lunedì 19 maggio 2014
Soprattutto sali, però poi devi anche scendere...
Per quanto riguarda il tema generale di questo blog, la novità più interessante è questa:
Bottom Up Climbs
A breve qualche novità su un nuovo progetto per quest'estate...
martedì 7 maggio 2013
Uno per ogni occasione
Da sinistra a destra.
Ho approfittato dei saldi di fine stagione e ho preso quello che è uno degli sci più leggeri sul mercato, l'attacco probabilmente migliore tra quelli da gara e le pelli che, dalle prove della rivista Skialper (diventata da qualche anno un riferimento del settore) sono risultate allo stesso tempo le più scorrevoli e quelle con la migliore tenuta in salita, oltre che essere tra le più leggere.
In salita, ma soprattutto sul falsopiano, è naturalmente tutto un altro mondo. La prima prova è avvenuta in condizioni proibitive: 40 cm di neve fresca pesantissima, nebbia e nevicata ancora in atto. Decidiamo di risalire la ospita del Diavolezza, che troviamo chiusa per pericolo valanghe. La tracciatura su quella neve appare da subito un'impresa titanica. Per fortuna che un gatto è passato e riusciamo a sfruttare quel tratto di pista, con neve comunque molto molto morbida. Procediamo di buon passo chiacchierando senza forzare fino a metà pista, quando un gattista ci consiglia caldamente di ritornare indietro perché stanno minando tutta la zona per metterla in sicurezza.
Le prime curve sono un dramma, mi sembra di non saper sciare. Sci nervosissimo che fa perno nella parte sotto il piede e ruota in maniera quasi incontrollabile sull'asse verticale. Ci metto un po' a capire come domare quello che sembra un toro impazzito (paragone dal mio amico Francesco che ha comprato lo stesso sci pochi giorni dopo di me). Arrivati in fondo risaliamo per lo stesso percorso e il secondo giro va un po' meglio, ma resto comunque perplesso.
Il primo maggio è finalmente una bella giornata di sole. Decido di avviarmi di nuovo verso il Diavolezza per un test un po' più serio. Questa volta arrivo fino in cima battendo qualsiasi tempo ottenuto precedentemente e senza forzare nemmeno troppo. Obiettivamente, tutto un altro mondo. Comincia la discesa e per le prime due curve mi ritrovo a combattere col toro impazzito. Poi ragiono un attimo e comincio a capire qualcosa. Gli arretramenti e le internate non si perdonano, in fondo come geometrie sono simili a uno sci da slalom, anche se il raggio di curvatura è ben più largo ma i 65 mm al centro, la lunghezza di 165 cm e l'estrema leggerezza li rendono paragonabili a uno sci di quel tipo. E allora bisogna sciare in un solo modo: bene. Centralità, equilibrio, giusta compensazione col busto. A ogni curva va sempre meglio, lo sci è nervosetto e deciso ma se lo metti bene sulla neve e lo carichi nel modo giusto sta lì. Comincio a mollare un po' e mi accorgo che incredibilmente al crescere della velocità lo sci si mantiene stabile, non sbatte, non scoda, non saltella. La neve era lenta e io scendevo con prudenza, ma se non avessi avuto da andare a lavorare (eh no, il primo maggio qui non è festa) avrei fatto un altro giro con la funivia per capire meglio. Rispetto alla prima volta sono decisamente più tranquillo.
Movement Logic (2010), attacco ATK RT (2012), pelli Pomoca Climb Pro Glide (2013).
Ho preso questi sci tre anni fa, quando mi preparavo alla Patrouille des Glaciers. Era lo sci di gran lunga più leggero tra quelli con larghezza intorno ai 90 cm. Volevo qualcosa che potessi usare non solo per le gare ma anche per gite lunghe. Per una competizione come la PDG può anche andare bene, a patto di essere abbastanza forti e non avere velleità tempistiche, ma per cose più impegnative, come appunto l'Adamello Skiraid, in partenza mi sono ritrovato preso bonariamente in giro da tutti gli altri partecipanti. Cosa intendessero l'ho capito circa due ore e mezza dopo.
Nel 2010 avevo preso le pelli Colltex Ct40, con una speciale colla non colla. La tenuta dell'adesivo si è mantenuta ottima ma il pelo si è consumato e ho dovuto cambiarle quest'anno con quelle che Skialper ha decretato come le più scorrevoli della loro categoria. Il consumo del pelo dopo circa 90.000 metri di dislivello è grosso modo normale, credo.
Come sci da turismo vanno benissimo. Sono leggeri, galleggiano bene in neve fresca e si comportano anche abbastanza bene sul duro. La leggerezza li rende rapidi nelle curve saltate sul ripido. Soffrono abbastanza in velocità dove non mi hanno mai offerto una gran sensazione di stabilità. Anche in crosta non aiutano poi tanto.
