in stile "Himalayano", ma e' stato davvero' "nostro", ci ha permesso di godere di due notti serene tra la neve e le stelle, un bel po' di tempo extra per vivere la montagna che ci accoglieva e una salita solitaria nella quale abbiamo potuto confrontarci con noi stessi. Abbiamo goduto la montagna pienamente e liberamente, senza fretta e senza la ressa di un ponte di inizio maggio. E alla fine abbiamo salutato l'Aneto con un arrivederci, perche' la voglia di tornare per rendere omaggio anche noi a Maometto a 3400 metri sul tetto dei Pirenei un po' ci e' rimasta dentro...
Anche questa volta, caramellina per chi ha resistito fino qua. Una selezione delle foto migliori, da scaricare anche ad alta risoluzione.
venerdì 9 maggio 2008
La concorrenza e' l'anima del mercato
Il mio capo qui a Barcelona e' una specie di "workaholic". E' capitato che arrivassimo verso la fine di un articolo proprio quando lui stava per partire per un periodo di circa un mese in Canada, circa dieci giorni fa. E a un certo punto gli e' venuta una fretta micidiale di pubblicare questo articolo. Cosi' mi ha fatto lavorare fino a mezzanotte per 4 giorni di fila. Poi finalmente l'articolo e' apparso on line giusto ieri.
Oggi sono usciti ben due articoli che praticamente contengono praticamente le stesse osservazioni e gli stessi risultati del nostro lavoro!
C'erano altri due gruppi che stavano pensando esattamente allo stesso problema e hanno trovato esattamente la stessa soluzione. La fretta era ben giustificata quindi, e la pressione che mi ha messo addosso e' servita a farci arrivare primi...
Ammetto di non essere mai stato troppo competitivo, tanto meno nella ricerca scientifica, ma questo avere un po' di "pepe al culo" devo dire che mi ha fatto bene :)
Oggi sono usciti ben due articoli che praticamente contengono praticamente le stesse osservazioni e gli stessi risultati del nostro lavoro!
C'erano altri due gruppi che stavano pensando esattamente allo stesso problema e hanno trovato esattamente la stessa soluzione. La fretta era ben giustificata quindi, e la pressione che mi ha messo addosso e' servita a farci arrivare primi...
Ammetto di non essere mai stato troppo competitivo, tanto meno nella ricerca scientifica, ma questo avere un po' di "pepe al culo" devo dire che mi ha fatto bene :)
giovedì 8 maggio 2008
Nel Regno dei Ghiacci
A volte certe esperienze sono capaci di lasciarti allo stesso tempo un senso di totale pienezza e di vuoto assoluto.

Quando la montagna si fa selvaggia, a volte richiede un impegno straordinario e al ritorno ci vuole un po' per metabolizzare quello che ti ha restituito in quei momenti. Ogni giorno che passa, le stesse foto ti danno emozioni diverse: dapprima ricordano la fatica, la tensione, il freddo, poi subentra la soddisfazione, la gioia per una meta ambita e conquistata, infine l'emozione e la meraviglia di essere stato proprio tu a scattare quella foto in quel posto.
I ghiacciai dell'Oberland Bernese sono tra i posti piu' selvaggi in cui mi sia capitato di calzare gli sci e le pelli di foca. Quello che si puo' vedere e' solo ghiaccio e neve e roccia. Il freddo appare piu' intenso e il cielo piu' terso. E' facile farsi ingannare dalla quantita' di gente che brulica per i ghiacciai in un finesettimana di aprile. Sembra di stare in un posto "normale", ma un posto "normale" non e'. Tutto richiede attenzione: la mattina appena alzati per andare dal locale invernale (quasi tutti gli italiani erano stipati li'... mentre gli altri se ne stavano comodi al rifugio estivo grande coi duvet sui letti... chissa' perche'...) al bagno e al rifugio estivo dove servono la colazione. Poi bisogna scendere cento metri di dislivello su un'aerea scaletta metallica ancorata alla roccia per raggiungere il ghiacciaio. Attenzione ai crepacci, all'itinerario (perche' tutto e' vasto lassu') e infine ogni vetta richiede un minimo di impegno alpinistico, qualche passo di arrampicata, un po' di attenzione su una cresta, un tratto ripido da superare senza sci. Anche la discesa richiede piu' cautela del normale, e piu' fatica perche' l'aria a 4000 metri non e' come a 2000, ma gli sci scivolano comunque veloci verso l'ultima fatica di giornata: risalire i cento metri di scalette per tornare al rifugio.
In cima al Kleines Gruenhorn si cammina tra roccia e neve. Aggrappato alla vetta ho scorto alcuni licheni appiccicati alla parete. L'unica foma di vita non umana che ricordo di aver visto per tutti e tre i giorni, escludendo qualche uccello che si precipita sugli avanzi di pranzo lasciati dagli escursionisti.
Alla fine della lunga traversata dell'Aletschfirn per raggiungere il Loetschenluecke e fare ritorno alla civilta', scorgere finalmente il verde in fondo alla valle rimette in moto i tuoi sensi e il tuo desiderio di calore e profumo di terra e di erba.