Ho sostituito l'attacco Dynafit TLT Vertical ST precedentemente montato con un ATK RT, decisamente più leggero. Funziona bene come un normale Dynafit. A livello turistico, i più di 300 grammi (per sci) risparmiati forse non fanno tantissima differenza, ma su gite lunghe possono fare comodo. Ho avuto un problema con lo skistopper e mi è stato sostituito a metà prezzo. Non proprio ottimale come trattamento visto che secondo me si trattava di un difetto di fabbricazione ma insomma... Comunque l'assistenza clienti dell'ATK è eccezionale per gentilezza, prontezza e disponibilità.
Stöckli Stormrider XXL (2008), attacco Dynafit TLT Comfort (2003, cambiato il puntale nel 2012), pelli Colltex classiche (2008).
Ogni volta che li uso penso che siano gli sci migliori che abbia mai comprato. Sinceri, stabili e precisi sul duro, adattissimi a discese impegnative. In nevi profonde la ridotta larghezza viene compensata egregiamente dalla struttura e soprattutto la coda rigida ti dà quel qualcosa in più che aiuta anche su nevi difficili e crostose. Insomma una scelta grandiosa per uno sci unico, forse un pelino pesante, ma se non si ha fretta, non si deve provare a stare dietro a gente più forte, o se si ha la gamba giusta, ripagano di tutta la fatica.
Ebbi la fortuna di provarli in uno skitest della Stöckli a dicembre 2007 a Engelberg, tornai a Zurigo, dove vivevo in quel periodo, e la settimana dopo andai a comprarli.
Non so se le versioni recenti abbiano mantenuto questi standard.
L'attacco è ancora il mio primo attacco da scialpinismo vero e proprio, riveduto e corretto un anno fa dall'intervento di Diego Amplatz, a Canazei: sostituito finalmente il puntale che aveva sempre dato qualche problema (era la primissima versione, l'unica all'apparenza un po' diversa che la Dynafit abbia commercializzato fino ad ora, cambiata subito dopo un anno), e trovato il pezzo di ricambio per uno dei due alzatacchi rossi che si era perduto in qualche momento imprecisato degli ultimi 2-3 anni... Quasi come avere un attacco nuovo e da allora in perfetta efficienza!
K2 Hardside, attacco Marker Baron, pelli specifiche K2 (2011)
È lo sci che ho preso a novembre 2011, modello, mi pare, della stagione precedente, in previsione della stagione come maestro di sci a Scuol. Buono sci in pista, stabile e reattivo per le dimensioni, dà naturalmente il meglio di sé in fuoripista, anche se con la tendenza attuale, 100 mm sotto il piede stanno diventando quasi pochi. Per quanto mi riguarda, trita tutto, anche se so che i veri "freerider" lo considereranno uno sci quasi da scialpinismo. L'attacco funziona benone ma è pesante. Sconsigliato in salita se non per brevi tragitti a integrazione di salite con impianti, a meno di non avere gambe d'acciaio. A dire la verità l'ho usato una sola volta in salita. Una tipica preoccupazione che possono dare tutti gli attacchi Marker da scialpinismo riguarda la slitta per il bloccaggio nel passaggio dalla modalità salita a quella discesa. In effetti, quell'unica volta che l'ho usato anche in salita, la slitta si è riempita di neve e ha richiesto un po' di lavoro per essere liberata.
venerdì 3 maggio 2013
Schneewasser
Con il termine "Schneewasser" (letteralmente "Neveacqua" o "Acqua di neve",nome di per sé già piuttosto esplicativo...) si indica sulle Alpi svizzere l'acqua che gonfia i fiumi e i ruscelli in questo momento della stagione. Il disgelo è cominciato da un po' alle basse quote ma è solo dai primi di maggio che le temperature si mantengono positive anche la notte fino a quote abbastanza alte. Questo, insieme alle prime piogge, aumenta decisamente l'apporto di acqua e l'Inn assume una forma diversa, da placido e trasparente a saltellante e a volte torbido. Si riempie anche di trote e salmerini, e infatti dal primo maggio è aperta la pesca.
Finalmente i sentieri di fondovalle sono sgombri dalla neve e si può tornare a correre. L'aria non è più così pungente e si può anche inforcare la bicicletta. Il verde guadagna ogni giorno qualche metro di dislivello e si arrampica ormai ben oltre i 2000 m sui versanti esposti a sud, mentre su quelli a nord ancora arranca. I prati si riempiono di un bianco diverso e piano piano anche del giallo intenso del tarassaco (che ha tra l'altro foglie ottime per un'insalata)
E così, in queste settimane, si riscoprono movimenti del corpo rimasti congelati negli ultimi mesi. Sabato 7 km di corsa con buon passo e belle sensazioni, domenica 50 km in bici giocando col vento del Maloja, passati quasi interamente con quel sorriso un po' ebete sul viso che solo le due ruote sanno regalare.
Ma in alto c'è ancora neve, ed è valsa la pena sfruttar in extremis l'ultima possibilità di sciare sotto la luna sfruttando la funivia del Diavolezza. 'Glüna plena" si chiama in Romancio. Ambiente magico e poca gente. Una sciata in tranquillità e surplesse come solo un ambiente di questo genere può regalare.
È arrivata la primavera anche quassù.
lunedì 22 aprile 2013
Un weekend (quasi) invernale in aprile
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| Ehm...20 aprile o 20 dicembre? |
Ritardo di un'oretta causa rimozione neve indispensabile all'uscita dal garage, e piste chiuse causa visibilità nulla e rischio valanghe.
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| Spazzaneve, meccanici e umani, al lavoro di buon mattino |
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| Sulla strada del Bernina |
L'inizio è in falsopiano e...gli sci volano! Devo ammettere che la differenza è davvero tanta.
Parlottando saliamo di passo tutto sommato buono, nella nebbia, sotto una copiosa nevicata. Arriva un gatto in discesa e il gattista in maglietta ci avvisa che stanno bonificando tutta l'area e c'è il rischio che le valanghe arrivino fin sulla pista, quindi saliamo ancora un po' e poi facciamo dietro front frai boati. Al secondo giro, un secondo gattista ci consiglia di fermarci ancora un po' più sotto. Totale 800 m di dislivello in due salite.
Le prime curve in discesa con gli sci nuovi sono un trauma. Tutta un'altra faccenda: corti, stretti, nervosi, neve morbidissima anche se schiacciata dal gatto, mi sembra di non riuscire a sciare... e Ursina, che per la prima volta mi vede sugli sci (non da fondo...) mi confessa, confermando le mie sensazioni: "Quando ti ho visto scendere, ho pensato che non fossi capace di sciare..."
Comunque dopo un po' va meglio, ma ci sarà da lavorarci.
Domenica potrebbe essere l'ultimo powder day della stagione, almeno se si vogliono sfruttare gli impianti. Quindi, dopo una serata non propriamente da atleti, alle 9.40 siamo sulla funivia del Corvartsch, con un certo tipico mal di testa. Nevica e si vede poco, tanta neve e abbastanza pesante, la parte in alto è chiusa, ancora per il rischio valanghe.
Attrezzatura freeride, in 24 ore passo dall'avere meno di due kg per gamba ai piedi, ad averne più di 5...
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| White out sulla seggiovia |
domenica 21 aprile 2013
Anche questa è Engadina
Tra la nebbia e la neve e il vento e i boati delle cariche di bonifica, risalire le piste chiuse, chiacchierando.
Rompere un paio di occhiali per rendersi conto, con un po' di aiuto, che è giunto il momento di darsi alle lenti a contatto.
Una carbonara per riprendersi.
Un salto a casa a spalare i nuovi 7-8 cm di neve ormai umida.
Una telefonata con notizie delle tue chiavi, ritrovate chissà come tra la neve da un paio di studenti.
Due ore alle terme.
Spezzatino di cervo.
Un paio di birre, un drink, un paio di locali in compagnia di qualche atleta "world class", ma soprattutto di persone che in poco tempo, in questa valle lontana quasi da tutto, sono riuscite a esserti vicino.
Sulla via del ritorno avvistare un cervo che fa per incrociare la tua strada e poi saggiamente decide di voltarsi.
Parcheggiare sotto casa, nel mezzo del paese immerso nel buio; l'illuminazione spenta, come ogni notte tra l'una e le cinque.
Alla tenue luce lunare che filtra attraverso la non più così spessa coltre di nubi, in silenzio, respirare per un po' l'aria fresca e umida per lasciare che la giornata scivoli lentamente fuori dalla pelle, lasciandosi dietro il suo ricordo speciale.
mercoledì 17 aprile 2013
Piz Uter, 17 aprile 2013
Decisamente una scelta sbagliata. La neve a nord ora come ora è in uno stato pessimo.
martedì 16 aprile 2013
Qualcosa sull'Engadina
Direi che posso affermare di essere un uomo di città. Sono nato e ho sempre vissuto in città (non sempre la stessa, certo), fino a un anno e mezzo fa. Poi mi sono ritrovato, per scelta, in questa valle incastonata tra le montagne, circondata dal verde (più spesso dal bianco a dire il vero). Contatti umani tutto sommato ristretti, e tanta tanta natura a km zero, letteralmente. Ho incontrato camosci, stambecchi, cervi, gipeti, aquile e volpi più spesso negli ultimi 12 mesi che in tutto il resto della mia vita penso. L'alternarsi delle stagioni è un evento che qui assume una rilevanza tutta diversa, si nota nei piccoli dettagli cha cambiano ogni giorno.
È incredibile a pensarci bene come tutto questo sia quasi totalmente cancellato nella vita urbana dove spesso si limita a un alternarsi puramente meteorologico di caldo e freddo, nebbia, acqua, sole, a volte neve, afa, magari un po' di vento, mantenendo solo una minima cognizione delle trasformazioni che avvengono nella natura quasi quotidianamente. E invece, in primavera e in autunno soprattutto, ogni giorno qualche piccola cosa cambia, lentamente certo, ma basta guardarsi un po' intorno per rendersene conto.
Ritrovarsi all'aperto a camminare, correre, in bici o sugli sci è la normalità, anche perché, a dire il vero, non è che la scena socioculturale offra poi tanto. A volte, avverto un certo sentore di calustrofobia, ma per fortuna a scuola abbiamo diversi periodi di vacanza di uno o due settimane che mi permettono di andare a respirare un'aria un po' diversa. Nonostante questo, fino ad ora, il rientro in valle è sempre stato piacevole: la pace, la natura, i colori, sembrano stereotipi, ma sono realtà.