Alla fine, qualche giorno per riassaporare la vita sotto i 3000 metri gia' bastano a far montare la voglia del prossimo viaggio, del prossimo ghiacciaio, della prossima vetta.
Ci sono certi istanti tra le montagne in cui tutto sembra perfetto; invece di scattare una foto, per ricordarne uno cerco di aprire tutti i sensi e stampare nella memoria tutte le sensazioni di quel momento. E' forse la mancanza di questi istanti cosi' pieni che lascia il piccolo vuoto al ritorno; la natura, si sa, ha orrore del vuoto, e quindi appena se ne accorge mi rimette in moto per cercare di riempirlo...

In regalo, per quelli che hanno letto fino qua, il link dove potete trovare una selezione delle foto di questi tre giorni.
Basta cliccare qui.
Date un'occhiata anche ai commenti che ho aggiunto sotto le foto!

Quando la montagna si fa selvaggia, a volte richiede un impegno straordinario e al ritorno ci vuole un po' per metabolizzare quello che ti ha restituito in quei momenti. Ogni giorno che passa, le stesse foto ti danno emozioni diverse: dapprima ricordano la fatica, la tensione, il freddo, poi subentra la soddisfazione, la gioia per una meta ambita e conquistata, infine l'emozione e la meraviglia di essere stato proprio tu a scattare quella foto in quel posto.
I ghiacciai dell'Oberland Bernese sono tra i posti piu' selvaggi in cui mi sia capitato di calzare gli sci e le pelli di foca. Quello che si puo' vedere e' solo ghiaccio e neve e roccia. Il freddo appare piu' intenso e il cielo piu' terso. E' facile farsi ingannare dalla quantita' di gente che brulica per i ghiacciai in un finesettimana di aprile. Sembra di stare in un posto "normale", ma un posto "normale" non e'. Tutto richiede attenzione: la mattina appena alzati per andare dal locale invernale (quasi tutti gli italiani erano stipati li'... mentre gli altri se ne stavano comodi al rifugio estivo grande coi duvet sui letti... chissa' perche'...) al bagno e al rifugio estivo dove servono la colazione. Poi bisogna scendere cento metri di dislivello su un'aerea scaletta metallica ancorata alla roccia per raggiungere il ghiacciaio. Attenzione ai crepacci, all'itinerario (perche' tutto e' vasto lassu') e infine ogni vetta richiede un minimo di impegno alpinistico, qualche passo di arrampicata, un po' di attenzione su una cresta, un tratto ripido da superare senza sci. Anche la discesa richiede piu' cautela del normale, e piu' fatica perche' l'aria a 4000 metri non e' come a 2000, ma gli sci scivolano comunque veloci verso l'ultima fatica di giornata: risalire i cento metri di scalette per tornare al rifugio.In cima al Kleines Gruenhorn si cammina tra roccia e neve. Aggrappato alla vetta ho scorto alcuni licheni appiccicati alla parete. L'unica foma di vita non umana che ricordo di aver visto per tutti e tre i giorni, escludendo qualche uccello che si precipita sugli avanzi di pranzo lasciati dagli escursionisti.
Alla fine della lunga traversata dell'Aletschfirn per raggiungere il Loetschenluecke e fare ritorno alla civilta', scorgere finalmente il verde in fondo alla valle rimette in moto i tuoi sensi e il tuo desiderio di calore e profumo di terra e di erba.

Alla fine, qualche giorno per riassaporare la vita sotto i 3000 metri gia' bastano a far montare la voglia del prossimo viaggio, del prossimo ghiacciaio, della prossima vetta.
Ci sono certi istanti tra le montagne in cui tutto sembra perfetto; invece di scattare una foto, per ricordarne uno cerco di aprire tutti i sensi e stampare nella memoria tutte le sensazioni di quel momento. E' forse la mancanza di questi istanti cosi' pieni che lascia il piccolo vuoto al ritorno; la natura, si sa, ha orrore del vuoto, e quindi appena se ne accorge mi rimette in moto per cercare di riempirlo...

In regalo, per quelli che hanno letto fino qua, il link dove potete trovare una selezione delle foto di questi tre giorni.
Basta cliccare qui.
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giovedì 1 maggio 2008
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