Un effetto della mancanza di alternative è che, vai con chi vai, finisci per l'andare in giro con gente forte: ultramaratoneti, ex atleti di sci di fondo o triathlon, maestri di sci e di mountain bike, gente così insomma, e nonostante che forse non sia mai stato così in forma, sono sempre il più pippa di tutti, ma va bene così, in fondo, è anche per questo che ho deciso di venire, e di restare.
Per finire, qualche immagine dell'inverno che volge al termine, tutte scattate andando al lavoro o tornandone, o in auto tra un paese e l'altro, o direttamente dalla finestra a casa.
domenica 14 aprile 2013
Val da Camp, 13-14 aprile 2013
Studio un percorso che, a partire dalla dogana di La Motta, porta alla Forcola di Livigno, lungo la cantonale chiusa per l'inverno, per poi piegare indietro e risalire la Valle Ursera fino in cima all'omonimo Piz, e infine scendere la Val Mera fino al rifugio Saoseo, nel cuore della Val da Camp.
La discesa è esposta a Sud e richiede partenza mattiniera.
La salita però è a Nord e il gran caldo si aspetta solo per domenica, perciò ci becchiamo la nostra dose di freddo in un clima sostanzialmente invernale. La strana luce fa apparire moltiplicate le distanze e le dimensioni dei dossi da superare. C'è uno straterello di neve nuova su un fondo parecchio duro, a volte scivoloso.
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| Quasi al Passo della Forcola |
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| Uno sguardo alle nostre spalle |
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| Primo sole della mattina |
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| Serpentine di piacere |
Ci suggerisce di puntare al Piz Val Nera, per poi scendere all'omonima Sella e rientrare, verso nord, lungo la Val Nera, all'Alpe Vago, versante livignasco della Forcola. Da lì una nuova risalita lungo la strada chiusa, ma dal versante opposto, riporta al Passo e poi giù all'auto.
La serata è limpida e l'atmosfera nel rifugio semivuoto (solo 8 ospiti) davvero magica. Il cibo, va detto, è eccellente.
La mattina il cielo si presenta coperto, e la temperatura piuttosto mite.
La salita procede bene, su un fondo portante nonostante la copertura nuvolosa della notte. Arrivati sull'ultimo traverso poco prima del Colle Val Nera la neve si assesta: wuum, sotto i nostri piedi. Non è mai una bella sensazione. Pochi passi e seconda avvisaglia, un'altro passo e una terza. A quel punto ci spostiamo di pochi metri raggiungendo un punto apparentemente sicuro. Discutiamo per una mezz'oretta, mancano poche decine di metri ma dobbiamo per forza passare sotto il pendio che ci ha spaventato, e in alto si intravede una crepa.
Memori del saggio detto che in lingua tedesca suona: "Beim Wum, kehr um!", che significa, "Quando senti il wum, torna indietro", decidiamo di seguire il consiglio popolare e rientrare al rifugio Saoseo. A quel punto ridiscenderemo tutta la Val da Camp e poi in autostop da Sfazù possiamo risalire alla dogana per recuperare l'auto.
Discesa per i primi metri un po' sulle uova e poi gran relax su fondo duro appena smollato dal sole che finalmente ci ha degnato della sua comparsa. Manto liscissimo e sciata liberatoria con curvoni a gran velocità.
Arrivati al bivio per il Piz Cunfin ci facciamo tentare e risaliamo ancora qualche centinaia di metri, fino a un colletto sullo spartiacque Val da Camp/Val Viola, per una seconda entusiasmante discesa.
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| Sguardo verso la Val Viola |
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| La Val da Camp e la Val Viola |
In fondo, forse essere lì al momento giusto era il nostro destino per questa mattina.
La Val da Camp è, obiettivamente, una favola. Da tornare assolutamente, magari già la settimana prossima e poi, senza dubbio, d'estate.
venerdì 12 aprile 2013
Ora niente più scuse
Ecco qua, scietti da 620 grammi. E la prossima gara va portata a termine.
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| Movimento Fish Pro-X e ATK SL-R |
mercoledì 10 aprile 2013
Piz Giratschouls, 10 aprile 2013
Partiamo non troppo presto, per le 7, con un breve portage di 15 minuti. Poi bella neve portante con una spolverata notturna sopra.
Sull'ultima rampa un po' più ripida Peter pasticcia un po' con la split, ma arriviamo in cresta, scossa dal vento, al momento giusto per una discesa meravigliosa su 5 cm di spolveratina nella prima parte e bellissimo fondo duro in fondo, dove, imboccando un canalino riduciamo il portage a 5 minuti.
Ottima gita di soddisfazione.
Avevo pensato di scendere anche il canale Sud, ma Peter non se la sentiva. Bene così comunque. Un po' di relax e godimento puro.
domenica 7 aprile 2013
Adamello Skiraid, anno zero.
Mi fanno male le gambe e mi sento un po' svuotato.
Una mia amica atleta, Ursina, prima al telefono mi ha fatto una domanda che continua a girarmi per la testa: "Ti senti più motivato a migliorare o più deluso e spinto a mollare?"
Ieri sera è stata una bella emozione, essere a contatto con i professionisti, con le stesse regole e sullo stesso percorso. 700 persone dentro il palazzetto ad ascoltare il briefing, tutti insieme: i primi, quelli che lo fanno per mestiere, e gli ultimi, quelli che si ritagliano il tempo fra il lavoro e la famiglia.
Ero convinto che ce l'avremmo fatta. Poi stamane già mi sentivo un po' strano, una di quelle mattine in cui non ti senti poi tanto in forma.
Purtroppo se devi andare al limite puoi provare a convincerti che possa andare bene lo stesso ma se senti che qualcosa non è proprio perfetto è difficile mentire a lungo, nello sport come nella vita.
Era buio, eravamo in mezzo alla nebbia e piovigginava, eravamo ultimi già dopo mezz'ora di gara, ma non sapevamo quanto lontani fossero gli altri.
Poi abbiamo raggiunto una coppia. Abbiamo fatto un po' di strada insieme. Piano piano siamo riusciti a staccarli. In silenzio. Improvvisamente per un attimo si è aperto uno spiraglio e abbiamo visto 5 o 6 coppie poco davanti a noi. Un mini treno. Non abbiamo avuto il tempo di pensare a provare ad accodarci che la nebbia ha nascosto di nuovo tutto.
A circa due terzi della prima salita era chiaro che non ce l'avremmo fatta.
Ecco, lì è stato il momento in cui ho pensato: "ma che cavolo sto facendo? 'sta roba proprio non fa per me...". In quel momento la risposta sarebbe stata alla domanda di Ursina sarebbe stata: "Mollo".
Poi la nebbia si è alzata e abbiamo visto 3 o 4 coppie poco davanti. Ho provato a tenere duro ancora un po'. Alessio andava un pelino in più di me. Non li raggiungevo, ma non mi staccavano. Le 2h10 del primo cancello sono scadute quando mi mancavano forse meno di 300 metri lineari per raggiungerlo.
Quello è stato il momento in cui ho cambiato idea. Ho pensato che tutto sommato un anno fa non camminavo quasi e 5 settimane fa con fatica salivo i 1100 metri del Piz Arpiglia in 2h30m, davanti a casa.
Inverno lungo e difficile questo, attrezzatura certamente poco adatta, non c'è dubbio che le scusa non mi mancano. Eppure ero lì, non così distante dopo tutto. A un livello che tre anni fa mi sarebbe parso irraggiungibile.
E lì mi sono detto: riproviamoci, tra due anni.
Ci sono tante cose da sistemare, nella testa e nelle gambe ma tutto sommato è possibile.
E allora cominciamo a fare sul serio, abbiamo un anno di tempo per la prossima Patrouille des Glaciers, e due per il prossimo Adamelli Skiraid e, chissà, forse il Mezzalama.
Nel mezzo c'è da anche da godersi un po' le uscite e la fatica.
Quindi la risposta definitiva è: "Deciso a migliorare, da domani si ricomincia".
domenica 2 settembre 2012
Un nuovo inizio
Da mercoledì 29 agosto insegno fisica e matematica un collegio internazionale nel cuore delle Alpi Svizzere.
La mia esperienza era e resta limitata, per questo ho deciso di provare a raccontare quello che succede in classe in un blog, che spero sarà aperto a discussioni e commenti da parte di tutti.
Se vi va, fateci un salto e ditemi cosa ne pensate.
Filoscientifico.
Tracce di questa esperienza faranno capolino anche in questo blog, ma soltanto tracce.
Dov'eravamo rimasti?
Faccio un breve riassunto delle ultime venti.
Maggio
Ho cominciato lentamente a corricchiare: prima 20 minuti, poi 25, poi 35.
All'inizio ogni impatto col suolo provocava come un brivido salire dalla caviglia fino al ginocchio, poi piano piano sempre meglio.
Dopo le corse però l'indolenzimento muscolare insisteva soprattutto sulla gamba sana, evidentemente assai più sfruttata nel movimento.
Con la bicicletta è stata tutta un'altra cosa. Nessun dolore e miglioramenti continui.
Parallelamente cominciavo esercizi via via più difficili in palestra, e un serio rinforzo muscolare.
Giugno
Verso i primi di giugno mi sentivo abbastanza in forma da affrontare qualche attività fisica in più.
Una settimana di lavoro in una vigna in Piemonte...
La vigna a giugno from Beppe on Vimeo.
...e poi due settimane di meraviglioso "cicloviaggio": in bicicletta, da Assisi a Vibo Valentia, con circa 40 Kg di bici. Percorsi 920 Km e 9000 m di dislivello complessivi in 11 giorni di pedalate e 13 giorni di viaggio. Nessun problema al ginocchio, soltanto al ritorno un po' di risentimento agli adduttori, durato qualche giorno e mitigato da un paio di massaggi della fisioterapista.
Continuo però ad avere una fastidiosa contrattura al polpaccio sinistro che non mi permette di piegare completamente il ginocchio fino a toccare il sedere con il tallone.
Luglio
Il mese di luglio mi sono sentito finalmente abbastanza bene da affrontare qualche gita in montagna un po' più lunga, alcuni percorsi in mountain bike e... una bellissima gara, l'Alpinathlon, percorso di 3 tratte, una in bici da corsa (39 Km e 1000 metri di dislivello), una in MTB (29 Km e altri 1000 m di dislivello) e infine una a piedi, camminando, (12 Km e 1700 metri di dislivello). C'ho messo 9h20m, e non sono neanche arrivato ultimo. Il giorno dopo non ho avuto nessun tipo di indolenzimento, anzi, nella mia solita seduta alle terme sono riuscito per la prima volta a piegare completamente il ginocchio.
Agosto
Per il mese di agosto mi ero prefisso l'obiettivo di recuperare quei 2 cm di circonferenza del quadricipite che ancora mi mancano. Purtroppo ho fallito. Sono sceso a 1,5 cm, ma c'è ancora da lavorare. L'unico lavoro efficace è quello in palestra, e io la palestra la trovo tremendamente noiosa, quindi ci vado poco. Mea culpa.
Anche la contrattura al polpaccio è sempre lì. Cerco di massaggiarla un po' ogni giorno e forse forse qualche miglioramento si vede.
All'inizio del mese mi è stato fatto notare che camminavo ancora un po' strano: rotazione anomala del bacino e un leggero zoppichio. Soprattutto in discesa. C'ho fatto attenzione, c'ho lavorato un po' con la fisioterapista. Il problema era causato, oltre che dalla minore forza e fiducia nel quadricipite sinistro, anche da una fastidiosa aderenza della cicatrice del drenaggio. Massaggi energici, pizzicottate e applicazioni di una ventosa hanno migliorato la situazione. Ora va quasi bene.
Il miglioramento è stato sancito da una gita di due giorni in montagna, dove il secondo ha giorno ha coinvolto circa 700 m in salita e 2000 in discesa: nessun problema al ginocchio, anzi nell'ultima ora sono andato alternando un passo svelto a una leggera corsa per riuscire a prendere in tempo il bus per tornare a casa. Nei giorni seguenti, come è normale, un po' di risentimento ai quadricipiti, ma la notizia positiva era che il risentimento era solo leggermente superiore nella gamba non operata rispetto a quella operata, segno che non l'ho sforzata poi molto di più.
Altri aspetti sui quali mi sento ancora debole sono la destrezza e la fiducia nei cambi di direzione, ma forse è più che altro una questione psicologica.
Vista la recente fredda perturbazione abbattutasi sulle Alpi, c'è una piccolissima possibilità che martedì faccia una scappata al Passo dello Stelvio per rimettere gli sci, ma a dire la verità non mi sento ancora troppo sicuro, forse meglio aspettare ancora un mesetto, dandoci dentro un po' di più con la palestra.
Un paio di annotazioni ancora: piegare il ginocchio completamente, a freddo, è ancora impossibile, così come sedersi in ginocchio sui talloni, ci vuole pazienza e un po' di riscaldamento. Sempre a freddo, soprattutto la mattina, ma a volte anche in mezzo alla giornata, il ginocchio schiocca se sottoposto a carico o rotazione. Penso sia tutto normale, soprattutto perché la frequenza degli schiocchi va riducendosi di mese in mese.
Anche qualche dolorino passeggero che magari dura una mezza giornata o due è da tenere in conto, ma anche questi vanno riducendosi.
Per settembre mi pongo lo stesso obiettivo che mi ero posto ad agosto: rinforzo muscolare. E prima sciata già prenotata per le prime due settimane di ottobre.
martedì 15 maggio 2012
Altre ragioni per vivere in Engadina...
Perché vivere in Engadina
giovedì 26 aprile 2012
Pep
Il calcio, soprattutto quello di casa nostra, è una schifezza: capricci, isterismi, polemiche, partite vendute, arbitri comprati, scommesse, scene da guerriglia urbana, persino un morto nelle ultime settimane. Da tempo infatti evito di parlarne su queste pagine.
Tuttavia un poco più a sud negli ultimi anni c'è stata una squadra che chi un minimo segue il calcio ricorderà per molto tempo, forse per tutta la vita. Sto parlando naturalmente del Barcellona di Guardiola.
L'ultima settimana non è stata la più felice che questa squadra abbia conosciuto: eliminati dalla Champions League e sconfitti nel Clásico contro il Real Madrid.
È ovvio, non si può sempre vincere, a volte si può arrivare all'appuntamento decisivo stanchi o inconsapevolmente appagati, o scontrare contro il muro di chi ha capito che per vincere contro questa squadra bisogna riconoscere i propri limiti e difendersi a oltranza sperando che tutto vada per il verso giusto (il che ogni tanto può capitare) oppure incontrare l'unica squadra che per tasso tecnico e organizzazione di gioco può tenerle testa e, una volta ogni tanto, può anche vincere giocando.
Oggi sembra che Guardiola lascerà il Barcellona a fine stagione. Chi lo critica dicendo che si è ritrovato per le mani una squadra fantastica e chiunque avrebbe dominato con quegli uomini ora avrà la controprova che aspettava. Pep andrà ad allenare da qualche altra parte. Forse.
Tuttavia, in nessuna squadra sarà come al Barça. I ragazzi cresciuti nella cantera, la scuola di calcio del Barcellona, sono cresciuti nel solco tracciato da Cruyff prima e da Guardiola poi. Quando erano ragazzini era lui il riferimento, il modello, il ragazzo di Santpedor che era arrivato col suo Barcellona per la prima volta in cima all'Europa.
Passato ad allenare, quei ragazzi li ha cresciuti, dapprima nella squadra B, e molti ne ha condotti fino in prima squadra.
È il Barcellona di Guardiola perché il percorso che ha portato a Xavi, Iniesta, Messi, Puyol, Busquets, Piqué, Fabregas, fino ai giovanissimi Tello, Thiago Alcantara, Cuenca, passa inevitabilmente attraverso Guardiola: nella tecnica, nella tattica, nello stile, è stato Guardiola, dopo Cruyff, il cardine del Barcellona.
Ero là quando nel luglio 2008 Pep arrivò sulla panchina della prima squadra e ricordo chiaramente gli occhi dei catalani illuminarsi di gioia e orgoglio alla notizia, il loro volto non riuscire a celare un sorriso non appena si cominciava a parlare di Guardiola sulla panchina del Barça.
Josep Guardiola incarna lo spirito di una esperienza di sport, ma anche e soprattutto di serietà, di lavoro, di rispetto e poi di successo.
Per questo il Barcellona è l'eccezione, non la regola, purtroppo. Certo non lo ricorderemmo se non avesse vinto, ma questa squadra ha uno stile di gioco unico, forse mai visto e che forse mai si rivedrà, a tratti sembra giocare a un altro sport, favorita certo da una nidiata di giocatori straordinari, ma non capitati lì per caso, o per soldi, bensì per un progetto a lungo termine, un progetto del quale il successo è stato solo una conseguenza, forse inevitabile, e di cui Guardiola è in qualche maniera il simbolo.
Io avrei voluto che restasse per 10 o 20 anni, passando attraverso sconfitte e vittorie, senza venire meno allo spirito del giocattolo che ha contribuito a creare (almeno, ogni tanto, qualche partita di calcio in televisione sarei riuscito a vederla...). Invece sembra che se ne andrà. Peccato. Speriamo che non sia vero.
domenica 22 aprile 2012
Dopo l'ennesima nevicata di aprile, ho messo le pelli e ho fatto un giretto dietro casa.
A 86 giorni dall'incidente e 82 dall'operazione.
Ben 175 m di dislivello e discesa rigorosamente a piedi.
Test di scarponi, attacchi nuovi e... ginocchio, positivo!
Dodici
Il problema principale di questa dodicesima settimana (13 - 20 aprile) è che... continua a nevicare!
È veramente frustrante ritrovarsi costretti a esercizi in palestra in un aprile così. Almeno due volte a settimana abbiamo avuto circa 20 cm di neve fresca in quota, quindi niente bici su strada né mountain bike... ma soprattutto niente sci...
In questo momento (domenica, questa settimana sono in ritardo di un paio di giorni) davanti a casa, a 1400 metri, ci sono quasi 10 cm di neve fresca e nevica sostenuto. Ogni altro commento penso sia superfluo.
A parte questo, nel weekend scorso ho sentito per la prima volta un po' di quell'affaticamento tipico da "muscolo che ha lavorato". In tedesco si chiama "Muskelkater" ("catarro da muscolo"), in spagnolo "agujetas" ("aghetti"), in italiano un termine preciso non c'è, anche se in alcuni dialetti sembra si dica qualcosa come "carne pesante" ma la denominazione ufficiale, almeno secondo Wikipedia, dovrebbe essere "Indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata". È una cosa che tutti abbiamo provato prima o poi e non è necessariamente una cosa cattiva, anzi è il segno che il muscolo ha fatto il suo dovere. Sembra che il dolore sia dovuto a delle microlacerazioni da sforzo del tessuto muscolare. L'importante è non dimenticare di compensare con delle proteine e in un paio di giorni il muscolo si risistema e il dolore passa.
A me personalmente ha fatto piacere sentirlo: è il segno che il punto debole era il muscolo e non il ginocchio.
Non ci sono altre grosse novità, a parte l'aumento del carico in palestra e una mobilità ancora migliorata, anche se poco.
Il periodo "critico" (ottava - dodicesima settimana) sembra essere passato senza imprevisti. Dalla prossima settimana dovrei poter cominciare a correre, fare piccoli salti, movimenti "start and stop" e cambi direzione. Ma prima di tutto questo, lunedì controllo dal chirurgo.
domenica 15 aprile 2012
La giostra si ferma
La prima neve era arrivata un po' tardi, il 6 dicembre, ma poi fino a fine gennaio non ha quasi più smesso di scendere. Febbraio e marzo sono stati secchi e soleggiati, molto freddo a febbraio, fino a -30 gradi, ma non sono mancate temperature miti, fino a 15 gradi. Poi ad aprile ha ricominciato a nevicare, e ancora non smette.
Avevo mandato una domanda di lavoro quasi per gioco. Quando a settembre mi è arrivata una mail dalla Scuola di Sci, dove si dicevano interessati e mi invitavano a un colloquio, la prima cosa che ho pensato è stata: "E ora? ci vado per davvero?".
Ci sono venuto.
Il giro di giostra è durato due mesi, dal corso per maestri per bambini all'incidente. 58 giorni sugli sci, comunque più di quelli di una stagione "normale".
A volte, scendendo con un gruppo di allievi verso la balconata di Motta Naluns in un giorno di sole, guardavo le montagne davanti a me e mi domandavo se fosse tutto vero, se davvero fossi passato dal trascorrere 8-10 ore al giorno chiuso in ufficio, spesso da solo, attendendo il finesettimana o rubando mezza giornata per respirare aria fresca, al trascorrere quelle stesse ore, per intere settimane senza sosta, col vento, il sole e la neve in faccia, in mezzo a centinaia di persone o a volte da solo ma circondato dalle impronte di cervi, caprioli e lepri, che da qualche parte lo sai che stanno a guardarti, senza farsi vedere.
Ci sono alcune cose che non hanno prezzo e che non si possono dimenticare: lo sguardo sognante e l'entusiasmo di certi bimbi, le giornate di sole e quelle sotto la bufera, l'alba rosa e fredda in gennaio, le pause pranzo in mezzo metro di neve fresca sulla pista chiusa con conseguente ramanzina dei maestri "anziani", l'allievo che finalmente capisce e comincia a godere un pochino di più delle sue giornate sulla neve, lo sguardo di fiducia delle persone, le scappate mattutine con le pelli...
Certo poi ci sono i rischi del mestiere... L'infortunio ha cambiato totalmente la prospettiva. Di nuovo spesso da solo, di nuovo tra quattro mura. Non è stato divertente, né facile... è andata così. Adesso che piano piano ne esco, sembrano più gli ultimi due mesi un brutto sogno di quanto i primi due non sembrassero un sogno ad occhi aperti: l'intensità di certi istanti e l'aria pungente sulla faccia e nei polmoni rimangono impresse, sono sensazioni vere e vive, che in sogno così intense non possono essere
Non resta che attendere il prossimo giro di giostra.
venerdì 13 aprile 2012
Undici
Domenica ho fatto un giro in bici di una ventina di Km e 450 m di dislivello e lunedì un giro a piedi di 5,5 Km e 500 m di dislivello, in cui ho anche collaudato la camminata degli scarponi da scialpinismo nuovi (di cui presto vorrei scrivere una recensione, anzi una mezza recensione, visto che per la parte di discesa ci sarà da aspettare...).
Ho avuto ottime sensazioni, solo un po' di fastidio al polpaccio e una condizione neanche così male.
Avrei voluto continuare ma qui è tornato l'inverno, quindi ho dirottato sul crosstrainer, o ergotrainer, o eccentrico che dir si voglia, oltre ad essermi fatto un altro po' di inaspettato nervosismo da powder mancata.
Ieri un ottimo massaggio della fisioterapista ha migliorato abbastanza la contrattura al polpaccio che mi dà noia fin dalla seconda settimana dopo l'operazione.
Ho sempre un po' di fastidio alla parte interna del ginocchio, nei pressi dell'inserzione di uno dei tendini che mi sono stati prelevati per ricostruire il legamento, quando applico un carico laterale. La fisioterapista tratta il dolore con una macchina per gli ultrasuoni. Non saprei dire se funziona davvero.
C'è un solo esercizio in cui fa male, quello per gli adduttori che si effettua tirando un peso lateralmente. Faccio tre serie, e il dolore diventa via via meno intenso tra la prima e la terza serie. Penso possa considerarsi un buon segno.
Lunedì ho misurato il quadricipite e siamo solo a 1,5 cm di differenza tra le due gambe. Il quadricipite comincia a "vedersi", a soffrire di più sembra essere ora il polpaccio, visibilmente più piccolo, anche se ora ho introdotto nella routine un'esercizio che lo stressa abbastanza: su un piede solo sul bordo di un gradino, lasciar cadere il tallone un po' in giù e poi salire sulle punte. Con due serie da 15 ripetizioni sono al carico massimale.
Qui a destra ho messo il link al mio profilo su Movescount, dove sto cercando di tenere un registro delle attività (in attesa che il progetto YAWN prenda forma... ), anche se purtroppo temo che per accedere all'elenco di tutte le mie attività dobbiate registrarvi, il che so già per certo scoraggerà almeno uno dei miei 5 lettori.
Le prime due-tre settimane dopo l'operazione sognavo spesso di andare a sciare, o di andare a fare qualche gita, o di ritrovarmi alla partenza della PDG e poi scoprire che non potevo partire. Stanotte ho sognato di fare due o tre curve sugli sci e poi ricordarmi che erano passati solo due mesi dall'operazione e non avrei dovuto. Però il ginocchio teneva.

























